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La riforma del gioco fisico accende il confronto politico: a Roma convegno organizzato dai Liberali Cristiano Democratici

Al centro del dibattito la tutela delle PMI italiane dal rischio di concentrazione del mercato del gioco pubblico

La riforma del gioco pubblico si avvicina al passaggio parlamentare in un clima di grande incertezza. Nella Sala della Lupa di Montecitorio, il convegno promosso dai Liberali Cristiano Democratici con il presidente Andrea de Bertoldi, ha rappresentato un momento di confronto diretto tra esponenti di maggioranza, opposizione e rappresentanti delle imprese del comparto.

Il tema non è solo tecnico. Intreccia tutela della salutesostenibilità del gettito, equilibrio concorrenziale, occupazione e trasformazione digitale. E soprattutto riporta al centro la questione politica e chi deve scrivere questa riforma.

La cornice istituzionale: la tutela della salute

La tutela della salute pubblica come “obiettivo primario” e bussola per il riordino del gioco in Italia. È questo il messaggio centrale inviato dal Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“Il fenomeno delle dipendenze ha assunto negli anni proporzioni preoccupanti. Tra queste, la ludopatia risulta particolarmente insidiosa per la sua capacità di incidere in maniera profonda sulla vita quotidiana, causando un graduale impoverimento materiale e sociale”, si legge nel messaggio.

Il Presidente della Camera ha descritto il meccanismo che caratterizza la dipendenza da gioco: “Il soggetto patologico sviluppa un legame con il gioco che lo induce a trascurare la famiglia, gli affetti e gli impegni lavorativi. Aumenta inoltre in modo progressivo la frequenza delle scommesse e le somme spese nel tentativo di recuperare le perdite, generando così un circolo vizioso dalle conseguenze sempre più gravi”.

“È essenziale una disciplina regolata e vigilata, da aggiornare e potenziare costantemente. Il contrasto della ludopatia non può prescindere da una regolamentazione strutturata che rappresenta al contempo un indispensabile presidio di difesa contro il fenomeno delle scommesse illegali”.

Gasparri: “Non demonizzare un settore che garantisce legalità”

Se il richiamo della Presidenza della Camera si è concentrato sulla salute, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha scelto di spostare il baricentro del dibattito sul valore economico e civile del comparto. Gasparri ha usato toni netti per difendere la filiera: “Un realtà diffusa che raccoglie risorse e paga tasse come quella del gioco pubblico va rispettata e ascoltata perchè rappresenta un presidio di legalità, controllo e contrasto alla ludopatia”.

“Lo Stato con ipocrisia da un lato biasima il gioco dall’altro ne trae grande profitto. Bisogna dialogare. E’ necessario sollecitare il Governo al confronto e all’ascolto per una migliore riforma del settore.

“Dobbiamo smetterla di guardare a questo comparto con pregiudizio”, ha incalzato Gasparri. “Le imprese che operano seguendo le regole dello Stato sono il primo argine contro l’illegalità e le infiltrazioni mafiose. Se lo Stato arretra o punisce il gioco legale, lo spazio vuoto viene immediatamente occupato dalle bische clandestine e dalle piattaforme offshore”.

“L’economia si sposta in una dimensione che non paga tasse. Inoltre, coloro che sono più forti ricevono maggiore protezione, mentre i forti dovrebbero proteggere i deboli. Siete fisicamente rintracciabili, mentre la dimensione online per sua natura è portata a sfuggire al pagamento del giusto.

È più semplice colpire chi è visibile, chi ha un esercizio commerciale, chi è fisicamente presente. Un mondo in cui il progresso trasferisce attività in un paradiso che paga pochissime tasse, mentre noi viviamo nell’inferno della fisicità, porterà a Stati che avranno difficoltà a garantire servizi essenziali.

Dobbiamo difendere il mondo reale rispetto al gigantismo online che sfugge e non paga nulla e vuole anche dettare regole”, ha concluso.

De Bertoldi: “Riforma necessaria, ma no a squilibri territoriali”

Sulla questione del riordino territoriale e del futuro del gioco fisico, l’intervento dell’onorevole Andrea de Bertoldi ha acceso i riflettori su uno dei nodi più critici della riforma. “Quando si parla di temi di questo genere non si deve parlare di maggioranza e opposizione, si deve parlare di politica”, ha affermato, rivendicando la necessità di convergenze trasversali nell’interesse “della produttività, del Paese e del sistema economico”.

De Bertoldi ha spiegato la genesi dell’iniziativa, promossa dai Liberali Cristiano Democratici, con l’obiettivo di “dare voce a tutti: alla politica, al mondo economico, alle imprese in modo trasversale”.

“Le riforme non si calano dall’alto – ha sottolineato – si discutono, ascoltando anche le persone che la pensano diversamente da noi”.

Entrando nel merito, De Bertoldi ha indicato come prioritaria la questione territoriale.

“Qual è quell’imprenditore che è pronto a investire milioni senza sapere che magari un sindaco può bloccare l’apertura di un locale?”, ha osservato, auspicando che si arrivi a “basi comuni tra comuni e regioni”.

L’obiettivo dichiarato è garantire certezza normativa e uniformità, evitando differenze territoriali che possano creare instabilità per le imprese.

Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane sul possibile impianto della riforma. De Bertoldi ha utilizzato più volte il condizionale, precisando di non avere conferme ufficiali, ma ha sollevato interrogativi su alcuni punti.

Tra questi, la possibile riduzione dei punti di gioco fisico, un aumento del costo delle concessioni e una modifica delle soglie di concentrazione, attualmente fissate al 25%, che – secondo quanto riportato da alcune fonti – potrebbero salire al 35% o al 40%.

“Se queste indiscrezioni fossero vere – ha affermato – potremmo trovarci di fronte a criticità rilevanti”.

Il rischio, secondo il parlamentare, sarebbe duplice: da un lato possibili contenziosi per violazione delle norme sulla concorrenza; dall’altro un impatto negativo sulle piccole e medie imprese del settore, che potrebbero essere penalizzate da un’eccessiva concentrazione del mercato.

“Le imprese che ogni mattina alzano la saracinesca sul territorio – ha detto – rischierebbero di non esserci più”.

De Bertoldi ha rivendicato un ruolo centrale per il Parlamento nel processo di riforma.

“Le riforme non si calano dall’alto”, ha sottolineato, richiamando la necessità che le istituzioni dialoghino con gli operatori attraverso audizioni e momenti strutturati di confronto.

De Bertoldi ha anche evidenziato di aver “invitato all’evento l’associazione AGIC, che ha preferito non partecipare e ADM, che non ha potuto partecipare per impegni pregressi”.

Vaccari: “Non possiamo accettare una riforma che sia solo una operazione di cassa per lo Stato”

Intervenendo al convegno sul riordino del gioco pubblico, Stefano Vaccari ha ribadito la posizione del Partito Democratico sulla riforma in corso.

Vaccari ha però evidenziato una criticità nel metodo seguito finora dall’esecutivo: “La parola che è mancata è ascolto del Governo, in particolare dentro questo percorso di riforma con i principali rappresentanti delle associazioni di impresa”.

Secondo l’esponente dem, il settore necessita di una riforma “organica e non per pezzi”, superando la stratificazione normativa che si è accumulata dal 2003, quando l’obiettivo era far emergere dall’illegalità una parte rilevante del gioco.

Richiamando il lavoro svolto nella Commissione Antimafia, Vaccari ha sottolineato come la mancanza di un disegno complessivo abbia lasciato spazi a infiltrazioni criminali. “Per rendere più forte il settore servono regole diverse per tenere fuori chi può delinquere e riciclare denaro”.

“Se si prosegue nella strada scelta, cioè spacchettare prima l’online e poi occuparsi del gioco fisico, i problemi emergono”, ha affermato, condividendo alcune delle preoccupazioni espresse dagli operatori.

Vaccari ha evidenziato che alcune misure potrebbero necessitare di correzioni, ma non di cancellazioni integrali, e ha richiamato l’asimmetria che si è creata tra i due comparti.

Ha inoltre citato l’esempio del Regno Unito, dove la tassazione sull’online è stata aumentata dal 21% al 40%, producendo – a suo dire – maggiori entrate e un riequilibrio rispetto al gioco fisico.

“Ci sono regole europee e italiane per vietare l’accesso ai minori, ma devono essere applicate e fatte rispettare”, ha detto, chiedendo maggiore responsabilizzazione dei concessionari e delle piattaforme globali.

L’esponente dem ha poi richiamato il tema dell’impatto sociale complessivo del gioco, includendo anche lotterie istantanee e nuove formule introdotte per finanziare altri settori.

Ha criticato la riduzione delle risorse all’Osservatorio nazionale e ha definito “eticamente e culturalmente sbagliata” la compartecipazione delle Regioni al gettito fiscale in questo ambito, ritenendo che ciò possa indebolire la loro posizione nelle politiche di contrasto.

Cardia: “Distanziometri e orari a scacchiera sono un fallimento”

Al centro del dibattito tecnico sul futuro del comparto, l’intervento dell’avvocato Geronimo Cardia ha puntato il dito contro l’inefficacia delle attuali politiche locali. “La persona è quella che va tutelata per prima, è l’utente. Il disturbo da gioco d’azzardo, se non viene trattato con attenzione e con una visione organica dell’intero comparto, finisce per sfuggire a quella tutela che invece è necessaria”.

“Il riordino dell’online è stato fatto. È stato dato quindi il via, dopo una gara che ha portato un gettito erariale molto importante per lo Stato, a quello che era il prodotto, il canale di distribuzione che già a vele spiegate aveva il vento in poppa. I numeri parlano in modo molto chiaro. L’aumento della raccolta dell’online negli ultimi anni ha una tendenza molto importante. Il comparto degli apparecchi del territorio di cui parla il collega ha perso diversi miliardi di euro. Eppure, colpo di scena, così aggiungiamo all’elemento del denaro, nonostante questo è quello che porta dell’intero gettito erariale portato da tutto il comparto più della metà. Ma com’è possibile? È facile. Se a un lavoratore gli abbassi lo stipendio e gli aumenti l’aliquota fiscale, allo Stato entrano sempre le stesse somme. Quindi, cambiando l’argomento, il dramma non cambia. Nel momento in cui non c’è una visione organica nella gestione del prodotto, si crea un problema. L’online è continuato ad andare avanti”.

“È una partita molto difficile che deve giocare lo Stato, con le Regioni che in virtù del titolo V della Costituzione, giustamente regolamentano in materia di salute, perché al centro di ogni norma ci deve essere la persona, la tutela dell’utente. Però già lì quelle stesse Regioni hanno perso l’occasione di fermare la riforma dell’online, pretendendo una visione organica della gestione del disturbo del gioco d’azzardo insieme al territorio. E oggi qual è la cosa che ci sorprende? Oggi, parlando di riordino del territorio, lo sa come si battono le regioni per difendere la salute dell’utente? E dicono che è giusto lasciare la distanza di 100 metri di un punto di gioco da un luogo sensibile per dissuadere l’utente. 100 metri. Quando, anche senza percorrerli, lo stesso prodotto è disponibile sul territorio da sempre”.

“Le voci che sono uscite sul 40%, ha smosso un po’ tutti. “Abbiamo l’associazione che storicamente rappresenta le migliaia di aziende sul territorio, doc, italiane, italianissime, che da sempre fa questo lavoro importantissimo di non portare solo gli apparecchi, ma prendono il denaro, rischiano come trasporto valori, lo immettono nel circuito bancario e quindi lo mettono a disposizione dello Stato. Cioè chi lavora sa la rilevanza di questo tipo di attività. E siamo arrivati anche ai gestori. Oggi c’è quasi una sommossa popolare. Da cosa nasce? Ebbene, noi non sappiamo se è vero, perché ci hanno detto di aspettare, sappiamo se è vero, però l’onorevole l’ha già detto, parliamo del 40%. 40% significa valutare se ci sono dei soggetti giuridici che hanno la possibilità di arrivare ad aggiudicarsi il 40% di questo mercato del fisico”.

Gatti: “Le piccole e medie imprese devono essere ascoltate dalla politica”

“Abbiamo un problema che riguarda le piccole medie imprese italiane che sono state e sono tuttora l’ossatura di questo settore. Sono 2500 aziende che operano sul territorio per la gestione delle macchine da gioco allacciate ed hanno una forza lavoro pari a circa il 50% del valore occupazionale del settore”. E’ quanto ha dichiarato nel suo intervento Francesco Gatti, vicepresidente della Sapar.

“Queste società sono in buona parte associate alla SAPAR di cui sono vicepresidente. La tutela di queste piccole medie imprese, la tutela dei posti di lavoro, la tutela di esperienza, la tutela di anni di sacrifici, in cui il settore è passato dai videopoker alle attuali macchine da gioco, sono stati messi a rischio da una politica discriminatoria attuata dagli enti locali. Tutte le altre tipologie di gioco, gratta e vinci, online, scommesse istantanee, etc. sono state mai messe in discussione”.

“Consideriamo che oggi il 73% dei ludopatici in cura nei SERT si dichiara dipendente non dalle VLT, ma da altri prodotti di gioco. Oggi continuare una battaglia contro un sistema così ben rappresentato, così ben distribuito sul territorio è quanto mai inutile, perché stiamo facendo una battaglia contro un prodotto che non è più il centro della problematica. Il nostro compito è quello di rappresentare i diritti di queste aziende con forza, con un impegno costante che riguarda ovviamente anche il confronto con la politica, confronto che fino a oggi purtroppo non c’è stato”.

“Se il bando di gara fosse come quello che è stato delineato da alcune anticipazioni, quindi con uno sbarramento al 40% e il massimo rialzo sui diritti relativi alle macchine da gioco, sarebbe un bando ritagliato un po’ su misura per determinate società rispetto ad altre. Noi come piccoli operatori di settore vorremmo invece continuare a lavorare. Siamo piccoli ma siamo tantissimi e ci deve essere data la possibilità, come imprese e dipendenti, di poter continuare a poter fare questo lavoro. Quindi oggi la domanda che noi come associazione dobbiamo fare al mondo politico è: esiste questa voglia di tutela della piccola media impresa italiana? Questo governo ha anche un importante dicastero che è quello del made in Italy. Chiediamo, come aziende italiane, di essere rappresentati e soprattutto, lo dico alla politica, di essere ascoltati”.

Borrelli: “Servono regole che impediscano la desertificazione delle piccole imprese fisiche”

Durante il confronto politico è intervenuto l’onorevole Francesco Emilio Borrelli (A.V.S.): “Ogni tipo di monopolio o duopolio, a meno che non sia di carattere statale e a tutela della cittadinanza, ci vede contrari. Ancor di più ci vede contraria l’idea che dei soggetti con gestioni e management esterni al nostro Paese possano aumentare notevolmente l’azione all’interno della nostra economia.

Non perché noi aprioristicamente siamo contrari a qualsiasi tipo di investimento, ma perché ci sembra un’operazione che può essere utile a incassare qualcosa subito, ma che in prospettiva desertifica il sistema di attività rodate nel tempo che fanno, che generano economia, che pagano le tasse e che hanno dipendenti”.

“Io non sono un fan del gioco, ma finché esiste, a meno che non decidiamo di diventare uno stato etico vietando anche gli alcolici o altre cose del genere, bisogna controllarlo al meglio, regolamentarlo e creare più concorrenza possibile.

Dal mio punto di vista, io limiterei addirittura molto di più il gioco online in questo caso specifico, perché è molto meno controllabile”.

“Il tema è: oggi nel sistema moderno la politica, intesa in modo trasversale, si sente più pressata da gruppi organizzati di cittadini, di imprenditori, di piccole e medie imprese, o da grandi monopoli, da grandi gruppi organizzati? Temo la seconda. Dobbiamo riflettere sul fatto che se riteniamo che la piccola e media impresa sia la spina dorsale del nostro Paese deve valere anche per questo settore. Perchè allora non mantenere la situazione attuale? Passare dal 25 al 40 è chiaro che ti permette di fare un incasso immediato stratosferico. Ma in prospettiva la desertificazione che porterà sarà molto, molto maggiore.

Il legislatore non deve ragionare all’oggi ma in prospettiva. Questa battaglia noi in modo costruttivo, dialogando, la porteremo avanti perché quello che si sta prospettando è una cosa ingiusta, scorretta sotto alcuni punti di vista e soprattutto pericolosa anche per la prospettiva e per il controllo del settore”, ha sottolineato.

Cavandoli: “Rete territoriale soffocata da una stratificazione normativa spesso caotica”

Intervenendo al convegno sul riordino del gioco pubblico, Laura Cavandoli (Lega) ha difeso l’impostazione scelta dal Governo nella delega fiscale, che ha previsto la distinzione tra riforma del gioco online e riforma del gioco fisico attraverso due diversi decreti legislativi.

“La suddivisione era già nata nella legge delega”, ha ricordato, sottolineando come l’intervento sull’online rispondesse a un’esigenza urgente di regolamentazione. “Ci sono quote rilevanti che rischiano di andare verso il mondo illegale. L’online deve avere tracciabilità, controllo e deve garantire legalità”.

“Il gioco è un’attività che appassiona, ma implica flussi economici significativi e quindi necessita di un quadro regolatorio attento”, ha affermato.

Difendendo la scelta di intervenire prima sull’online, la deputata ha spiegato che si trattava di un passaggio necessario e più rapido, mentre la riforma del gioco fisico presenta maggiore complessità perché incide su un sistema “vivo e vitale”, composto da operatori che negli anni hanno dimostrato professionalità e capacità di adattamento.

Cavandoli ha inoltre ricordato l’iter parlamentare previsto per i decreti legislativi. Il testo passerà dalla Commissione Finanze, dove potranno essere svolte audizioni e formulate osservazioni e condizioni.

“Le commissioni di merito potranno intervenire con pareri e indicazioni, in modo che il Governo possa recepire eventuali correttivi prima dell’approvazione definitiva”, ha spiegato.

D’Alessio: “Una materia così delicata non può essere gestita con decisioni calate dall’alto e senza confronto”

Nel corso del convegno sul riordino del gioco pubblico, Antonio D’Alessio (Azione) ha richiamato la complessità del provvedimento in discussione, sottolineando la pluralità di interessi coinvolti.

“Libertà, economia, risorse dello Stato, produzione, imprese, occupazione, legalità, tutela dei minori, salute, sanità e rischio di monopolio: quando tanti valori entrano in gioco, la politica deve svolgere fino in fondo il proprio ruolo”, ha affermato.

Secondo il deputato di Azione, un intervento che incide su un settore con ricadute economiche e sociali così ampie non può prescindere da un confronto strutturato e approfondito.

“Il percorso parlamentare, le audizioni in Commissione, il dialogo e il dibattito devono essere espletati fino in fondo. Se manca l’ascolto, il provvedimento resta incompleto”.

Per l’esponente di Azione, la risposta non è fermare il provvedimento, ma rafforzarne la legittimazione attraverso un percorso democratico pieno.

“La politica deve ascoltare e fare sintesi. Deve portare dentro le istituzioni le esigenze degli operatori, dei territori e delle comunità”.

Rispondendo a una domanda sulla posizione del partito, D’Alessio è stato chiaro:

“Azione pretenderà un vero percorso parlamentare, con audizioni e confronto reale sia in Commissione sia in Aula, e offrirà la massima disponibilità a contribuire a un testo che rappresenti una sintesi equilibrata delle esigenze in campo”. 

Zega: “Il settore ha bisogno di sostenibilità, non di aste selvagge”

Marco Zega ha lanciato un monito preciso sui rischi economici legati alle modalità dei prossimi bandi. Il manager di Codere ha espresso forte preoccupazione per l’ipotesi di procedure basate esclusivamente su criteri economici estremi: “Una gara al massimo rialzo, come si paventerebbe, porterebbe maggiori casse immediate allo Stato, ma poi nel medio-lungo periodo ci sarebbero delle ripercussioni molto importanti”, ha esordito Zega, sottolineando come la stabilità del sistema dipenda dalla sostenibilità finanziaria degli operatori.

“Ho provato da economista d’azienda a valutare quelli che potevano essere gli impatti finanziari delle voci che sono trapelate in queste ultime settimane. E questo vedendolo sia dal punto di vista dello Stato e conseguentemente anche degli operatori. Una nota metodologica, quello che si è cercato di fare è partire dal giocato medio dei due prodotti di gioco AWP e VLT, così da arrivare ai flussi di cassa che effettivamente generano queste macchine in capo al soggetto concessionario più gestore, isolando soltanto la remunerazione dell’esercente”.

“Questi flussi di cassa li abbiamo proiettati nei nove anni che dovrebbe coprire la prossima concessione e li abbiamo attualizzati per tener conto appunto del vero impatto. La domanda quando ogni operatore economico è chiamato a fare un investimento importante, è: chi gli mette a disposizione i capitali in quanto tempo rientrerà il denaro investito? L’analisi condotta cerca di rispondere a questa domanda. I risultati sono abbastanza sovrapponibili”.

Pedrizzi: “Il Ministero non sia un bunker. Errore separare fisico e online: si rischia l’oligopolio”

Intervenendo nelle battute finali del convegno sul riordino del gioco pubblico, Riccardo Pedrizzi ha offerto una riflessione ampia, toccando sia i profili economici sia quelli istituzionali e giuridici della riforma.

Pedrizzi ha richiamato i dati forniti dagli operatori e ha messo in guardia rispetto al rischio di concentrazione del mercato.

“Si è parlato di direzione verso l’oligopolio, vale a dire la concentrazione in poche mani di tutto il settore”, ha affermato, invitando “gli amici del Governo ad andarsi a leggere Francesco Vito, che dopo la crisi del ’29 studiò proprio il fenomeno degli oligopoli”.

Un riferimento storico utilizzato per evidenziare i rischi economici di una eccessiva concentrazione del mercato.

“Era uscito un testo dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su cui c’era sostanzialmente unanimità nel giudizio positivo. Poi il testo è arrivato al Ministero. Il Ministero è un bunker. Nessuno ha la possibilità di accedere”.

Pedrizzi ha denunciato la mancanza di interlocuzione: “È possibile che non venga in mente a nessuno di alzare il telefono e chiamare gli operatori del settore? Una riforma così delicata non può essere affrontata senza concertazione”.

“Non rendersi conto che l’online accentua le problematiche della dipendenza significa non voler affrontare il tema sanitario”, ha affermato. “Un ragazzo o una persona anziana che si chiude nella propria stanza e gioca sul telefonino non è controllabile come nel gioco fisico”.

Ha inoltre contestato l’idea che l’Osservatorio sia stato abolito: “Non è stato abolito, è stato incorporato nel Dipartimento delle Dipendenze”.

Pedrizzi ha insistito sull’importanza della semantica: “Qui si tratta di gioco pubblico legale. Anche dall’utilizzo delle parole si capisce se si è proibizionisti oppure se si affronta il problema conoscendo la materia”.

In chiusura, Pedrizzi ha sottolineato la centralità delle PMI. “Noi non facciamo una questione di nazionalità dell’operatore. Ben vengano investimenti dall’estero. Ma dobbiamo tutelare le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico”.

Centemero: “Questione centrale non è soltanto definire la nuova tassazione del comparto, ma ridefinire i concetti economici e fiscali di riferimento”

Nel dibattito sulla riforma, l’onorevole Giulio Centemero ha tracciato una rotta basata sulla modernizzazione e sulla stabilità del comparto. Secondo l’esponente della Lega, il cuore del riordino deve essere la creazione di un ecosistema equo per tutti gli operatori.

“Si è parlato molto di dipendenze, che si collegano strettamente a un fenomeno strisciante di cui non parla nessuno, che è la solitudine, che si sta diffondendo in maniera esponenziale soprattutto nelle nostre grandi città”.

Portando l’esempio di Milano, ha sottolineato come “la fascia dei giovani adulti si senta sempre più sola” e come, in questo contesto, i presìdi fisici assumano un valore sociale.

“Abbiamo sbagliato anche come partiti a chiudere le sedi, che erano punti di aggregazione. E lo stesso vale per altre attività, compreso il gioco”.

“Il vero tema è il concetto di stabilizzazione nel nostro Paese”, ha affermato. “È un concetto collegato a un’economia che quasi non esiste più”.

Centemero ha richiamato l’evoluzione del mercato globale, osservando che le regole fiscali sono state definite in un contesto precedente all’affermazione delle grandi piattaforme digitali.

“Il concetto di stabile organizzazione è stato definito ben prima che arrivasse sul mercato globale un soggetto come Amazon”, ha spiegato. “È normale che questi soggetti costino meno e siano più performanti, ma operano senza stabile organizzazione e quindi con una tassazione molto inferiore rispetto agli operatori domestici”.

Secondo il deputato, la questione centrale non è soltanto definire la nuova tassazione del comparto, ma ridefinire i concetti economici e fiscali di riferimento.

“Il tema vero non è tanto la fase finale della nuova tassa, ma ridefinire i concetti dell’economia e, da qui, del fisco”.

De Bertoldi: “La politica torni protagonista. Porterò le criticità del settore al viceministro Leo e ad Alesse”

L’onorevole Andrea de Bertoldi ha voluto chiudere il suo contributo al convegno con un’intervista ad Agimeg. “Credo che il messaggio più importante sia che la politica deve tornare protagonista”, ha dichiarato. “Non si devono decidere le sorti importanti del Paese, dell’economia, delle imprese e dei cittadini nelle segrete stanze di nessun ministero o di nessuna casa”.

De Bertoldi ha ribadito la necessità di un confronto aperto con gli operatori del settore.

“Una riforma, qualunque essa sia, non può nascere nelle stanze di qualcuno, ma deve nascere nelle sale dove si incontrano operatori, imprenditori e parti politiche diverse. L’interesse del Paese deve essere il fine al quale tutti miriamo”.

Secondo il parlamentare, se emergono criticità nell’impianto della riforma, è necessario affrontarle prima dell’approdo definitivo in Parlamento.

“Se, come appare, ci sono delle criticità nella riforma è giusto che vengano sviscerate nel confronto, così da arrivare in Parlamento con un decreto che sia nella gran parte accolto da tutti”.

L’esponente LCD ha annunciato un’iniziativa immediata. “Mi rivolgerò subito al viceministro Leo, che è competente sulla materia, e al direttore delle Dogane e dei Monopoli Alesse per trasmettere loro quanto emerso in questa mattinata”.

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Gioco pubblico, Alesse accelera sulla riforma del retail: “Testo finale entro pochi giorni, il settore guarda al metaverso”

La candidatura di Roma come sede dell’Euca: il ruolo strategico di ADM nello scenario europeo

Il settore del gioco pubblico, in particolare la riforma del comparto del gioco fisico, è stato al centro dell’intervista rilasciata da Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, alla trasmissione l’Economista.

Il numero uno di ADM, ospite su Urania TV, ha parlato a lungo del gioco pubblico, prima di soffermarsi anche sulla candidatura di Roma per ospitare la futura sede dell’Euca, l’autorità doganale europea.

“La fusione della materia doganale con quella monopolistica è stata una riforma complicatissima, approvata con l’avallo del Ministero dell’Economia. Questo renderà ancora più performante la nostra attività. Si tratta di materie ancora oggetto di riforme profonde, in quanto la delega fiscale rinvia ai decreti legislativi la loro attuazione. Ad esempio, per la materia dei giochi pubblici, settore molto complesso che porta nelle casse dello Stato circa 13 miliardi di euro di gettito fiscale”, ha dichiarato Alesse.

Il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sottolineato come l’Italia stia attualmente riformando il settore dei giochi pubblici, con particolare attenzione al comparto fisico. Dopo aver già riordinato il settore online, si sta lavorando alla creazione di un quadro normativo aggiornato per il gioco fisico, con l’obiettivo di adattarsi alle evoluzioni tecnologiche.

“La materia è già stata riordinata dal punto di vista del settore online, ora siamo riformando il settore fisico. In questi giorni stiamo redigendo il testo finale. Il comparto del settore dei giochi pubblici è proiettato verso sviluppi tecnologici incredibili“, ha detto.

Alesse ha evidenziato come altri Paesi, come gli Stati Uniti, abbiano già superato l’online, arrivando a disciplinare il gioco pubblico attraverso tecnologie innovative come il multiverso e il metaverso. “In Italia riformiamo la rete fisica, mentre altri Paesi al mondo, come ad esempio l’America, hanno superato anche l’online arrivando a disciplinare il gioco pubblico attraverso il multiverso e il metaverso. L’America incassa già un miliardo di dollari di fatturato attraverso i visori o i caschi che permettono alle persone di entrate nelle sale da gioco virtuali. Questa materia poggia tutta quanta sull’evoluzione della scienza”, ha aggiunto.

Alesse ha concluso affermando che, oltre alla necessità di uniformare le normative sul territorio italiano, è fondamentale guardare oltre, verso le nuove generazioni. Le tecnologie digitali stanno cambiando le abitudini dei giovani, che sono più predisposti a strumenti innovativi come il metaverso, e il settore dei giochi pubblici deve evolversi per rimanere competitivo e conforme alle nuove esigenze.

“Se dovessi fare una previsione, al di là della necessità di omogenizzare su tutto il territorio a livello regionale la materia del gioco pubblico retail, è necessario guardare oltre. Le nuove generazioni sono tarate su strumenti tecnologici diversi rispetto alla generazione che è in graduale uscita”, ha concluso in merito al settore del gioco pubblico.

Alesse ha poi parlato della candidatura di Roma per ospitare la futura sede dell’Euca, l’autorità doganale europea. “Roma rappresenta un polo di eccellenza doganale che attraverso un work in progress è arrivata all’Italia a livelli veramente di alta efficienza. Questo polo di eccellenza doganale ce lo riconoscono in tutto il mondo. Questa sarà una vera e propria autorità che gestirà un potere enorme. Gestirà soprattutto i dati doganali. E questo significa controllo del commercio internazionale, che nel frattempo si è evoluto”.

“L’Agenzia recentemente ha assunto 39 super esperti di intelligenza artificiale che già hanno prodotto risultati incredibili. Insomma, siamo alla fase storica e rivoluzionaria per l’intelligenza artificiale, abbiamo un’applicazione che si chiama Autentica. Bastano 20 secondi e, attraverso degli algoritmi predittivi applicati alle macchine, si stabiliscono i prodotti contraffatti da quelli autentici. Quindi con vantaggi notevoli sul piano dell’efficienza delle procedure doganali. Ecco, avere un’unica rete doganale a livello europeo è una questione proprio geopolitica importante”, ha sottolineato Alesse.

“Il governo ci ha chiesto da diversi mesi, proprio sulla base di quello che ha deciso Trump, di monitorare tutta la materia dei dazi attraverso appunto un controllo serrato sui flussi commerciali delle merci che entrano e che escono. Perché effettivamente il braccio esecutivo del governo, con riferimento a questa materia così nuova come quella dei dazi, non può che farlo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

Il direttore di ADM ha infine ammesso: “Sarà una battaglia difficile, perché a un certo punto le questioni di merito vengono un po’ accantonate e i Paesi cercano tra di loro, all’interno dell’Europa, alleanze politiche per sostenere le varie candidature. Quindi qui tutta la forza dei governi nazionali che sono rappresentati all’interno del Consiglio europeo, e poi anche tutta la forza dei parlamentari, dei gruppi parlamentari presenti nel Parlamento europeo, che a questo giro vogliono dire la loro. Ovviamente questo dossier è molto delicato. Quindi speriamo nella forza relazionale dell’Italia”.

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Frosini (Brightstar): “Nel riordino del gioco fisico importante tutelare tutti gli interessi in campo”

Straordinario il lavoro dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli per il successo della riforma e fondamentale il supporto della rete dei tabaccai

Dal riordino del gioco fisico allo stato dell’arte di Lotto e Gratta e Vinci, dal rapporto tra politica e giochi alla rete dei tabaccai passando per la trasformazione di ADM in un’Autorità indipendente. Queste le tematiche toccate da Giuliano Frosini, Senior Vice President Institutional Relations, Public Affairs and Media Communication di Brightstar, in una intervista rilasciata ad Agimeg.

Il tema di attualità in questo periodo è quello del riordino del gioco fisico. Secondo lei come dovrebbe essere questo riordino per salvaguardare gli interessi in campo che vanno dalla tutela dei giocatori a quella dei minori, dalle esigenze imprenditoriali a quelle dell’erario?

Non c’è una ricetta universale. Gli ingredienti sono numerosi: i minori ad esempio – non possono e non devono partecipare a giochi con vincite in denaro. Punto. I giocatori adulti vanno ovviamente tutelati, la loro sicurezza, la garanzia delle vincite, ma anche l’ordine pubblico che afferisce a tali attività. Per svolgere questo lavoro di programmazione e vigilanza mi pare giusto che lo Stato venga remunerato.

Al contempo vanno salvaguardate le iniziative di impresa e la remunerazione di quei capitali che vengono immobilizzati per produrre valore. Questa premessa la faccio per uscire anche dalla retorica del proibizionismo, auspicando regole stringenti sì, ma uniformi e chiare alle quali dover sottostare. Tuttavia, questi condimenti non ci devono dire puntualmente cosa va fatto ed in che modo. È chiaro che il cuore del riordino sia il modello distributivo e il cuore del cuore è una armonizzazione delle regole che consenta una applicazione uniforme a tutto il territorio nazionale.

È altrettanto chiaro che gli Enti Locali avranno – come è giusto – un ruolo fondamentale nel giungere (o non giungere) ad un set di regole condiviso con il livello nazionale. Regioni e Comuni non dovrebbero fare politiche economiche a spese dell’erario centrale, e quest’ultimo deve ricordarsi di avere a disposizione una riserva nazionale la cui facoltà di applicazione gli discende direttamente dalla direttiva europea in materia.

Nel merito, io non credo nel valore assoluto delle distanze dai punti di gioco, è una mia opinione. Credo invece che le recenti frontiere della tecnologia possano produrre limitazioni anche più pervicaci per la tutela dei giocatori e dei soggetti più fragili. Questa alternativa prevede investimenti significativi e, per questo motivo, le concessioni – che sono novennali e non centennali – devono essere sostenibili e stabili nel periodo. Ricordo – infine – due aspetti a lungo dibattuti:

1) inasprire le regole della distribuzione deve sempre tener conto del contrasto all’illegale, che non deve mai essere considerabile come alternativa;

2) che politiche fiscali troppo onerose per concessionari e giocatori producono il ripiegamento della curva del gettito con un effetto opposto a quello desiderato. Questi ingredienti sono quelli che possono determinare, a mio parere, la sostenibilità di un modello nel tempo. Parola al legislatore.

Qual è lo stato dell’arte del Lotto e Gratta e Vinci?

Più che di stato dell’arte parlerei di stato di salute, che è abbastanza buono. Le lotterie sono un evergreeen della tradizione del gioco pubblico e, per certi versi, anche di una tradizione culturale che, nel tempo, ha dato vita, per la natura stessa del gioco, ad un intrattenimento sostenibile e responsabile, con piccole puntate, spesso legate ad un evento, un sogno, un fatto strano o eclatante.

Questa idea da “sabato del villaggio” fa delle lotterie un gioco con un suo popolo di affezionati, attratto dalle novità e anche attento ai nuovi canali. Direi che – a proposito di novità – esse devono innovare nella continuità, essendo le lotterie il gioco conservatore più moderno che c’è.

Parlando di Lotto e Gratta e Vinci, non si può non parlare dei tabaccai. Il loro apporto per questo stato di salute florido è importante

Importantissimo, direi fondamentale e per certi versi essenziale. Prima di tutto perché la tabaccheria è il primo embrione istituzionale  di prossimità del cittadino. È un luogo abituato a rispondere ai primi bisogni dei cittadini, ma anche perché svolgono una attività di presidio e di controllo delle reti di offerta di prodotti che, per le loro caratteristiche, sono spesso soggetti alla riserva statale. D’altronde è un fatto storico; tabacchi e giochi, nella percezione odierna, ma, andando indietro nel tempo, anche sali e chinino e altri prodotti regolati. Insomma, il tabaccaio contempera da sempre impatti sociali e garantisce entrate erariali. Più fondamentali di così…

Cosa può fare il gioco per diciamo accorciare questa distanza e la politica? Possono venirsi incontro in qualche modo?

Assolutamente sì, possono anzi devono venirsi incontro, sviluppando una relazione che nella proficuità sia al contempo efficace ed efficiente. È chiaro che  il rispetto dei ruoli determina un po’ il meccanismo del coinvolgimento. Per quanto riguarda i consigli distinguerei le due parti.

Al settore: essere sempre irreprensibili e adottare comportamenti super corretti, solo così si possono far valere i legittimi affidamenti industriali. È un po’ come ai tempi della scuola: se uno che aveva buoni voti marinava la scuola a favore di una manifestazione era un intellettuale impegnato, se lo faceva qualcuno con voti scarsi era solo uno che non voleva andare a scuola. Quindi il consiglio è: rispetto delle regole.

Alla politica: riservarsi le decisioni strategiche e gli appalti, e trasformare l’Agenzia in una vera e propria Autorità Indipendente per la gestione della regolazione fine e della programmazione delle attività, così come avviene in numerosi altri settori come l’energia o le telecomunicazioni che, a volte, solo per questo, sono considerati “più pregiati”.

Abbiamo parlato di tabaccai, di operatori, di concessionari e l’ultimo attore importante è proprio la sopracitata Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. ADM è alle prese con un cambiamento radicale del settore, con l’avvio di una nuova stagione dei giochi. Come valuta l’attività dell’Agenzia in questo contesto?

La moderna Agenzia svolge un lavoro straordinario e, grazie anche ad una recente maggiore stabilità della sua leadership, sta portando avanti con successo i diversi obiettivi che il programma di Governo e le leggi le attribuiscono: riordino del gioco online, gara del lotto, gara a distanza, tra le altre cose; stante il contesto, ritengo che l’azione dell’Agenzia non sia solo efficace, ma abbia del miracoloso. Pensiamo soltanto, ad esempio, che le competenze fondamentali di cui è dotata sono prevalentemente giuridiche, in un periodo storico in cui questi mercati competono soprattutto su terreni digitale e tecnologici.

D’altronde la pervicacia della sua azione amministrativa viene dal lontano 1893, quando Lazzaro Gagliardo, Ministro del neonato Regno d’Italia diede vita alla Direzione Generale incaricata di sovrintendere al servizio del Gioco del Lotto, ben prima della nascita dei Monopoli, avvenuta “solo” nel 1927, comunque 100 anni fa.

Una storia lunga che oggi, solo per la parte giochi, vede l’Agenzia sovrintendere uno dei principali vettori di fiscalità del Paese e che, con una leadership motivata e la sintonia con i programmi di Governo, ha portato alla candidatura dell’Italia alla guida dell’Euca, la nascitura Agenzia delle Dogane Europea. Auguro che continui a farsi valere e dare lustro ai nostri modelli di regolazione di eccellenza internazionale.

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Amusement, uno strumento importante per la lotta all’isolamento giovanile a favore della socialità: dal Senato il conto alla rovescia per FEEXPO

Istituzioni e operatori tracciano il futuro dell’intrattenimento

Il settore dell’amusement protagonista a Roma in una cornice di grande prestigio. Si è infatti tenuta presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica la conferenza stampa “Amusement: strumento di aggregazione sociale. Dal puro divertimento alla relazione, oltre l’isolamento digitale”.

L’appuntamento ha rappresentato, in particolare, un momento preparatorio e di avvicinamento al convegno del 25 febbraio alla Fiera FEEXPO di Bergamo (dal 24 al 26 febbraio). L’evento, che ha visto protagonisti i maggiori rappresentati ed istituzioni dell’industria del puro intrattenimento in Italia, ha analizzato il ruolo che il settore dell’intrattenimento ludico può svolgere nella lotta all’isolamento sociale, favorendo la socialità tramite giochi e attività ricreative.

Un momento di confronto politico ma anche con un forte valore sociale. Al Senato è infatti stato presentato anche SAFE PLAY, un protocollo etico-formativo e di certificazione che riconosce le sale giochi per famiglie come ambienti sicuri, attenti al benessere dei minori e alla qualità delle relazioni.

Ad aprire i lavori è stata Elisabetta Poso, Direttrice dell’Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM): “Gli apparecchi senza vincite in denaro sono una valida alternativa di intrattenimento per i giovani, allo stesso tempo siamo al lavoro per aumentare i divieti di accesso a luoghi di gioco con vincita in denaro al pari del il gioco online – le sue parole – La nostra prima preoccupazione è che gli operatori del settore degli apparecchi abbiano le opportune omologazioni, dal momento che sono previste regole stringenti”.

Feexpo conferenza stampa

“Siamo tra i primi al mondo a offrire una scelta di giochi affidabili. Non solo per il tipo di attrezzature ma anche perché le sale sono presidiate. Molte di queste strutture sono a conduzione familiare, con una particolare attenzione alla tutela dei minori e alla promozione di un intrattenimento responsabile. Queste sale rappresentano un luogo sicuro dove i giovani possono divertirsi e sfogare le proprie energie, soprattutto in un’epoca in cui gli spazi all’aperto e i campetti sportivi sono sempre meno disponibili”, ha invece detto Tiziano Tredese, Presidente del Consorzio FEE.

Per Alessandro Lama, Presidente Federamusement Confesercenti: “Noi dobbiamo dare le soluzioni comprendendo quali sono i disagi dei ragazzi che vengono nei nostri locali. La nostra necessità di proteggere non solo i nostri figli ma anche i figli dei nostri clienti è diventata sempre più pressante. Quando entriamo in una sala, non finanziamo il gioco ma investiamo in spazi fisici per facilitare le relazioni sociali. E abbiamo una grande responsabilità per la quale dobbiamo sempre più proteggere i nostri giovani”.

A fargli eco Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile ed ex campione olimpico: “I ragazzi devono trovare non solo un ambiente accogliente ma soprattutto stimolante. Sono passati da Facebook ad altri social perché hanno bisogno di stimoli più vivaci. Dobbiamo creare un luogo in cui ci si senta come a casa. La sala giochi deve essere un luogo facilmente riconoscibile dal genitore che accompagna i ragazzi”.

Presente anche Annalisa Minetti, testimonial per l’inclusione, cantautrice e atleta paralimpica: “I ragazzi di oggi hanno spesso delle difficoltà enormi nel riconoscere qualcosa di pericoloso e finiscono in una condizione di disagio che non riescono nemmeno a comunicare. Le sale giochi sono luoghi protetti e sicuri dove poter trascorrere del tempo e divertirsi in modo sano”.

FEEXPO è una manifestazione dedicata agli addetti ai lavori, ma dietro a questa fiera ci sono tanti posti di lavoro, tante maestranze che fanno grande questo settore in Italia e nel mondo. La grande novità per questa edizione sarà il raddoppio, lavoreremo su due padiglioni completamente occupati, perché negli anni questo appuntamento non è più solo italiano ma anche internazionale”, l’intervento di Davide Lenarduzzi, amministratore delegato della Fiera di Bergamo che ospiterà l’evento dal 24 al 26 febbraio.

A margine della conferenza, le parole anche di Marco Raganini, presidente di ANBI – Associazione Nazionale Bowling: “Oggi i bowling si sono evoluti in veri e propri Family Entertainment Center, luoghi frequentati da giovani, famiglie e bambini fin dalla tenera età. Safe Play è un progetto fondamentale perché punta a tutelare i giovani dai problemi legati al cyberbullismo e ai rischi connessi all’uso dei social e di internet”.

Con lui Vanni Ferro, presidente New Asgi Italia: “Con ADM si sta cercando una strada per liberalizzare le macchine sicure, pensate per le famiglie e per i giovani, che non prevedono vincite in denaro. Noi lavoriamo con le famiglie. Il vero problema dei giovani oggi non è tanto il gioco con vincite in denaro, quanto l’online”.

“L’operatore di oggi non è più quello di una volta. Ha una grande responsabilità, perché gestisce un bacino d’utenza che va dai bambini più piccoli fino agli adulti. Servono formazione e strumenti per arginare il disagio giovane”, ha infine detto Luciano Villani, rappresentante del Sindacato Nazionale Spettacoli Viaggianti della CISL.

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Consorzio FEE, convegno a Roma il 19 gennaio: “Amusement: strumento di aggregazione sociale. Dal puro divertimento alla relazione, oltre l’isolamento digitale”. Arriva il protocollo SAFE PLAY

Tra i temi centrali la condivisione e la creazioni di nuovi rapporti umani e il ruolo che può assumere il settore dell’Amusement nella lotta all’isolamento

Evadere dalle camerette, dall’isolamento digitale, promuovendo l’interazione reale, la condivisione e la creazione di nuove relazioni umane. Un tema di grande attualità, che sarà al centro della Conferenza stampa “Amusement: strumento di aggregazione sociale. Dal puro divertimento alla relazione, oltre l’isolamento digitale” che si terrà a Roma il 19 Gennaio 2026 presso la Sala caduti di Nassirya del Senato della Repubblica. A confrontarsi saranno importanti esponenti del mondo politico, delle istituzioni, delle associazioni di categoria e del terzo settore.

Si discuterà sul ruolo che può avere il settore dell’Amusement nella lotta all’isolamento e nella promozione della socialità attraverso il gioco e le attività ricreative. Una leva concreta di aggregazione sociale, con luoghi e format di gioco progettati per favorire incontri, prossimità e benessere, contrastando l’isolamento digitale.

Voci dal mondo educativo e psicologico dialogano con operatori e istituzioni per definire standard misurabili: dall’aumento delle interazioni offline al tempo di permanenza di qualità, fino agli indicatori di capitale sociale. L’obiettivo è quello di offrire un toolkit replicabile per progettare esperienze di gioco che riconnettano persone e territori, generando valore culturale, economico e comunitario.

Sarà anche presentato SAFE PLAY, protocollo etico-formativo e certificativo che riconosce le sale giochi per famiglie come ambienti protetti, attenti al benessere dei minori e alla qualità delle relazioni. L’appuntamento rappresenta un passaggio foriero e di avvicinamento al convegno del 25 febbraio alla Fiera FEEXPO di Bergamo, dove i temi dell’amusement come aggregazione sociale saranno approfonditi in chiave operativa con istituzioni e operatori.

La conferenza stampa, moderata da Michele Carucci, Direttore Marketing e Comunicazione del Gruppo Dedem S.p.A., sarà aperta dai saluti del senatore Francesco Silvestro, Presidente delle Commissione Bicamerale questioni regionali. Seguiranno gli interventi di Tiziano Tredese, Presidente Consorzio FEE e Davide Lenarduzzi, Amministratore Delegato Promoberg.

Tredese: “L’amusement un’infrastruttura sociale leggera capace di ricucire legami tra persone, generazioni e quartieri”


Queste le parole di Tiziano Tredese: “Il gioco non è un diversivo, è una grammatica di relazione. Quando lo progettiamo con criteri chiari – accessibilità, sicurezza, cooperazione – l’amusement diventa un’infrastruttura sociale leggera capace di ricucire legami tra persone, generazioni e quartieri. Come Consorzio FEE promuoviamo standard condivisi e una misurazione trasparente degli impatti: interazioni offline, permanenza di qualità, attività cooperative. È un’alleanza concreta con istituzioni, scuole e operatori culturali, perché la socialità torni visibile, quotidiana e inclusiva. Il nostro obiettivo è semplice: trasformare il divertimento in fiducia collettiva e capitale sociale”.

Lenarduzzi: “La filiera dell’Amusement un’eccellenza del Made in Italy a livello internazionale”

Così Davide Lenarduzzi: “Per Promoberg è una grande soddisfazione poter tornare ad ospitare FEEXPO, il salone che mette al centro la filiera dell’Amusement, un’eccellenza del Made in Italy a livello internazionale. Abbiamo fortemente voluto sviluppare e dare ancora più importanza ad un appuntamento estremamente verticale anche per la filiera del divertimento e dell’intrattenimento, perché siamo convinti che mettere direttamente a confronto buyer e operatori del settore rappresenti un valore aggiunto non solo per Bergamo, ma anche e soprattutto per tutto il tessuto economico dell’intero settore. FEEXPO porta a Bergamo una filiera tra le più significative per la nostra economia e che oggi, più che mai, svolge un fondamentale ruolo anche sociale”.

I lavori vedranno, poi, gli interventi di Alessandro Lama (Presidente Feder Amusement Confesercenti), Luca Massaccesi (Presidente ONBD – Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile), Annalisa Minetti (Testimonial inclusione e atleta paralimpica), Elisabetta Poso (Direttore Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), Gennaro Parlati (Presidente ACMI).

I numeri dell’Amusement: oltre 60mila addetti tra impiegati diretti e indotto, più di 6200 imprese, in larga parte PMI di tradizione familiare con oltre 30 anni di attività alle spalle, 750 milioni di euro di fatturato diretto annuo.

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Gioco legale, istituzioni e operatori a confronto in Umbria: “Servono regole uniformi e strumenti moderni”

Tra i temi centrali: necessità di un quadro normativo nazionale uniforme, aumento del gioco tra i minorenni, evoluzione del gioco illegale online e rafforzamento dei controlli

Si è svolto questa mattina, presso la Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia, sede del Consiglio Regionale dell’Umbria, l’incontro dal titolo “Confronto Aperto. Il futuro del gioco legale con regole condivise”. L’iniziativa, promossa da EGP – Associazione italiana esercenti giochi pubblici aderente a FIPE Confcommercio – aveva come obiettivo un confronto pubblico tra rappresentanti istituzionali, professionisti della sanità pubblica, esponenti del settore e forze dell’ordine per affrontare in modo coordinato le prospettive del gioco legale in Italia, con particolare attenzione all’Umbria e alle criticità del quadro regolatorio attuale.

A inaugurare i lavori è stato Emmanuele Cangianelli, presidente EGP-FIPE, che ha richiamato il percorso avviato con il Manifesto per il gioco pubblico, legale e sicuro. Cangianelli ha sottolineato come la materia presenti “terminologie spesso improprie e una fruizione del gioco profondamente cambiata”, evidenziando che “urge un quadro normativo nazionale uniforme, essenziale per contrastare l’illegalità, tutelare le imprese e ridurre la compulsività”. L’Umbria, ha ricordato, mostra indicatori migliori di altre regioni sul gioco problematico, ma registra un forte aumento del gioco tra gli under 18, fenomeno che impone aggiornamenti normativi e strumenti più moderni.

Sul fronte dei controlli è intervenuto Jacopo Valli, dell’Ufficio ADM Umbria, ricordando che l’Agenzia svolge “un’attività di presidio costante a tutela del gioco legale”, con circa 800 controlli annui, pari al 30% degli esercizi regionali. Valli ha sottolineato che gli esercenti umbri si dimostrano collaborativi e rispettosi degli obblighi, e che le irregolarità riscontrate sono in prevalenza minori. “La repressione e la prevenzione sono rivolte alla tutela dell’offerta legale e degli operatori che rispettano le regole”, ha precisato.

Uno dei passaggi più tecnici è arrivato da Angela Bravi, della Direzione Salute e Welfare della Regione Umbria, che ha illustrato il peso socio-economico del comparto: nel 2024 in Italia la raccolta ha raggiunto 157 miliardi, mentre in Umbria si è attestata su 1,9 miliardi, di cui quasi un miliardo online. Bravi ha richiamato l’attenzione sull’impatto tra i giovani: oltre il 50% dei minorenni umbri ha giocato almeno una volta nel 2024, e circa il 20% presenta comportamenti a rischio. Da qui la necessità di un riordino organico, soprattutto dopo la mancata ricezione, da parte del Governo, delle osservazioni tecniche inviate dalle Regioni sul decreto dedicato alla rete fisica. La dirigente ha rimarcato l’importanza di “orari omogenei, certificazione degli esercizi, distanze dai luoghi sensibili e strumenti tecnologici come autoesclusione e alert”, insieme a un coinvolgimento reale degli organismi sanitari nel processo normativo.

Il quadro dei rischi legati all’illegalità è stato approfondito dal Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Perugia, Stefano Pietrosanto, che ha illustrato l’evoluzione del fenomeno dai videopoker degli anni 2000 al gioco online non autorizzato. Pietrosanto ha spiegato che l’online “preoccupa maggiormente” per capacità di eludere controlli, replicarsi rapidamente e aggirare l’oscuramento dei siti. La Guardia di Finanza opera insieme ad ADM tramite i nuclei speciali dedicati alle entrate e alla privacy: un lavoro complesso, ostacolato dalla natura transnazionale delle piattaforme illegali. Il comandante ha richiamato gli esercenti alla massima attenzione su identificazione della clientela, pagamenti tracciati e segnalazioni, ricordando che il settore resta esposto a rischi di riciclaggio.

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Convention “La Ripartenza”, Biondi (sindaco L’Aquila): “Vogliamo fare della nostra provincia un grande hub di competenze”

Presso l’Auditorium della Tecnica di Roma la convention organizzata da Brightstar

Ripartire non significa tornare indietro. Significa scegliere di andare avanti con una visione più chiara, obiettivi rinnovati e una motivazione più profonda. È questo il filo conduttore della convention “La Ripartenza”, organizzata da Brightstar il 27 novembre presso l’Auditorium della Tecnica di Roma. Un incontro che nasce dalla consapevolezza maturata attraverso sfide complesse e progetti strategici: dalla gara del Lotto alla nuova concessione GAD, dalla piattaforma globale per le Lotterie al progetto OLO negli Stati Uniti, fino all’offerta SED sul mercato. Ogni traguardo ha permesso di ritrovare prospettive, energie e nuove consapevolezze.

“La Ripartenza” è un concetto che va oltre il business: è la capacità di trasformare esperienze e lezioni apprese in opportunità concrete, di costruire qualcosa di più solido e significativo. È un invito a guardare al futuro con coraggio, innovazione e responsabilità sociale, alimentando la crescita non solo dell’azienda, ma anche dei territori e delle comunità.

Alla convention ha partecipato il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, parlando dell’impegno di Brightstar per il territorio e di come L’Aquila stia vivendo la propria ripartenza: una città che, dopo essere stata duramente colpita dal terremoto del 2009, oggi guarda al futuro con fiducia, grazie a investimenti e progetti che creano valore e opportunità. Il suo intervento, dal titolo “La rinascita di un territorio”, è stato un momento centrale per raccontare come innovazione e sviluppo possano diventare strumenti di ricostruzione sociale ed economica.

“Vogliamo fare dell’Aquila un grande hub di competenze in maniera tale che non soltanto potremmo essere in grado di attrarre ancora più imprese, ancora più aziende che si occupano di innovazione, ma soprattutto per costruire quelle opportunità che servono a invertire il percorso di spopolamento delle aree interne, di cui l’Aquila è uno degli esempi principali”. Così Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, intervenendo alla convention organizzata da Brightstar a Roma, dal titolo ‘La Ripartenza’.

“L’Aquila sta vivendo la ripartenza con grande consapevolezza, con grande forza e anche con grande coraggio sui temi dell’innovazione. Noi puntiamo molto su questi argomenti, abbiamo dei luoghi di formazione fondamentali, penso alle nostre due università, ai laboratori del Gran Sasso, a tutto il mondo dell’alta formazione artistica e musicale in cui l’innovazione recita un ruolo fondamentale”.

“Grazie all’investimento di Brightstar ci sarà un insediamento rivolto soprattutto ai giovani – ha concluso – si partirà con 15 unità di persone con alta formazione che potranno mettersi in gioco e invertire quella narrazione che vuole che le opportunità in questo segmento produttivo si possano trovare soltanto nei grandi hub metropolitani”.

Tra i progetti che incarnano questo spirito c’è un progetto di Brightstar a L’Aquila, scelta per il suo valore etico, accademico e logistico. Brightstar investirà oltre tre milioni di euro in tre anni per creare un Centro di Competenza di Innovazione Tecnologica Strategica, con l’obiettivo di contribuire alla rinascita del territorio e valorizzare il polo universitario locale: un piano di crescita che punta a sviluppare competenze in ambiti chiave come intelligenza artificiale, software development, data engineering e quality assurance. Il progetto prevede partnership con l’Università dell’Aquila, la promozione di occupazione qualificata e iniziative per trattenere giovani talenti, invertendo la tendenza allo spopolamento.

Il Sindaco infine ha ricordato che l’Aquila è stata scelta come Capitale italiana della cultura 2026 e si prepara ad accogliere questo ruolo che sicuramente valorizzerà il patrimonio culturale e naturale della città, puntando sulla coesione sociale e sull’innovazione.

Alla convention sono intervenute voci autorevoli del mondo accademico e dell’innovazione. La Professoressa dell’Università degli Studi di Pavia Chiara Macchiavello ha affrontato il tema “Il quantum computing significa ripartire”: una riflessione su come la tecnologia quantistica, con la sua capacità di elaborare informazioni in modo radicalmente diverso, rappresenti non solo una rivoluzione tecnologica, ma anche un nuovo paradigma per affrontare sfide complesse e ripensare i modelli di business. Il Professore della SDA Bocconi Francesco Sacco, con il suo intervento “Cambiamento tecnologico e organizzativo”, ha approfondito l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale e il modo in cui la sua adozione da parte di cittadini e imprese ne sta orientando lo sviluppo e le prospettive future, con particolare attenzione alle implicazioni per l’organizzazione aziendale.

“La rivoluzione tecnologica incentrata sulla teoria quantistica consiste nell’utilizzo di sistemi quantistici per codificare, elaborare e leggere informazione. Per cui è un campo nato dall’unione della fisica quantistica e della teoria dell’informazione classica, che utilizza risorse quantistiche come la sovrapposizione e l’entanglement per ottenere nuove modalità di calcolo, nuovi protocolli di comunicazione e anche importanti applicazioni nell’ambito della sensoristica e della simulazione quantistica”. A parlare è Chiara Macchiavello, professore ordinario presso l’Università di Pavia, intervenuta alla convention organizzata da Brightstar a Roma, dal titolo ‘La Ripartenza’. “Nei prossimi anni è tutto potenziale – ha detto – però ci possono essere importanti sviluppi nell’applicazione degli algoritmi in settori come la logistica, in problemi di ottimizzazione e anche nel collegamento con aspetti di intelligenza artificiale. C’è un settore proprio che è il machine learning quantistico che si occupa di queste cose”. “Oltre a ciò – ha concluso – ci sono tutti i vantaggi che si hanno nell’ambito delle comunicazioni, quindi sviluppo di protocolli crittografici quantistici e comunicazioni sicure”.

“Quello dell’intelligenza artificiale è un fenomeno che sta partendo, come dicono i numeri, soprattutto, da lato consumer. Si tratta di numeri pazzeschi, sono 850 milioni i visitatori medi al mese per la sola ChatGpt. Sta crescendo tutto velocemente, oggi ChatGpt è il quinto sito per numero di visite complessive e lo è diventato in soli tre anni. L’intero web ci ha messo 13 anni per fare i numeri fatti da ChatGpt in tre anni e circa il 30% degli utenti dell’intelligenza artificiale sono consumer”. Sono le dichiarazioni di Francesco Sacco, professore di digital economy presso l’università dell’Insubria e Sda Bocconi, alla convention organizzata da Brightstar e svoltasi a Roma, dal titolo ‘La Ripartenza’. “Le aziende – ha detto Sacco – stanno facendo molti esperimenti e scoprendo i vantaggi concreti come aumento dei ricavi, miglioramento dei margini e soprattutto il tempo che si libera. C’è uno studio politecnico di Milano che dice che il tempo che si riesce a liberare grazie all’intelligenza artificiale mediamente nell’arco di una giornata va tra i 30 e i 50 minuti”.

L’impegno di Brightstar

Brightstar guarda al futuro con una convinzione: ripartire significa scegliere di andare avanti, con energia, consapevolezza e una motivazione più profonda.

“L’Aquila per noi rappresenta un investimento molto importante perché significa inserire competenze tecnologiche sull’innovazione, sull’intelligenza artificiale che riteniamo fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’azienda e dall’altra parte dare un’opportunità a un territorio che purtroppo ha vissuto un passato non troppo felice. Si tratta di offrire un’opportunità di supporto alla rinascita, alla crescita che già il Comune di L’Aquila sta sviluppando egregiamente”. È quanto ha affermato Roberto Saracino, Cto Italy Brightstar, in occasione della convention organizzata da Brightstar e svoltasi a Roma, dal titolo ‘La Ripartenza’.  “Questo per noi è un momento molto importante – ha aggiunto -. Abbiamo vinto per nove anni la concessione del Lotto, siamo partiti nuovamente con un’offerta sull’online e Sed, che è un operatore telefonico, ha iniziato ad offrire le proprie soluzioni anche fuori dal perimetro captive”. “Il datacenter è fondamentale per le opportunità di sviluppo e le opportunità anche di innovazione tecnologica. Noi dobbiamo rispettare delle specificità della regolamentazione delle lotterie, in modo particolare per il lotto di gratta e vinci, che impongono un elevato livello di affidabilità e di continuità di servizio. Per fare questo quindi abbiamo investito in un’evoluzione dei nostri datacenter e oggi parliamo di datacenter tier 4, il più alto livello dal punto di vista standard di qualità del servizio”, ha concluso. 

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30 anni di STS: la centralità dei tabaccai come presidio del gioco legale e tutela dei consumatori

Gli interventi di Zamparelli (STS), Durante (Flutter), Fiumara (GBO), Paciucci (Brightstar), Lollobrigida (ADM)

Un settore che cambia pelle, una rete che rivendica il proprio ruolo sociale e una ricorrenza simbolica: i trent’anni di STS, il sindacato dei tabaccai ricevitori che rappresenta oggi l’ossatura della distribuzione del gioco pubblico in Italia. Si è aperta così, ieri mattina a Roma, l’Assemblea nazionale STS, un appuntamento che quest’anno va oltre il consueto bilancio di fine stagione per trasformarsi in un confronto sulla riforma del comparto, sulla modernizzazione dell’offerta e sulla tenuta della rete fisica in un mercato sempre più segnato dallo spostamento verso il digitale.

Il presidente della Federazione Italiana Tabaccai, Mario Antonelli, ha sottolineato l’importanza della ricorrenza: «Trent’anni sembrano pochi, ma in realtà sono tanti», ha ricordato, ripercorrendo l’evoluzione del settore dalle prime schedine alle scommesse in tempo reale. Un cambiamento che STS ha attraversato ampliando progressivamente il proprio campo d’azione: «Non fa più solo direzione, ma un lavoro direttamente sindacale», ha osservato.

Zamparelli (pres. STS): “La rete fisica va difesa. Trent’anni non sono un punto di arrivo”

“Oggi è un momento significativo, non solo per il bilancio dell’attività sindacale, ma perché il nostro sindacato compie vent’anni di vita, trent’anni di rappresentanza continua”. Ha sottolineato Zamparelli, ricordando anche il ruolo centrale di STS nella categoria: “Siamo rimasti l’unico punto di riferimento stabile mentre altre sigle hanno progressivamente cessato la propria attività”.

Un risultato che “suscita orgoglio ma anche senso di responsabilità”, legato alla “capacità di evolverci restando fedeli alla missione originaria: difendere il lavoro dei tabaccai ricevitori e garantire il buon funzionamento del gioco pubblico legale”.

Uno dei punti centrali della relazione ha riguardato il riordino del gioco fisico: “Ci troviamo in un punto cruciale: sul piatto c’è il futuro dell’intero comparto della distribuzione terrestre”, ha detto Zamparelli, ricordando che la riforma della rete fisica è attesa “da almeno quindici anni”.

Il presidente STS ha insistito sul valore sociale delle tabaccherie: “La rete fisica ha continuato a garantire il proprio ruolo di presidio di legalità, sicurezza e prossimità per milioni di cittadini”.

E ancora: “Difendere la rete fisica non significa difendere solo un interesse di categoria, ma salvaguardare una parte vitale delle nostre città e del loro tessuto sociale”.

Zamparelli ha definito alcune regolamentazioni territoriali come strumenti da superare: “È tempo di superare strumenti come il distanziometro e le limitazioni orarie, che penalizzano la rete fisica e non hanno alcuna efficacia”. Ha spiegato: “Oggi chiunque può giocare da casa, a qualsiasi ora e perfino all’interno dei cosiddetti luoghi sensibili”.

E ha sintetizzato così il paradosso: “Il distanziometro non dice ai cittadini di smettere di giocare: dice loro di giocare in un altro modo, eventualmente dal proprio pc o dal proprio telefono”.

Un altro tema forte è stato quello della compartecipazione degli enti locali alle entrate erariali: “È una misura di buon senso, di equità. Le risorse generate dal comparto provengono dai territori ed è giusto che, almeno in parte, vi ritornino”. Il fatto che la norma non compaia nel testo attuale della legge di bilancio è stato definito “un’occasione mancata”.

Zamparelli ha poi affrontato il tema dell’aggiornamento dei prodotti: “Negli ultimi anni il comparto non ha conosciuto significative innovazioni di prodotto”. Secondo il presidente STS, la vitalità della rete passa anche da un’offerta “più attuale, più dinamica, più attrattiva”.

Chiudendo la relazione, Zamparelli ha sintetizzato così la posizione di STS: “La rete fisica non è un mero terminale della distribuzione, ma un elemento essenziale del sistema di raccolta del Paese”. E ha concluso: “Il nostro impegno resterà quello di garantire un riordino equilibrato, credibile e capace di durare nel tempo”.

Fiumara (GBO): “Il gioco pubblico nasce in tabaccheria. La rete è centrale, per il fisico e per l’online”

Alessandro Fiumara, CEO di GBO, ha collocato il riordino in un contesto di modernizzazione del settore. “Siamo a un passaggio decisivo. Abbiamo appena superato l’assegnazione delle nuove concessioni online, entrando in un sistema più chiaro, coerente e moderno. Ci aspettiamo lo stesso dal riordino del gioco fisico”, ha dichiarato.

Sulla rete tabaccai ha sottolineato: “Il gioco pubblico in Italia nasce nella tabaccheria. Tutto il resto è un’evoluzione di quell’origine”. Fiumara ha ripercorso anche l’esperienza personale e storica legata alla rete generalista: “Ho iniziato a lavorare nel settore quando l’80% dei ricavi passava dai generalisti, in gran parte tabaccherie”.

Oggi, i numeri restano significativi: “Oltre il 30% dei nostri 4.000 punti scommesse è costituito da corner generalisti. Sono essenziali non solo nella raccolta fisica, ma anche per l’online, grazie al processo di omnicanalità accelerato dal Covid e dal PVR”.

Sul valore del tabaccaio nel presidio del mercato: “È un attore naturale, presidio di qualità, vicinanza al giocatore, tutela del giocatore”. Un aspetto centrale del suo intervento riguarda gli investimenti in corso: “Negli ultimi due anni abbiamo portato nuova tecnologia e nuovi arredi in circa 250 corner. Questo perché crediamo che le performance di questi punti possano ancora migliorare”.

Fiumara ha sottolineato l’importanza del gioco fisico: “Il retail è centrale non solo per i volumi, ma perché è diventato l’unico modo per far conoscere marchi e offerte dopo il decreto Dignità”.

E ha chiarito il ruolo sempre più importante della rete anche nell’online: “Il retail è un segmento che continua a crescere e che offre un grandissimo supporto anche all’online. I player solo digitali hanno sofferto molto. Chi ha vinto, ha sfruttato al meglio la rete fisica”.

Sulla tutela del giocatore e la responsabilità degli operatori: “Le due parole chiave sono innovazione e formazione. L’innovazione è fondamentale su prodotto, esperienza e tecnologia. La formazione dei ricevitori è altrettanto essenziale”. “Non iniziamo ora a formarli: lo facciamo da anni, non per obbligo, ma perché fa parte di una visione industriale matura”.

E ha concluso: “Non si può più ragionare per canali separati. Bisogna costruire esperienze coerenti e sicure. E la rete è un nodo fondamentale di un modello tracciabile e responsabile”.

Durante (Flutter SEA): “Il retail resterà il canale principale anche tra dieci anni. I tabaccai emergeranno come vincitori del riordino”

Nel corso del panel dell’Assemblea nazionale STS, Francesco Durante, Chief Executive Officer di Flutter SEA, ha tracciato una visione chiara del futuro del comparto, sottolineando in apertura il valore della ricorrenza celebrata da STS: “Volevo salutare e ringraziare il Presidente Zamparelli e il Presidente Antonelli. Oggi è una data importante: raggiungere trent’anni di attività è un traguardo significativo”.

Ricordando il ruolo storico della rete, Durante ha osservato: “La rete distributiva ha sempre rappresentato il ponte tra Sisal e i clienti, interpretando in maniera chiara le esigenze dei consumatori e raggiungendo il territorio con un servizio di eccellenza”.

Al centro del suo intervento la collaborazione con i tabaccai: “Per noi la partnership con i ricevitori è fondamentale e riguarda tutto il nostro modello operativo. Sono un canale di ascolto strategico per capire ciò che i clienti vogliono”.

Sul riordino del gioco fisico, Durante ha espresso un giudizio positivo: “È il momento giusto per effettuare questo riordino. Sono convinto che, quando saranno richiesti standard elevati di legalità e sicurezza, i tabaccai emergeranno come vincitori del nuovo scenario distributivo”. E ha aggiunto: “Il loro ruolo da protagonisti aumenterà anche nelle scommesse e negli apparecchi da intrattenimento”. Durante ha poi sottolineato un punto cruciale: “Il riordino ci darà finalmente regole chiare, indispensabili per consentire alle aziende di investire su prodotti, tecnologia e punti vendita”.

Il CEO ha poi affrontato la relazione tra digitale e retail: “La trasformazione digitale ha portato uno spostamento della spesa verso l’online, ma il canale fisico rappresenta ancora circa il 75% della spesa totale”. E ha previsto continuità: “Ci aspettiamo che questa percentuale possa diminuire leggermente, ma il canale fisico sarà comunque il canale principale anche fra dieci anni. Su questo non abbiamo dubbi”.

Secondo Durante, l’attuale contesto normativo ha reso il retail ancora più decisivo: “Il divieto di pubblicità per le aziende rende il punto vendita imprescindibile: è l’unico luogo dove far conoscere l’offerta ai clienti”. Ha poi affrontato il tema dell’innovazione: “Non dobbiamo cadere nella trappola del mercato maturo. Siamo arrivati fin qui perché abbiamo innovato. Dobbiamo continuare a farlo: nei prodotti, nella tecnologia, nell’esperienza in ricevitoria”.

Sul gioco responsabile: “Le nuove concessioni online introducono misure di tutela davvero importanti. Dovremo fare lo stesso sul canale fisico, investendo in ricerca, strumenti e formazione”. E ha ribadito il ruolo della rete nel percorso di tutela: “I tabaccai dovranno implementare questi programmi e noi dobbiamo essere di supporto, lavorando insieme a sindacato e Federazione”.

Durante ha infine affrontato il tema della percezione estera del nostro mercato: “Il mercato italiano è visto come un punto di riferimento a livello internazionale, sia per la qualità della regolamentazione sia per la qualità della rete”. E ha concluso: “Ci sono tante eccellenze di cui dovremmo essere più consapevoli”.

Paciucci (Brightstar Lottery): “Il retail resta il cuore del mercato italiano. Riordino importante anche per il settore delle lotterie”

Intervenendo all’Assemblea STS, Alessandro Paciucci ha confermato la centralità assoluta della rete tabaccai nel mercato delle lotterie. “Il riordino è importante anche per le lotterie. Porterebbe chiarezza, investimenti e rafforzerebbe il presidio di legalità e di tutela delle entrate erariali”, ha detto.

Paciucci ha ricordato la crescita dei prodotti: “Negli ultimi anni il Gratta e Vinci ha registrato quasi il 40% di crescita dal 2019 ad oggi”. Ha poi affrontato il tema del rapporto tra fisico e online: “I due canali crescono insieme. L’80% dei giocatori online è “home of the game”, cioè gioca su entrambi i canali”.

Sul peso del retail nel mercato italiano ha portato dati molto chiari: “Il mercato italiano è un business retail: quasi il 90% del fisico e i tabaccai rappresentano il 40% del totale”.

Paciucci ha anche posto un confronto internazionale: “In Italia la componente digitale delle lotterie è al 3%. Nei Paesi mediterranei è sempre sotto il 5%, mentre in Francia arriva al 20% e nel Nord Europa sale ancora di più”. Ha spiegato il motivo: “In Italia la socialità del punto vendita è radicata. È un luogo riconosciuto, sicuro, dove si crea esperienza”.

Sul tema innovazione ha annunciato un investimento di grande rilevanza: “Con la nuova concessione del Lotto, porteremo un investimento di quasi 150 milioni per il rinnovo tecnologico dei punti vendita”.

E ha aggiunto: “La tecnologia, anche grazie all’intelligenza artificiale, è fondamentale per arricchire l’esperienza di gioco e sostenere lo sviluppo del business”.

Molto spazio è stato dedicato al gioco responsabile: “Abbiamo 50.000 schermi nei punti vendita per comunicare il gioco responsabile. I nostri giochi vengono testati da professori ed esperti per valutarne il rischio”.

E sul ruolo del tabaccaio: “Il ricevitore è l’interlocutore chiave del giocatore. Per questo abbiamo un programma di formazione congiunto con FIT”. “La rete è chiave, soprattutto nelle lotterie. La crescita sostenibile passa da innovazione e responsabilità”.

E ha concluso: “Il punto vendita è fondamentale per raggiungere il giocatore. È il luogo dove l’esperienza diventa intrattenimento”.

Lollobrigida (ADM): “La rete dei tabaccai un valore da tutelare. Nel riordino formazione nazionale obbligatoria e attenzione al giocatore e allo stesso tempo tutela delle reti”

Il direttore Giochi di ADM, Mario Lollobrigida, ha aperto il suo intervento ringraziando STS e chiarendo sin da subito la posizione dell’Agenzia: “La posizione dell’Agenzia la ribadisco: noi siamo vicini alla rete dei tabaccai, perché è la nostra rete, la rete dei concessionari dello Stato che raccolgono il gioco e vendono il tabacco in regime di monopolio. Quindi è una nostra rete che tuteliamo e curiamo ogni giorno come regolatore”.

Lollobrigida ha poi fatto il punto sul percorso del riordino del gioco fisico, attualmente in fase di definizione da parte di ADM: “Stiamo lavorando al decreto di riordino del gioco fisico, ai lavori per la redazione del testo finale della bozza che poi sarà portata all’esame della Conferenza Unificata”.

Ha ricordato che l’Agenzia è impegnata da mesi: “Ci stiamo lavorando da mesi. Ogni settimana portiamo avanti i lavori per trovare un punto di raccordo che possa garantire la filiera, l’interesse erariale e andare incontro alle esigenze degli enti locali”.

Sul tema delle distanze e dei limiti orari, Lollobrigida ha confermato la piena convergenza con la posizione dei tabaccai: “La vostra posizione sulle distanze e sugli orari è la stessa nostra. Il problema è che le iniziative delle Regioni e dei Comuni non sono state intercettate in tempo: adesso ci troviamo a risolvere un problema stratificato”. Con una linea chiara: “Pensiamo di aver trovato una soluzione di mediazione che possa essere accolta e portare a terra una rete produttiva, che mantenga struttura e dimensioni attuali”.

Uno dei pilastri del riordino, ha spiegato Lollobrigida, sarà la formazione degli operatori: “Un altro punto importante del decreto è quello della formazione e della responsabilità dell’operatore nei confronti del giocatore. La tutela del giocatore e la prevenzione del gioco compulsivo sono temi centrali riconosciuti dal legislatore”.

ADM intende uniformare ciò che oggi è frammentato: “Alcune concessionarie hanno già percorsi formativi, alcune Regioni li richiedono. Ma non è possibile che la Toscana faccia in un modo e la Sardegna in un altro. Serve una sintesi nazionale”.

Ha ricordato che i tabaccai partono da una base già più solida rispetto ad altri operatori: “I tabaccai hanno già un corso obbligatorio per ottenere o mantenere la concessione, con una parte dedicata al gioco pubblico”.

Ma quella parte dovrà essere aggiornata: “Questa formazione va ripensata e attualizzata: non più solo sul prodotto, ma anche su come intercettare comportamenti problematici prima che accadano”.

Lollobrigida ha però riconosciuto un limite oggettivo: “È chiaro che ci sono marcatori che possono far identificare un giocatore a rischio, ma non sempre è possibile intercettarlo. Il giocatore, ad esempio, può fare 15 giocate in altrettanti punti vendita diversi”.

Sulla rete dei tabaccai, Lollobrigida ha ribadito che: “Per noi la rete è importantissima: è la rete dei nostri concessionari. Non sono punti vendita di un concessionario: sono i nostri concessionari”.

E ha garantito l’impegno dell’Agenzia: “La proteggeremo per quanto ci è possibile, per quanto riguarda il gioco e gli adempimenti successivi all’emanazione del decreto di riordino”.

Lollobrigida ha chiuso con uno sguardo prospettico: “Secondo me c’è ancora spazio per le rivendite e ricevitorie per acquisire altri prodotti di gioco. Nel riordino abbiamo creato una rete che comprende pienamente i tabaccai, per ridimensionamento e caratteristiche”.

De Bertoldi (Gruppo Lega): “Serve comunicazione chiara: il gioco legale non è il male assoluto. La politica segue i sondaggi, per questo il settore viene penalizzato”

L’onorevole Andrea De Bertoldi, deputato del Gruppo Lega, ha preso la parola all’Assemblea nazionale STS rivolgendosi direttamente ai rappresentanti della rete tabaccai e delle imprese del gioco pubblico.

“Vi ringrazio per l’invito e ringrazio il presidente Zamparelli e ciascuno di voi, perché rappresentate le tante imprese italiane che, alzandosi presto la mattina e aprendo le proprie botteghe, tengono in piedi questo Paese”, ha esordito.

De Bertoldi ha affrontato subito un tema centrale: il pregiudizio che circonda il settore. “Voi rappresentate un settore che ha tanti pregiudizi. Una parte della politica e dell’opinione pubblica vi vede come un ambito nel quale ci si può fare del male. E poi ci sono gli estremisti che vedono il male assoluto nel gioco”, ha osservato.

Il deputato ha insistito sulla necessità di una comunicazione più efficace: “Il consiglio che dò è che c’è bisogno di una importante comunicazione. Dovete far capire che la vostra attività non è il male assoluto”.

E ha precisato: “Non avete nessun interesse a creare ludopatie o a rovinare il pensionato o l’operaio. Il vostro interesse è concedere, in base alle possibilità di ognuno, un momento di piacere”.

De Bertoldi ha spiegato come il gioco debba essere considerato un’attività di intrattenimento: “Il confine non è tra buono e cattivo, ma tra chi vede nel gioco un piacere e chi può avere una degenerazione del proprio approccio”. “Qualunque aspetto della vita può degenerare: anche le medicine servono per stare meglio, ma se uno esagera si ammala di più”.

De Bertoldi ha affrontato con franchezza il rapporto tra percezione pubblica e scelte politiche: “La politica attuale agisce con i sondaggi in mano. Se il sentiment è contro di voi, gran parte della politica tende ad agire contro di voi perché altrimenti perde voti”.

E aggiunge: “Il popolo dice: quel partito aiuta l’azzardo, rovina le famiglie. Questo spiega i problemi che incontrate e che incontrano quei politici che vogliono ragionare oggettivamente e serenamente”.

Il deputato indica una strada precisa: “Bisogna comunicare e comunicare bene, anche sulla base di studi e analisi che dimostrino scientificamente che il vostro lavoro non rovina le famiglie e non porta le persone ad ammalarsi”.

Accanto alla comunicazione, però, richiama un dovere etico e professionale: “Se entra un pensionato e vi accorgete che spende gran parte delle sue disponibilità giocando, è giusto che siate voi i primi a muovervi per evitare fenomeni degenerativi”. E chiarisce il senso dell’invito: “Un imprenditore vuole una clientela di qualità, non una clientela malata”.

Guardando al futuro del settore, De Bertoldi ha espresso un auspicio preciso: “Siamo alle porte – ci auguriamo – dei nuovi bandi per il gioco fisico. È impensabile che le PMI italiane non possano continuare ad essere protagoniste”.

Toxiri (FIT): “Capire le nostre origini significa comprendere meglio il presente. Il settore ha bisogno di visione, coerenza e un riordino vero e duraturo”

Il Direttore delle Politiche Associative FIT, Barbara Toxiri, ha presentato il nuovo volume Ricevitori, ricevitorie e giochi pubblici, un libro che ricostruisce la storia del comparto e propone una lettura organica del sistema del gioco pubblico. “Non un manifesto né un manuale tecnico, ma un contributo di riflessione”.

“Il libro Ricevitori, ricevitorie e giochi pubblici non si limita a raccontare il settore, ma cerca di restituire quella profondità, quella storia e soprattutto quel senso che gli è proprio”, ha continuato.

Toxiri ha spiegato l’obiettivo dell’opera: “È un libro che cerca di rispondere alle esigenze di mettere ordine a un comparto che spesso viene raccontato attraverso emergenze normative, singoli episodi, provvedimenti isolati”. “Bisogna cominciare a riguardare il settore con una visione d’insieme. Solo così possiamo capire cosa è successo, da dove siamo partiti, dove siamo arrivati e dove vorremmo andare”.

Toxiri ha illustrato la struttura del volume: “Nella prima parte abbiamo risalito le origini del gioco: l’origine del gioco pubblico, la riserva statale, il senso delle concessioni statali e poi tutta l’evoluzione che ha portato alla nascita dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il nostro attuale ente regolatore”.

L’obiettivo della ricostruzione storica è comprendere il sistema: “Cerchiamo di capire il senso di un sistema pubblico del gioco, quali esigenze sociali soddisfa e come si è arrivati a quel cortocircuito che produce un’emorragia normativa che pesa così tanto sui territori e su tutti noi operatori”. “Vuole essere un contributo di riflessione per descrivere un quadro reale e per capire dove siamo arrivati e perché un riordino è indifferibile e deve essere vero, coerente e duraturo”.

La parte finale dell’opera è dedicata agli operatori e alle imprese: “La seconda parte parla di noi: delle ricevitorie, delle tabaccherie, delle persone e delle imprese che rappresentiamo”. Toxiri ha descritto l’evoluzione del ruolo del tabaccaio: “Racconta come è cambiato il ruolo del tabaccaio nel tempo: da commerciante, pur di prodotti particolari, a operatore professionale del gioco, con un ruolo distinto, formato e consapevole”. Un ruolo inserito in un settore “in costante evoluzione, che richiede sempre più innovazione, sostenibilità e responsabilità”.

Toxiri ha concluso spiegando la finalità del volume: “Non è un manifesto, non è un manuale tecnico, non ha nessuna pretesa di questo tipo. È un punto di riflessione”. E ha sintetizzato il messaggio centrale: “Riteniamo che capire le nostre origini e capire il passato significhi capire il presente e provare, da queste basi, a costruire un futuro con sempre maggiore coraggio e sempre maggiore consapevolezza, per il settore e per la nostra categoria”.

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Enada Workshop 2025, D’Angelo: “Fondamentale il pieno riconoscimento giuridico della figura del gestore”

Distanze, responsabilità, innovazione e ruolo dello Stato le parole chiave di un confronto che fotografa lo stato dell’arte del settore del gioco pubblico

La seconda parte dell’Enada Workshop 2025 ha visto sul palco operatori e associazioni e l’apertura del presidente Sapar, Sergio D’Angelo, che ha definito con chiarezza qual è – secondo la filiera – la linea rossa del riordino in preparazione.

D’Angelo ha ricordato che “negli ultimi venticinque anni ai gestori è stato chiesto moltissimo: investimenti, formazione, responsabilità, sacrifici”. E ha ribadito che una riforma che non tenga conto del loro ruolo sarebbe “la riscrittura di un nuovo modello di business che ci estrometterebbe definitivamente. È inaccettabile”.

Uno dei passaggi centrali ha riguardato l’identità industriale delle aziende di gestione: «Le nostre imprese sono italiane, radicate nei territori. Non possono essere schiacciate dalle logiche multinazionali, guidate da ragioni finanziarie più che industriali». Da qui la richiesta di un riordino che sia davvero inclusivo, moderno e allineato al contesto europeo, ma senza cancellare chi, negli anni, ha presidiato migliaia di esercizi pubblici costruendo una filiera capillare.

“Il gestore è il punto nevralgico della filiera, anche nell’intrattenimento”

D’Angelo ha parlato apertamente della marginalizzazione subita negli ultimi anni, soprattutto rispetto agli operatori verticali che uniscono ruolo di concessionario e attività operative: «Qualcuno ritiene che siamo diventati marginali. Noi sappiamo che non è così». Ha poi denunciato il rischio di vedere scomparire il comparto dell’intrattenimento puro: “È lì che si costruisce il rapporto quotidiano con i territori, con le comunità. Scordarsene è gravissimo”.

Un altro tema cardine è stato il destino dei bar e dei piccoli esercenti: «Pensare che togliere apparecchi significhi ridurre il gioco è una pericolosa ingenuità». La conseguenza, secondo D’Angelo, sarebbe l’aumento del gioco illegale, come confermato dai dati citati del Moige.

“Serve un riconoscimento giuridico pieno e l’accesso alle quote dei concessionari”

Per la prima volta, Sapar mette in chiaro una proposta strutturale: la partecipazione dei gestori alle quote dei concessionari, così da diventare parte del modello industriale e non più semplici fornitori operativi. “Solo così si crea un equilibrio vero”, ha affermato.

La chiusura è stata un appello alla filiera e alle istituzioni: «Serve un patto per il futuro del gioco legale», ricordando che le aziende di gestione hanno contribuito allo Stato, negli ultimi vent’anni, “quasi 100 miliardi di euro”.

Caliendo (Eurispes): “Il gioco legale è l’unico vero argine all’illegale. Norme diverse tra regioni creano confusione”

Angelo Caliendo ha offerto una lettura macroeconomica del comparto: con “157 miliardi di euro generati”, il settore resta uno degli asset più rilevanti dell’economia italiana. Ma l’opinione pubblica – ha detto – non distingue tra gioco legale e illegale.

Per Caliendo, comprimere l’offerta legale “non riduce la domanda: la sposta sul sommerso”. E ha insistito sulla necessità di una cornice omogenea, superando norme regionali spesso nate da reazioni emotive, come i distanziometri: “Non producono alcun effetto”.

Affinita (Moige): “La parola d’ordine è responsabilità

Antonio Affinita ha riportato dati preoccupanti sulla facilità con cui i minori accedono a contenuti vietati. Sul gioco d’azzardo è stato netto: «Quando un minorenne gioca, è istantaneamente illegale».

Ha riconosciuto l’impegno di forze dell’ordine e ADM nei controlli, ma ha chiesto agli operatori di essere il primo presidio di responsabilità: “Non si può mettere un poliziotto davanti a ogni slot, ma è indispensabile la consapevolezza del settore”.

Cardia (Acadi): “Le distanze non tutelano nessuno. Il nuovo nemico è l’online? Errore gravissimo”

Geronimo Cardia ha denunciato un clima di costante ricerca del “nemico pubblico”, oggi identificato – secondo lui – nel gioco online. Un approccio che definisce sbagliato perché frammentato: “Individuare un solo tipo di gioco come problema è lo stesso errore che facciamo dal 2010”.

Sulle distanze è stato diretto: “È intellettualmente errato pensare che tutelino l’utente. Andrebbe estirpato il concetto stesso”. La vera protezione, per Cardia, è tecnologica: riconoscimento facciale, prodotti safe, sistemi di alert, strumenti equi per i giocatori.

Cangianelli (EGP): “Obiettivo canalizzare il gioco in un’offerta il più possibile controllata”

“L’obiettivo che dovrebbero avere tutti è di raggiungere il 100% di gioco legale ed eliminare l’illegale”. Lo ha detto Emmanuele Cangianelli, presidente Egp. “Chiudere e distanziare una parte dell’offerta, come gli apparecchi, sposta la domanda da un’altra parte. Non la cancella. Mettere limiti orari per gli apparecchi, non può portare alcun vantaggio”, ha continuato. “Una normalizzazione permetterà di pianificare gli investimenti”.

Zamparelli (Sts): “I distanziometri? Inefficaci”

Emilio Zamparelli ha ricordato la stagione del “toto nero” e il ruolo storico degli esercenti autorizzati. Oggi – ha detto – il problema non è più la raccolta clandestina nelle strade, ma il gioco illegale veicolato dal web: «Attraverso le piattaforme .com arriva ovunque». Ha criticato apertamente le Regioni: “Quando sento parlare di compromesso mi irrito. Le fasce orarie e i distanziometri sono inefficaci”. E ha chiesto che il riordino restituisca “dignità a chi rappresenta lo Stato sul territorio”.

Di Lecce (Novomatic): “Innovazione e responsabilità per un sistema sostenibile”

Mara Di Lecce ha posto al centro l’equilibrio tra sostenibilità, tutela dell’utente e innovazione tecnologica. “Il gioco responsabile non è uno slogan”, ha detto, ricordando l’impegno dell’azienda nella produzione di apparecchi più sicuri. Ha ribadito che la legalità è una condizione essenziale per il futuro del comparto: “Il nostro prodotto deve essere chiaramente identificabile come legale”.

Sestili (Global): “Il problema non è la tutela, ma come nascono le norme”

Stefano Sestili, responsabile del progetto online Global, ha sottolineato che “Gli operatori dialogano con il regolatore, con ADM, e siamo sostanzialmente dalla stessa parte: c’è una competenza condivisa e un linguaggio comune. Nella politica invece la situazione è diversa”. Ha spiegato infatti che: “La politica, più che parlare di contenuti, fa operazioni di marketing, perché deve raccogliere numeri come chi deve vendere un prodotto”.

Palo (CNI): “La figura del gestore è nata vent’anni fa: discutere ancora del suo futuro è paradossale”

Vito Palo ha ricostruito l’evoluzione delle AWP dal 2004, sottolineando il ruolo chiave dei gestori nel ripulire il mercato dagli apparecchi illegali. Oggi – ha detto – è assurdo che il loro ruolo sia ancora incerto. Palo ha posto l’accento sulla tutela del giocatore: serve “un apparecchio meno invasivo e con un payout più alto”, ricordando che negli ultimi vent’anni il payout è stato progressivamente abbassato.

Sbordoni (Utis): “Le norme sbagliate creano vuoti. E nei vuoti nasce l’illegalità”

Stefano Sbordoni ha puntato il dito contro un legislatore spesso poco informato: “Chi doveva intervenire non l’ha fatto o l’ha fatto male”. La richiesta è una sola: ascoltare chi opera nel settore e conosce i meccanismi che regolano la filiera.

Chiacchio (AGSI): “La politica decide senza sapere. Servono regole chiare e sostenibili”

Pasquale Chiacchio ha riportato il tema della responsabilità della politica nel definire norme applicabili e coerenti. Ha denunciato i ritardi nell’attuazione delle leggi approvate e l’assenza di competenze specifiche: “Decidono senza sapere cosa vanno a fare”. Ha ribadito che non è il gioco legale a creare vulnerabilità: “All’80% è il mercato illegale”. E ha chiuso chiedendo regole “certe, sostenibili e costruite con il contributo degli operatori”.

Parlati (Sgi): “Uniformare norme sbagliate non serve. Lo Stato deve difendere la propria immagine”

In chiusura, Gennaro Parlati ha ribaltato la narrazione secondo cui il settore deve riabilitare la propria reputazione: “Noi operiamo per conto dello Stato. È lo Stato che deve difendere la propria immagine”. Sul tema dell’omogeneità normativa ha avvertito: “Uniformare gli errori non serve. Prima vanno corretti”.

Maselli (Ass. Regione Lazio): “Ricadute positive sui comuni per la compartecipazione al gettito erariale”

Sulla questione è successivamente intervenuto anche Massimiliano Maselli (Assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona della Regione Lazio).

«Sul contrasto al gioco d’azzardo, la Regione Lazio ha messo a disposizione oltre 1,4 milioni di euro per il consolidamento e lo sviluppo di attività di prossimità e di auto-mutuo-aiuto. L’obiettivo è coinvolgere le ASP affinché diventino soggetti di riferimento per la pianificazione e il coordinamento degli interventi. I territori, al contempo, possono giocare un ruolo importante nella lotta al gioco illegale e con una compartecipazione del 5% del gettito erariale, i Comuni potrebbero avere ricadute positive, con più risorse per sociale, sicurezza urbana, prevenzione delle dipendenze e sostegno ai più fragili.

In vista del prossimo riordino nazionale del gioco pubblico, inoltre, il ruolo delle Regioni deve essere centrale e non meramente consultivo. Le Regioni, che hanno una conoscenza diretta dei contesti sociali, economici e sanitari, devono partecipare in modo sostanziale alla definizione delle linee guida nazionali, a partire dai criteri autorizzativi, dai modelli distributivi, dagli strumenti di prevenzione e dalle politiche di controllo.

Le campagne di sensibilizzazione promosse dalla Regione Lazio contro il gioco patologico rappresentano uno strumento fondamentale, ma è evidente che oggi debbano essere aggiornate. Il contesto è profondamente cambiato: il rischio non riguarda più soltanto le forme tradizionali di gioco, ma si estende sempre più all’universo digitale, alle piattaforme online, alle app e alle nuove forme di intrattenimento.

È essenziale rafforzare l’integrazione tra sanità, scuola, servizi sociali ed enti locali, costruendo campagne strutturate, continuative e basate su dati epidemiologici aggiornati».

Gatti (vicepres. Sapar): “Slot machine di nuova generazione: tecnologia e responsabilità per un gioco più sicuro”

Le innovazioni tecnologiche possono diventare uno strumento concreto di tutela del giocatore, riducendo i rischi di dipendenza e riportando il gioco fisico al centro di un contesto più controllato e trasparente. È questa la filosofia che ha guidato la realizzazione di un prototipo della nuova AWP, presentato al workshop Sapar 2025 dal vicepresidente dell’associazione, Francesco Gatti.

La macchina introduce un payout minimo del 70%, superiore agli attuali standard italiani e una vincita massima di 200 euro, il doppio rispetto alle AWP tradizionali. Parametri che, secondo Gatti, non puntano a rendere il gioco più aggressivo, ma a restituire competitività e sostenibilità a un prodotto che oggi paga meno di qualsiasi slot europea, con un ritorno al giocatore fermo al 65%. “Portare il payout al 70% significa offrire un’esperienza più equa e trasparente, favorendo un utilizzo consapevole”, ha spiegato.

La vera rivoluzione, però, è nel sistema di gestione delle vincite: non più monete erogate a ogni premio, ma crediti accumulati in un display digitale, il cosiddetto “bank”. Il giocatore può decidere se rigiocarli o scaricarli in un’unica soluzione, riducendo l’usura meccanica e rendendo la partita più fluida, simile a quella delle videolottery. A questo si aggiunge una messaggistica dinamica che accompagna la sessione con avvisi di moderazione e riferimenti a numeri verdi, anticipando le linee guida delle future VPR.

Sul fronte della sicurezza, la macchina integra un QR code ADM criptato, leggibile solo tramite un’app dedicata alle forze dell’ordine. In questo modo i controlli possono avvenire senza aprire fisicamente l’apparecchio, contrastando manomissioni e clonazioni. “È il sistema anti–taroccamento più avanzato mai sviluppato per le AWP italiane”, ha sottolineato Gatti.

Il prototipo è stato pensato come “norma ponte” da gennaio 2026 fino all’arrivo delle nuove macchine, previsto tra il 2027 e il 2028. In un mercato in calo, segnato dalla chiusura di locali e dalla migrazione dei giocatori verso l’online, l’obiettivo è offrire subito un’evoluzione tecnologica che tuteli il consumatore e preservi gli incassi statali, senza attendere il riordino complessivo del settore. In sintesi, la nuova AWP si propone come un prodotto moderno e responsabile: un ponte tra l’attuale generazione di apparecchi e le future VPR, che vuole tutelare il giocatore, rafforzare la legalità e restituire competitività al gioco fisico recuperando quei giocatori che, a fronte delle limitazioni introdotte nelle macchine da gioco, hanno trovato più attraente il gioco online, soprattutto quando fuori dal controllo dello Stato.

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Enada Workshop 2025: “Progettare insieme il futuro del gioco: il cambiamento del settore fra innovazione e tutela del consumatore e delle imprese”

D’Angelo (pres. Sapar): “Rappresentiamo un presidio di legalità su tutto il territorio”

L’Enada Workshop 2025 si è svolto con un confronto serrato tra istituzioni, operatori e politica sul futuro del gioco pubblico, in un momento decisivo per il riordino del settore e per la definizione delle nuove regole che accompagneranno i prossimi anni. La quarta edizione dell’evento, organizzata da Sapar e Italian Exhibition Group, ha visto alternarsi sul palco le principali voci dell’industria e del legislatore, in attesa della bozza finale del decreto sul gioco fisico attesa per dicembre.

Il presidente di Sapar, Sergio D’Angelo, ha aperto i lavori ringraziando forze dell’ordine e ADM per il loro ruolo nella tutela della legalità. «Siamo operativi in tutte le regioni d’Italia, un presidio di gioco legale che rappresenta il cuore pulsante di Sapar», ha ricordato, sottolineando l’urgenza di «innovazione, tutela del consumatore, sicurezza e sostenibilità delle imprese».

Ha evidenziato il calo di raccolta ed entrate degli ultimi anni: «Dal 2019 a oggi abbiamo registrato una riduzione della raccolta del 30%, del gettito erariale del 22% e del 21% per la filiera».

Andrea Ramberti, presidente IEG, ha evidenziato il valore dell’appuntamento: «Siamo riusciti a creare con questo workshop un evento partecipato e significativo per il settore».

Testa (FdI): “Regole più chiare e tassazione più uniforme”

Guerino Testa, deputato di Fratelli d’Italia, ha insistito sui tre pilastri del comparto: «Sicurezza, legalità e intrattenimento sono concetti che devono essere sempre detti in maniera chiara». Sulla riforma: «Gli emendamenti ponte possono garantire alcuni segnali che il vostro mondo chiede». E sulla prospettiva della delega: «Con delle regole più chiare si potranno aumentare le unità occupazionali, così da avere una maggiore uniformità di comportamento tra i vari operatori».

Gasparri (FI): “No alla criminalizzazione del settore”

Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha richiamato la necessità di superare una narrazione distorta: «Ritengo che questo settore non vada criminalizzato. C’è sempre stata molta ipocrisia». Sulle distanze: «Pensare che la distanza fisica risolva il problema è una grande ipocrisia: oggi il gioco arriva ovunque». E sulle dipendenze: «È un fenomeno dei nostri tempi, ma resta un’anomalia, non la regola».

De Bertoldi (Gruppo Misto): “Tutela del giocatore e industria possono convivere”

Il deputato del Gruppo Misto ha rimarcato la centralità delle imprese italiane: «Gli interessi dell’industria del gioco e la tutela del giocatore si possono conciliare dando fiducia ai concessionari dello Stato». Ha denunciato lo squilibrio fiscale: «L’unica colonna che sale è quella dell’introito dell’erario, mentre i vostri ricavi diminuiscono». Sul quadro normativo: «La Conferenza Stato-Regioni è già al lavoro per uniformare il quadro regolatorio».

De Palma (FI): “La vera piaga è il gioco illegale”

Il deputato di Forza Italia ha insistito sul ruolo dell’innovazione: «Attraverso il binomio formazione–innovazione potete tracciare il mondo di chi utilizza il gioco legale». E ha attaccato la “giungla normativa”: «Alcune norme non hanno alcun senso. È il mondo dell’ipocrisia». Un messaggio chiaro: «Il vero problema non è il gioco legale: il vero problema è il gioco illegale».

Cattaneo (FI): “Raccontare la realtà di un sistema regolamentato”

Cattaneo ha ricordato la necessità di una comunicazione più corretta: «Dobbiamo far conoscere ciò che viene fatto da un punto di vista tecnologico e in collaborazione con le Forze dell’ordine». E ha avvertito: «Mentre regolamentiamo un’emergenza, ce n’è già un’altra: la diffusione del gioco online».

Lollobrigida (ADM): “Bozza riordino gioco fisico pronta entro dicembre. Se il decreto sarà approvato, gare al via entro fine 2026”

La parte più attesa del workshop è stata quella dedicata all’intervento di Mario Lollobrigida, direttore Giochi di ADM, che ha illustrato lo stato del riordino del gioco fisico e le tappe che attendono il settore nei prossimi mesi.

«I lavori sono ancora in corso – ha spiegato – stiamo collaborando con gli uffici legislativi del viceministro e con l’ufficio di gabinetto per le ultime rifiniture della bozza che avevamo già preparato a maggio». «La bozza c’è, è allo studio, e vogliamo chiudere il prima possibile con un testo definitivo. Ritengo che entro dicembre avremo chiuso il documento».

«Le regioni hanno chiesto di mantenere il discorso delle distanze tra i luoghi sensibili. È per loro un punto imprescindibile», ha confermato. ADM ha però proposto criteri più flessibili: «Abbiamo fatto una proposta molto diminutiva di quanto è ora nelle regioni».

Formazione obbligatoria per gli operatori

Un capitolo centrale sarà la qualificazione del personale: «L’operatore deve avere una maggiore consapevolezza dei rischi e saper riconoscere comportamenti a rischio».

Nuove gare nel 2026: apparecchi, scommesse e bingo

«Se si riesce a licenziare il decreto prima della scadenza della delega, le gare partiranno a fine 2026 e il nuovo assetto si avrà nel 2027». Sul bingo: «Il Consiglio di Stato è stato chiaro: non è possibile mantenere proroghe così lunghe».

«Evitano l’accesso dei minori, monitorano in tempo reale le attività di gioco e inviano alert in caso di comportamenti a rischio», ha sottolineato.
«C’è un grande futuro nel settore AWP».

Illegale favorito da distanze e orari restrittivi

«Le ordinanze dei sindaci e le leggi regionali spesso favoriscono l’illegale. Bastano cinque computer in una stanza dietro un bar collegati a un sito .com».

«Ci sarà un contatto più stretto e più penetrante sulle attività e sull’offerta di gioco». Obiettivo: un sistema più coerente, moderno e sostenibile.