Al centro del dibattito la tutela delle PMI italiane dal rischio di concentrazione del mercato del gioco pubblico
La riforma del gioco pubblico si avvicina al passaggio parlamentare in un clima di grande incertezza. Nella Sala della Lupa di Montecitorio, il convegno promosso dai Liberali Cristiano Democratici con il presidente Andrea de Bertoldi, ha rappresentato un momento di confronto diretto tra esponenti di maggioranza, opposizione e rappresentanti delle imprese del comparto.
Il tema non è solo tecnico. Intreccia tutela della salute, sostenibilità del gettito, equilibrio concorrenziale, occupazione e trasformazione digitale. E soprattutto riporta al centro la questione politica e chi deve scrivere questa riforma.
La cornice istituzionale: la tutela della salute
La tutela della salute pubblica come “obiettivo primario” e bussola per il riordino del gioco in Italia. È questo il messaggio centrale inviato dal Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
“Il fenomeno delle dipendenze ha assunto negli anni proporzioni preoccupanti. Tra queste, la ludopatia risulta particolarmente insidiosa per la sua capacità di incidere in maniera profonda sulla vita quotidiana, causando un graduale impoverimento materiale e sociale”, si legge nel messaggio.
Il Presidente della Camera ha descritto il meccanismo che caratterizza la dipendenza da gioco: “Il soggetto patologico sviluppa un legame con il gioco che lo induce a trascurare la famiglia, gli affetti e gli impegni lavorativi. Aumenta inoltre in modo progressivo la frequenza delle scommesse e le somme spese nel tentativo di recuperare le perdite, generando così un circolo vizioso dalle conseguenze sempre più gravi”.
“È essenziale una disciplina regolata e vigilata, da aggiornare e potenziare costantemente. Il contrasto della ludopatia non può prescindere da una regolamentazione strutturata che rappresenta al contempo un indispensabile presidio di difesa contro il fenomeno delle scommesse illegali”.
Gasparri: “Non demonizzare un settore che garantisce legalità”
Se il richiamo della Presidenza della Camera si è concentrato sulla salute, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha scelto di spostare il baricentro del dibattito sul valore economico e civile del comparto. Gasparri ha usato toni netti per difendere la filiera: “Un realtà diffusa che raccoglie risorse e paga tasse come quella del gioco pubblico va rispettata e ascoltata perchè rappresenta un presidio di legalità, controllo e contrasto alla ludopatia”.
“Lo Stato con ipocrisia da un lato biasima il gioco dall’altro ne trae grande profitto. Bisogna dialogare. E’ necessario sollecitare il Governo al confronto e all’ascolto per una migliore riforma del settore.
“Dobbiamo smetterla di guardare a questo comparto con pregiudizio”, ha incalzato Gasparri. “Le imprese che operano seguendo le regole dello Stato sono il primo argine contro l’illegalità e le infiltrazioni mafiose. Se lo Stato arretra o punisce il gioco legale, lo spazio vuoto viene immediatamente occupato dalle bische clandestine e dalle piattaforme offshore”.
“L’economia si sposta in una dimensione che non paga tasse. Inoltre, coloro che sono più forti ricevono maggiore protezione, mentre i forti dovrebbero proteggere i deboli. Siete fisicamente rintracciabili, mentre la dimensione online per sua natura è portata a sfuggire al pagamento del giusto.
È più semplice colpire chi è visibile, chi ha un esercizio commerciale, chi è fisicamente presente. Un mondo in cui il progresso trasferisce attività in un paradiso che paga pochissime tasse, mentre noi viviamo nell’inferno della fisicità, porterà a Stati che avranno difficoltà a garantire servizi essenziali.
Dobbiamo difendere il mondo reale rispetto al gigantismo online che sfugge e non paga nulla e vuole anche dettare regole”, ha concluso.
De Bertoldi: “Riforma necessaria, ma no a squilibri territoriali”
Sulla questione del riordino territoriale e del futuro del gioco fisico, l’intervento dell’onorevole Andrea de Bertoldi ha acceso i riflettori su uno dei nodi più critici della riforma. “Quando si parla di temi di questo genere non si deve parlare di maggioranza e opposizione, si deve parlare di politica”, ha affermato, rivendicando la necessità di convergenze trasversali nell’interesse “della produttività, del Paese e del sistema economico”.
De Bertoldi ha spiegato la genesi dell’iniziativa, promossa dai Liberali Cristiano Democratici, con l’obiettivo di “dare voce a tutti: alla politica, al mondo economico, alle imprese in modo trasversale”.
“Le riforme non si calano dall’alto – ha sottolineato – si discutono, ascoltando anche le persone che la pensano diversamente da noi”.
Entrando nel merito, De Bertoldi ha indicato come prioritaria la questione territoriale.
“Qual è quell’imprenditore che è pronto a investire milioni senza sapere che magari un sindaco può bloccare l’apertura di un locale?”, ha osservato, auspicando che si arrivi a “basi comuni tra comuni e regioni”.
L’obiettivo dichiarato è garantire certezza normativa e uniformità, evitando differenze territoriali che possano creare instabilità per le imprese.
Una parte rilevante dell’intervento è stata dedicata alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane sul possibile impianto della riforma. De Bertoldi ha utilizzato più volte il condizionale, precisando di non avere conferme ufficiali, ma ha sollevato interrogativi su alcuni punti.
Tra questi, la possibile riduzione dei punti di gioco fisico, un aumento del costo delle concessioni e una modifica delle soglie di concentrazione, attualmente fissate al 25%, che – secondo quanto riportato da alcune fonti – potrebbero salire al 35% o al 40%.
“Se queste indiscrezioni fossero vere – ha affermato – potremmo trovarci di fronte a criticità rilevanti”.
Il rischio, secondo il parlamentare, sarebbe duplice: da un lato possibili contenziosi per violazione delle norme sulla concorrenza; dall’altro un impatto negativo sulle piccole e medie imprese del settore, che potrebbero essere penalizzate da un’eccessiva concentrazione del mercato.
“Le imprese che ogni mattina alzano la saracinesca sul territorio – ha detto – rischierebbero di non esserci più”.
De Bertoldi ha rivendicato un ruolo centrale per il Parlamento nel processo di riforma.
“Le riforme non si calano dall’alto”, ha sottolineato, richiamando la necessità che le istituzioni dialoghino con gli operatori attraverso audizioni e momenti strutturati di confronto.
De Bertoldi ha anche evidenziato di aver “invitato all’evento l’associazione AGIC, che ha preferito non partecipare e ADM, che non ha potuto partecipare per impegni pregressi”.
Vaccari: “Non possiamo accettare una riforma che sia solo una operazione di cassa per lo Stato”
Intervenendo al convegno sul riordino del gioco pubblico, Stefano Vaccari ha ribadito la posizione del Partito Democratico sulla riforma in corso.
Vaccari ha però evidenziato una criticità nel metodo seguito finora dall’esecutivo: “La parola che è mancata è ascolto del Governo, in particolare dentro questo percorso di riforma con i principali rappresentanti delle associazioni di impresa”.
Secondo l’esponente dem, il settore necessita di una riforma “organica e non per pezzi”, superando la stratificazione normativa che si è accumulata dal 2003, quando l’obiettivo era far emergere dall’illegalità una parte rilevante del gioco.
Richiamando il lavoro svolto nella Commissione Antimafia, Vaccari ha sottolineato come la mancanza di un disegno complessivo abbia lasciato spazi a infiltrazioni criminali. “Per rendere più forte il settore servono regole diverse per tenere fuori chi può delinquere e riciclare denaro”.
“Se si prosegue nella strada scelta, cioè spacchettare prima l’online e poi occuparsi del gioco fisico, i problemi emergono”, ha affermato, condividendo alcune delle preoccupazioni espresse dagli operatori.
Vaccari ha evidenziato che alcune misure potrebbero necessitare di correzioni, ma non di cancellazioni integrali, e ha richiamato l’asimmetria che si è creata tra i due comparti.
Ha inoltre citato l’esempio del Regno Unito, dove la tassazione sull’online è stata aumentata dal 21% al 40%, producendo – a suo dire – maggiori entrate e un riequilibrio rispetto al gioco fisico.
“Ci sono regole europee e italiane per vietare l’accesso ai minori, ma devono essere applicate e fatte rispettare”, ha detto, chiedendo maggiore responsabilizzazione dei concessionari e delle piattaforme globali.
L’esponente dem ha poi richiamato il tema dell’impatto sociale complessivo del gioco, includendo anche lotterie istantanee e nuove formule introdotte per finanziare altri settori.
Ha criticato la riduzione delle risorse all’Osservatorio nazionale e ha definito “eticamente e culturalmente sbagliata” la compartecipazione delle Regioni al gettito fiscale in questo ambito, ritenendo che ciò possa indebolire la loro posizione nelle politiche di contrasto.
Cardia: “Distanziometri e orari a scacchiera sono un fallimento”
Al centro del dibattito tecnico sul futuro del comparto, l’intervento dell’avvocato Geronimo Cardia ha puntato il dito contro l’inefficacia delle attuali politiche locali. “La persona è quella che va tutelata per prima, è l’utente. Il disturbo da gioco d’azzardo, se non viene trattato con attenzione e con una visione organica dell’intero comparto, finisce per sfuggire a quella tutela che invece è necessaria”.
“Il riordino dell’online è stato fatto. È stato dato quindi il via, dopo una gara che ha portato un gettito erariale molto importante per lo Stato, a quello che era il prodotto, il canale di distribuzione che già a vele spiegate aveva il vento in poppa. I numeri parlano in modo molto chiaro. L’aumento della raccolta dell’online negli ultimi anni ha una tendenza molto importante. Il comparto degli apparecchi del territorio di cui parla il collega ha perso diversi miliardi di euro. Eppure, colpo di scena, così aggiungiamo all’elemento del denaro, nonostante questo è quello che porta dell’intero gettito erariale portato da tutto il comparto più della metà. Ma com’è possibile? È facile. Se a un lavoratore gli abbassi lo stipendio e gli aumenti l’aliquota fiscale, allo Stato entrano sempre le stesse somme. Quindi, cambiando l’argomento, il dramma non cambia. Nel momento in cui non c’è una visione organica nella gestione del prodotto, si crea un problema. L’online è continuato ad andare avanti”.
“È una partita molto difficile che deve giocare lo Stato, con le Regioni che in virtù del titolo V della Costituzione, giustamente regolamentano in materia di salute, perché al centro di ogni norma ci deve essere la persona, la tutela dell’utente. Però già lì quelle stesse Regioni hanno perso l’occasione di fermare la riforma dell’online, pretendendo una visione organica della gestione del disturbo del gioco d’azzardo insieme al territorio. E oggi qual è la cosa che ci sorprende? Oggi, parlando di riordino del territorio, lo sa come si battono le regioni per difendere la salute dell’utente? E dicono che è giusto lasciare la distanza di 100 metri di un punto di gioco da un luogo sensibile per dissuadere l’utente. 100 metri. Quando, anche senza percorrerli, lo stesso prodotto è disponibile sul territorio da sempre”.
“Le voci che sono uscite sul 40%, ha smosso un po’ tutti. “Abbiamo l’associazione che storicamente rappresenta le migliaia di aziende sul territorio, doc, italiane, italianissime, che da sempre fa questo lavoro importantissimo di non portare solo gli apparecchi, ma prendono il denaro, rischiano come trasporto valori, lo immettono nel circuito bancario e quindi lo mettono a disposizione dello Stato. Cioè chi lavora sa la rilevanza di questo tipo di attività. E siamo arrivati anche ai gestori. Oggi c’è quasi una sommossa popolare. Da cosa nasce? Ebbene, noi non sappiamo se è vero, perché ci hanno detto di aspettare, sappiamo se è vero, però l’onorevole l’ha già detto, parliamo del 40%. 40% significa valutare se ci sono dei soggetti giuridici che hanno la possibilità di arrivare ad aggiudicarsi il 40% di questo mercato del fisico”.
Gatti: “Le piccole e medie imprese devono essere ascoltate dalla politica”
“Abbiamo un problema che riguarda le piccole medie imprese italiane che sono state e sono tuttora l’ossatura di questo settore. Sono 2500 aziende che operano sul territorio per la gestione delle macchine da gioco allacciate ed hanno una forza lavoro pari a circa il 50% del valore occupazionale del settore”. E’ quanto ha dichiarato nel suo intervento Francesco Gatti, vicepresidente della Sapar.
“Queste società sono in buona parte associate alla SAPAR di cui sono vicepresidente. La tutela di queste piccole medie imprese, la tutela dei posti di lavoro, la tutela di esperienza, la tutela di anni di sacrifici, in cui il settore è passato dai videopoker alle attuali macchine da gioco, sono stati messi a rischio da una politica discriminatoria attuata dagli enti locali. Tutte le altre tipologie di gioco, gratta e vinci, online, scommesse istantanee, etc. sono state mai messe in discussione”.
“Consideriamo che oggi il 73% dei ludopatici in cura nei SERT si dichiara dipendente non dalle VLT, ma da altri prodotti di gioco. Oggi continuare una battaglia contro un sistema così ben rappresentato, così ben distribuito sul territorio è quanto mai inutile, perché stiamo facendo una battaglia contro un prodotto che non è più il centro della problematica. Il nostro compito è quello di rappresentare i diritti di queste aziende con forza, con un impegno costante che riguarda ovviamente anche il confronto con la politica, confronto che fino a oggi purtroppo non c’è stato”.
“Se il bando di gara fosse come quello che è stato delineato da alcune anticipazioni, quindi con uno sbarramento al 40% e il massimo rialzo sui diritti relativi alle macchine da gioco, sarebbe un bando ritagliato un po’ su misura per determinate società rispetto ad altre. Noi come piccoli operatori di settore vorremmo invece continuare a lavorare. Siamo piccoli ma siamo tantissimi e ci deve essere data la possibilità, come imprese e dipendenti, di poter continuare a poter fare questo lavoro. Quindi oggi la domanda che noi come associazione dobbiamo fare al mondo politico è: esiste questa voglia di tutela della piccola media impresa italiana? Questo governo ha anche un importante dicastero che è quello del made in Italy. Chiediamo, come aziende italiane, di essere rappresentati e soprattutto, lo dico alla politica, di essere ascoltati”.
Borrelli: “Servono regole che impediscano la desertificazione delle piccole imprese fisiche”
Durante il confronto politico è intervenuto l’onorevole Francesco Emilio Borrelli (A.V.S.): “Ogni tipo di monopolio o duopolio, a meno che non sia di carattere statale e a tutela della cittadinanza, ci vede contrari. Ancor di più ci vede contraria l’idea che dei soggetti con gestioni e management esterni al nostro Paese possano aumentare notevolmente l’azione all’interno della nostra economia.
Non perché noi aprioristicamente siamo contrari a qualsiasi tipo di investimento, ma perché ci sembra un’operazione che può essere utile a incassare qualcosa subito, ma che in prospettiva desertifica il sistema di attività rodate nel tempo che fanno, che generano economia, che pagano le tasse e che hanno dipendenti”.
“Io non sono un fan del gioco, ma finché esiste, a meno che non decidiamo di diventare uno stato etico vietando anche gli alcolici o altre cose del genere, bisogna controllarlo al meglio, regolamentarlo e creare più concorrenza possibile.
Dal mio punto di vista, io limiterei addirittura molto di più il gioco online in questo caso specifico, perché è molto meno controllabile”.
“Il tema è: oggi nel sistema moderno la politica, intesa in modo trasversale, si sente più pressata da gruppi organizzati di cittadini, di imprenditori, di piccole e medie imprese, o da grandi monopoli, da grandi gruppi organizzati? Temo la seconda. Dobbiamo riflettere sul fatto che se riteniamo che la piccola e media impresa sia la spina dorsale del nostro Paese deve valere anche per questo settore. Perchè allora non mantenere la situazione attuale? Passare dal 25 al 40 è chiaro che ti permette di fare un incasso immediato stratosferico. Ma in prospettiva la desertificazione che porterà sarà molto, molto maggiore.
Il legislatore non deve ragionare all’oggi ma in prospettiva. Questa battaglia noi in modo costruttivo, dialogando, la porteremo avanti perché quello che si sta prospettando è una cosa ingiusta, scorretta sotto alcuni punti di vista e soprattutto pericolosa anche per la prospettiva e per il controllo del settore”, ha sottolineato.
Cavandoli: “Rete territoriale soffocata da una stratificazione normativa spesso caotica”
Intervenendo al convegno sul riordino del gioco pubblico, Laura Cavandoli (Lega) ha difeso l’impostazione scelta dal Governo nella delega fiscale, che ha previsto la distinzione tra riforma del gioco online e riforma del gioco fisico attraverso due diversi decreti legislativi.
“La suddivisione era già nata nella legge delega”, ha ricordato, sottolineando come l’intervento sull’online rispondesse a un’esigenza urgente di regolamentazione. “Ci sono quote rilevanti che rischiano di andare verso il mondo illegale. L’online deve avere tracciabilità, controllo e deve garantire legalità”.
“Il gioco è un’attività che appassiona, ma implica flussi economici significativi e quindi necessita di un quadro regolatorio attento”, ha affermato.
Difendendo la scelta di intervenire prima sull’online, la deputata ha spiegato che si trattava di un passaggio necessario e più rapido, mentre la riforma del gioco fisico presenta maggiore complessità perché incide su un sistema “vivo e vitale”, composto da operatori che negli anni hanno dimostrato professionalità e capacità di adattamento.
Cavandoli ha inoltre ricordato l’iter parlamentare previsto per i decreti legislativi. Il testo passerà dalla Commissione Finanze, dove potranno essere svolte audizioni e formulate osservazioni e condizioni.
“Le commissioni di merito potranno intervenire con pareri e indicazioni, in modo che il Governo possa recepire eventuali correttivi prima dell’approvazione definitiva”, ha spiegato.
D’Alessio: “Una materia così delicata non può essere gestita con decisioni calate dall’alto e senza confronto”
Nel corso del convegno sul riordino del gioco pubblico, Antonio D’Alessio (Azione) ha richiamato la complessità del provvedimento in discussione, sottolineando la pluralità di interessi coinvolti.
“Libertà, economia, risorse dello Stato, produzione, imprese, occupazione, legalità, tutela dei minori, salute, sanità e rischio di monopolio: quando tanti valori entrano in gioco, la politica deve svolgere fino in fondo il proprio ruolo”, ha affermato.
Secondo il deputato di Azione, un intervento che incide su un settore con ricadute economiche e sociali così ampie non può prescindere da un confronto strutturato e approfondito.
“Il percorso parlamentare, le audizioni in Commissione, il dialogo e il dibattito devono essere espletati fino in fondo. Se manca l’ascolto, il provvedimento resta incompleto”.
Per l’esponente di Azione, la risposta non è fermare il provvedimento, ma rafforzarne la legittimazione attraverso un percorso democratico pieno.
“La politica deve ascoltare e fare sintesi. Deve portare dentro le istituzioni le esigenze degli operatori, dei territori e delle comunità”.
Rispondendo a una domanda sulla posizione del partito, D’Alessio è stato chiaro:
“Azione pretenderà un vero percorso parlamentare, con audizioni e confronto reale sia in Commissione sia in Aula, e offrirà la massima disponibilità a contribuire a un testo che rappresenti una sintesi equilibrata delle esigenze in campo”.
Zega: “Il settore ha bisogno di sostenibilità, non di aste selvagge”
Marco Zega ha lanciato un monito preciso sui rischi economici legati alle modalità dei prossimi bandi. Il manager di Codere ha espresso forte preoccupazione per l’ipotesi di procedure basate esclusivamente su criteri economici estremi: “Una gara al massimo rialzo, come si paventerebbe, porterebbe maggiori casse immediate allo Stato, ma poi nel medio-lungo periodo ci sarebbero delle ripercussioni molto importanti”, ha esordito Zega, sottolineando come la stabilità del sistema dipenda dalla sostenibilità finanziaria degli operatori.
“Ho provato da economista d’azienda a valutare quelli che potevano essere gli impatti finanziari delle voci che sono trapelate in queste ultime settimane. E questo vedendolo sia dal punto di vista dello Stato e conseguentemente anche degli operatori. Una nota metodologica, quello che si è cercato di fare è partire dal giocato medio dei due prodotti di gioco AWP e VLT, così da arrivare ai flussi di cassa che effettivamente generano queste macchine in capo al soggetto concessionario più gestore, isolando soltanto la remunerazione dell’esercente”.
“Questi flussi di cassa li abbiamo proiettati nei nove anni che dovrebbe coprire la prossima concessione e li abbiamo attualizzati per tener conto appunto del vero impatto. La domanda quando ogni operatore economico è chiamato a fare un investimento importante, è: chi gli mette a disposizione i capitali in quanto tempo rientrerà il denaro investito? L’analisi condotta cerca di rispondere a questa domanda. I risultati sono abbastanza sovrapponibili”.
Pedrizzi: “Il Ministero non sia un bunker. Errore separare fisico e online: si rischia l’oligopolio”
Intervenendo nelle battute finali del convegno sul riordino del gioco pubblico, Riccardo Pedrizzi ha offerto una riflessione ampia, toccando sia i profili economici sia quelli istituzionali e giuridici della riforma.
Pedrizzi ha richiamato i dati forniti dagli operatori e ha messo in guardia rispetto al rischio di concentrazione del mercato.
“Si è parlato di direzione verso l’oligopolio, vale a dire la concentrazione in poche mani di tutto il settore”, ha affermato, invitando “gli amici del Governo ad andarsi a leggere Francesco Vito, che dopo la crisi del ’29 studiò proprio il fenomeno degli oligopoli”.
Un riferimento storico utilizzato per evidenziare i rischi economici di una eccessiva concentrazione del mercato.
“Era uscito un testo dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su cui c’era sostanzialmente unanimità nel giudizio positivo. Poi il testo è arrivato al Ministero. Il Ministero è un bunker. Nessuno ha la possibilità di accedere”.
Pedrizzi ha denunciato la mancanza di interlocuzione: “È possibile che non venga in mente a nessuno di alzare il telefono e chiamare gli operatori del settore? Una riforma così delicata non può essere affrontata senza concertazione”.
“Non rendersi conto che l’online accentua le problematiche della dipendenza significa non voler affrontare il tema sanitario”, ha affermato. “Un ragazzo o una persona anziana che si chiude nella propria stanza e gioca sul telefonino non è controllabile come nel gioco fisico”.
Ha inoltre contestato l’idea che l’Osservatorio sia stato abolito: “Non è stato abolito, è stato incorporato nel Dipartimento delle Dipendenze”.
Pedrizzi ha insistito sull’importanza della semantica: “Qui si tratta di gioco pubblico legale. Anche dall’utilizzo delle parole si capisce se si è proibizionisti oppure se si affronta il problema conoscendo la materia”.
In chiusura, Pedrizzi ha sottolineato la centralità delle PMI. “Noi non facciamo una questione di nazionalità dell’operatore. Ben vengano investimenti dall’estero. Ma dobbiamo tutelare le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico”.
Centemero: “Questione centrale non è soltanto definire la nuova tassazione del comparto, ma ridefinire i concetti economici e fiscali di riferimento”
Nel dibattito sulla riforma, l’onorevole Giulio Centemero ha tracciato una rotta basata sulla modernizzazione e sulla stabilità del comparto. Secondo l’esponente della Lega, il cuore del riordino deve essere la creazione di un ecosistema equo per tutti gli operatori.
“Si è parlato molto di dipendenze, che si collegano strettamente a un fenomeno strisciante di cui non parla nessuno, che è la solitudine, che si sta diffondendo in maniera esponenziale soprattutto nelle nostre grandi città”.
Portando l’esempio di Milano, ha sottolineato come “la fascia dei giovani adulti si senta sempre più sola” e come, in questo contesto, i presìdi fisici assumano un valore sociale.
“Abbiamo sbagliato anche come partiti a chiudere le sedi, che erano punti di aggregazione. E lo stesso vale per altre attività, compreso il gioco”.
“Il vero tema è il concetto di stabilizzazione nel nostro Paese”, ha affermato. “È un concetto collegato a un’economia che quasi non esiste più”.
Centemero ha richiamato l’evoluzione del mercato globale, osservando che le regole fiscali sono state definite in un contesto precedente all’affermazione delle grandi piattaforme digitali.
“Il concetto di stabile organizzazione è stato definito ben prima che arrivasse sul mercato globale un soggetto come Amazon”, ha spiegato. “È normale che questi soggetti costino meno e siano più performanti, ma operano senza stabile organizzazione e quindi con una tassazione molto inferiore rispetto agli operatori domestici”.
Secondo il deputato, la questione centrale non è soltanto definire la nuova tassazione del comparto, ma ridefinire i concetti economici e fiscali di riferimento.
“Il tema vero non è tanto la fase finale della nuova tassa, ma ridefinire i concetti dell’economia e, da qui, del fisco”.
De Bertoldi: “La politica torni protagonista. Porterò le criticità del settore al viceministro Leo e ad Alesse”
L’onorevole Andrea de Bertoldi ha voluto chiudere il suo contributo al convegno con un’intervista ad Agimeg. “Credo che il messaggio più importante sia che la politica deve tornare protagonista”, ha dichiarato. “Non si devono decidere le sorti importanti del Paese, dell’economia, delle imprese e dei cittadini nelle segrete stanze di nessun ministero o di nessuna casa”.
De Bertoldi ha ribadito la necessità di un confronto aperto con gli operatori del settore.
“Una riforma, qualunque essa sia, non può nascere nelle stanze di qualcuno, ma deve nascere nelle sale dove si incontrano operatori, imprenditori e parti politiche diverse. L’interesse del Paese deve essere il fine al quale tutti miriamo”.
Secondo il parlamentare, se emergono criticità nell’impianto della riforma, è necessario affrontarle prima dell’approdo definitivo in Parlamento.
“Se, come appare, ci sono delle criticità nella riforma è giusto che vengano sviscerate nel confronto, così da arrivare in Parlamento con un decreto che sia nella gran parte accolto da tutti”.
L’esponente LCD ha annunciato un’iniziativa immediata. “Mi rivolgerò subito al viceministro Leo, che è competente sulla materia, e al direttore delle Dogane e dei Monopoli Alesse per trasmettere loro quanto emerso in questa mattinata”.