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Imprese, istituzioni e terzo settore: manifesto EGP FIPE per regole chiare, tutela della salute e lotta all’illegalità

Parte dalla Lombardia un tour che toccherà anche Centro e Sud per definire una piattaforma condivisa in vista del riordino del settore

Serve un cambio di paradigma: dalla contrapposizione alla cooperazione. Se si vuole dare vita ad un sistema di gioco pubblico che sia sostenibile, trasparente e che tuteli nel modo migliore la salute delle persone, è indispensabile che tutti gli attori in campo facciano squadra. 

È questo il pensiero di fondo che ha spinto EGP FIPE, l’organizzazione di categoria degli esercenti attivi nei giochi regolamentati, facente parte di Confcommercio, a organizzare una serie di incontri in tutta Italia e coinvolgere attivamente istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore nell’elaborazione di una piattaforma di provvedimenti che possano migliorare e rendere sempre più sicuro e affidabile il settore dei giochi pubblici.

Confronto Aperto, il titolo scelto per questa iniziativa che ha debuttato oggi a Milano, presso la sede di Confcommercio, alla presenza di esponenti delle istituzioni regionali della Caritas, della Guardia di Finanza, e delle imprese del settore. L’occasione giusta per illustrare la base programmatica dalla quale partire: il Manifesto “Regole, Salute, Territori”,elaborato da EGP FIPE, che ha invitato tutti i presenti a condividerne le nuove linee di indirizzo.

“FIPE – spiega il presidente Emmanuele Cangianelli – propone innanzitutto la Certificazione degli esercizi legali che devono rispettare standard univoci di qualità, sicurezza, trasparenza e percorsi formativi dei dipendenti, per rafforzare la fiducia dei cittadini. Essi devono rappresentare un’offerta ben distribuita sul territorio per evitare, nello spirito della legislazione italiana impostata fin dal 1948, il proliferare delle attività illegali”.

“Parallelamente – aggiunge Cangianelli – occorre puntare sull’innovazione tecnologica, dall’adozione di terminali a controllo remoto sicuro, alla incentivazione all’uso, oltre al denaro contante, di sistemi di pagamento che possano migliorare la trasparenza del consumo, all’impiego dell’Intelligenza artificiale per garantire, nei punti a libero accesso, il controllo dell’età direttamente da parte dei device di gioco”.

Le regole uniformi per le imprese devono poi accompagnarsi, secondo EGP FIPE, a un’equa compartecipazione di Regioni e Comuni al gettito dei giochi, destinandolo a politiche socio sanitarie finalizzate a ridurre l’esclusione sociale, vera concausa di molte dipendenze tra le quali il gioco compulsivo. Dove non arriva la prevenzione primaria, infine, deve arrivare la mutualità: in questo le aziende aderenti a FIPE sono pronte a fare la loro parte insieme alle ASL e alle realtà del Terzo settore per intercettare i soggetti problematici e massimizzare informazione e controlli prima della generazione di dipendenze.

Questo comparto ha un impatto economico-sociale molto forte. La Fipe rappresenta gli esercizi pubblici, tra cui le sale gioco che operano in concessione dello Stato e vendono prodotti di gioco autorizzati dalle autorità competenti. In questi anni abbiamo assistito alla crescente differenziazione dell’intrattenimento e della sua evoluzione”, ha dichiarato Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio. Ovviamente, la frammentazione normativa nei territori più dettata da azioni emotive piuttosto che costruttive. Per questo motivo da anni sosteniamo in modo concreto la EGP che si batte per le sale gioco. Tutelare queste imprese è fondamentale per prevenire l’illegalità e il disturbo da gioco d’azzardo. La ludopatia esiste, ma eliminare il gioco non può essere la risposta ma deve esserci una proposta normativa corretta che si fondi sulla formazione degli operatori, di controlli più mirati ed efficaci di ADM e delle forze dell’ordine. Le istituzioni devono avere un approccio pragmatico e coerente che rafforzi i presidi legali e scoraggi l’illegalità. L’obiettivo comune è quello di traguardare un sistema di gioco sicuro, responsabile, tracciabile e sostenibile. Infine, ringrazio Emmanuelle Cangianelli per l’importante lavoro svolto fino ad ora e del suo impegno per questo settore”.

L’ultimo appello è ai legislatori, affinché, in fase di riordino, pongano fine alla stagione dello squilibrio fiscale e normativo che negli ultimi anni ha determinato un’impennata incontrollata di forme di gioco online, non sempre pienamente controllate, a scapito dell’offerta nei punti vendita.

“Se lavoriamo in squadra – conclude il presidente di EGP FIPE – possiamo davvero essere efficaci. Ma se continuiamo con le contrapposizioni, finiremo per lasciare praterie ai pirati del gioco, ben lieti di approfittare di una domanda che permane comunque diffusa”.

Gioco pubblico in Lombardia: i numeri

In occasione della prima tappa di Confronto Aperto, EGP FIPE ha diffuso anche le analisi del gioco legale in Lombardia che, come in altre realtà italiane, si sta spostando verso consumi online sempre più marcati e incontrollati.

–  +10% la spesa complessiva per giochi legali in Lombardia tra il 2019 e il 2024, superando 3,8 miliardi di euro

–  +434 milioni di euro (+164%) di spesa nel gioco online a fronte di -431 milioni di euro (-20%) di spesa su apparecchi da gioco fisici

–  +7,6 miliardi di euro le giocate online; -2 miliardi quelle nei punti vendita fisici

–  oltre 2.800 punti vendita con apparecchi da gioco chiusi in 5 anni, con circa 3.000 Punti Vendita Ricariche (PVR, a servizio del gioco online) stimati attivi in Lombardia a fine 2024

“Anche a livello regionale – spiega EGP FIPE – occorre valorizzare la formazione di tutti gli operatori dell’offerta, rendendola obbligatoria, certificata e fruibile anche in modalità digitale. La Lombardia sta valutando la propria legislazione ma è necessario fare di più. Occorre allinearsi al quadro concessorio nazionale per introdurre strumenti digitali di automisurazione, autoesclusione ed incentivare la tracciabilità dei pagamenti, senza continuare a penalizzare gli operatori autorizzati che garantiscono legalità e trasparenza”.

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Governance e trasparenza: il nuovo Sport Transparency Index valuta lo sport europeo

Il progetto è promosso dallo Sport Integrity Global Alliance (SIGA) con partner istituzionali e il supporto dell’Unione Europea

E’ stato ufficialmente lanciato a Bruxelles lo Sport Transparency Index (Sport T Index), il primo strumento indipendente e basato su evidenze concrete per misurare la trasparenza e la buona governance nello sport europeo. Il progetto è promosso dalla Sport Integrity Global Alliance (SIGA) insieme a un consorzio di partner istituzionali, ed è co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Erasmus+.

Il nuovo indice si propone di promuovere una cultura dell’integrità e della responsabilità valutando le informazioni rese pubblicamente disponibili da club, leghe, federazioni nazionali e organismi sportivi internazionali. L’analisi si basa su 15 indicatori universali di trasparenza suddivisi in tre ambiti principali: organizzativo, operativo e finanziario. Tutti i dati sono ricavati esclusivamente dai siti web ufficiali delle entità valutate.

sport transparency index

Tra le realtà che si sono distinte nelle valutazioni iniziali, spiccano il Milan, Juventus, la Bundesliga tedesca, oltre alle federazioni di tennis tavolo, canottaggio e tennis della Germania, quella di taekwondo francese, e le associazioni slovene di sci e atletica. Tutte hanno ottenuto un punteggio pari a 14 indicatori su 15, posizionandosi tra le più virtuose in Europa.

Durante l’evento inaugurale, esponenti istituzionali, accademici e dirigenti sportivi hanno sottolineato l’urgenza di trasparenza, vigilanza e riforma nel mondo dello sport. Tra gli interventi principali quelli di Emanuel Macedo de Medeiros, CEO globale di SIGA, e di rappresentanti della Brussels School of Governance, dell’ICSS e della Commissione Europea.

Ampio spazio è stato dedicato alle testimonianze dei primi utilizzatori dell’indice, tra cui European Aquatics, la Kosovo Swimming Federation e la Royal Belgian Swimming Federation, che hanno condiviso come il nuovo strumento stia già contribuendo a migliorare i loro modelli di governance.

top performing clubs

Anche i club sportivi, come Olympiakos, la Fribourg Olympic Basket Academy e HAŠK Mladost Zagreb, hanno espresso apprezzamento per gli strumenti pratici offerti dal progetto, tra cui pacchetti formativi e linee guida utili per attuare riforme strategiche. Per il calcio è intervenuto Andre Mosqueira do Amaral, CEO della Lega portoghese, che ha espresso l’obiettivo di raggiungere il punteggio massimo.

Emanuel Macedo de Medeiros, CEO di SIGA, ha lanciato un appello forte al mondo dello sport: “Lo Sport Transparency Index non è solo una classifica. È uno specchio rivolto a chi governa, guida e trae beneficio dallo spettacolo sportivo. Chiede una cosa semplice, fondamentale: siete all’altezza dei valori dello sport? State onorando la fiducia di atleti, tifosi e della comunità economica globale? Questo indice è più di un tabellone – è uno strumento di cambiamento. Ci dà il potere – a noi giornalisti, ai decisori politici, ai tifosi, agli atleti – di chiedere conto a chi detiene il potere, per garantire che lo sport sia gestito come dovrebbe: con integrità e trasparenza. Non si tratta di puntare il dito o distribuire colpe. Non si tratta di fare nomi e creare scandali. Si tratta di fare luce su ciò che si può migliorare, di incoraggiare chi ha responsabilità a fare di più e meglio”.

Anche Mohammed Hanzab, presidente dell’ICSS, tra i partner del progetto, ha sottolineato: “Lo Sport Transparency Index non serve a colpevolizzare, ma a premiare quelle organizzazioni sportive – club e federazioni – che scelgono di rendere pubblici i propri sforzi per tutelare e migliorare la trasparenza e la governance interna. È anche un modo per incoraggiare altri a seguire lo stesso esempio. L’indice risponde a una domanda crescente da parte di tifosi e sponsor: capire come sono gestiti gli sport che sostengono. E soddisfa il desiderio di molte organizzazioni sportive di rendere visibile questo impegno, valorizzando la trasparenza come un asset prezioso”.

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Gioco responsabile: tra innovazione tecnologica, formazione e intelligenza artificiale

Tanti i dati interessanti presentati nel Rapporto Nomisma-Novomatic Italia sul gioco pubblico

Il settore dei giochi pubblici in Italia si conferma un comparto di primaria importanza per l’economia e la società del Paese. Un nuovo rapporto, realizzato da Nomisma in collaborazione con Novomatic Italia, ha analizzato approfonditamente il gioco legale sul territorio, evidenziando aspetti normativi, economici, occupazionali e territoriali. Centrali in questo scenario sono la spinta verso una maggiore sicurezza e consapevolezza attraverso la tecnologia e la formazione, elementi chiave per un gioco responsabile.

Dati economici e occupazionali

Nel 2024, il mercato regolamentato dei giochi pubblici ha registrato numeri significativi:

  • Spesa effettiva dei giocatori:
    • Totale: 21,4 miliardi di euro.
    • Proveniente esclusivamente dal canale fisico: 16,3 miliardi di euro.
  • Raccolta totale: 157,4 miliardi di euro in giocate.
  • Vincite restituite ai giocatori: 136 miliardi di euro.
  • Contributo fiscale (Gettito Erariale):
    • Dalla rete fisica: 9,2 miliardi di euro nel 2024, pari all’88% del totale dei prelievi erariali riconducibili ai giochi.
    • Nel 2024, oltre 9 miliardi di euro all’Erario provengono dal settore, con il 50% che arriva da slot e VLT. Per il dettaglio, gli apparecchi AWP e VLT hanno generato un gettito fiscale di 5,3 miliardi, pari al 57% del totale fiscale del retail.
  • Valore Aggiunto: Le imprese attive nella concessione, gestione e distribuzione dei giochi pubblici su rete fisica hanno generato un valore aggiunto complessivo di 20,8 miliardi di euro, equivalente all’1,1% del PIL nazionale.
  • Occupazione: L’intero settore ha attivato oltre 324 mila posti di lavoro lungo tutta la filiera (diretta, indiretta e indotta).

La rete fisica

Nel 2024, la rete di punti vendita del gioco retail è stimata in circa 85.000 esercizi unici. La distribuzione per categoria di gioco è la seguente:

  • Lotterie ad estrazione istantanea (Gratta e Vinci) e differita: 53.600 punti vendita.
  • Apparecchi da intrattenimento AWP: circa 45.300 punti retail.
  • Giochi numerici (Lotto e Superenalotto):
    • Lotto: 32.350 punti vendita.
    • Superenalotto: 33.800 punti vendita.
  • Scommesse sportive, ippiche e virtuali: 9.500 punti vendita specializzati e generalisti.
  • Sale con apparecchi VLT: 4.370 sale.
  • Sale bingo: 183 sale.

Distribuzione territoriale dei punti vendita

La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di punti vendita per quasi tutte le categorie di gioco, con un peso sul totale nazionale che oscilla tra il 13% e il 16%. Seguono il Lazio e la Campania. In particolare, la Campania è la prima regione in Italia per numero di punti vendita che offrono scommesse sportive, ippiche e virtuali (oltre 2.000, pari al 21% del totale italiano) ed è tra le prime per numero di sale bingo, insieme a Lombardia e Sicilia. Altre regioni con una robusta presenza di punti vendita includono Veneto, Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Piemonte. Le prime otto regioni italiane concentrano circa i tre quarti dei punti vendita di giochi pubblici.

Online vs. retail

La distribuzione del gioco tra canali di vendita (retail e online) mostra una prevalenza della domanda sul digitale in termini di raccolta, ma il gioco fisico domina la spesa effettiva e il contributo fiscale.

  • Raccolta 2024:
    • Canale digitale (siti e app online): 59% della raccolta.
    • Rete generalista (tabaccherie, bar): 22%.
    • Rete specializzata (sale apparecchi, sale scommesse, sale bingo): 19%.
    • Complessivamente, la rete fisica assorbe il 41% del mercato in termini di raccolta.
  • Spesa sostenuta dai giocatori:
    • Luoghi fisici: 76% del totale. Circa la metà della spesa è attribuibile alla rete generalista, il 27% a quella specializzata.
    • Canale online: Solo il restante 24%.
  • Contributo Fiscale: Il gioco retail contribuisce maggiormente, con uno share dell’88%.
    • Rete generalista: 60% dei prelievi erariali.
    • Rete specializzata: 28%.
    • Canale online: 12%, le cui vincite sono soggette a una tassazione inferiore rispetto ai canali fisici.

Analizzando il trend 2019-2024, il ruolo del canale retail in termini di importi giocati si è ridotto sensibilmente, passando dal 67% al 41%. In questo periodo, il gioco land-based ha visto un calo delle somme giocate del 12,1%. Questa dinamica è riconducibile non solo agli effetti del lockdown dovuto alla pandemia (2020-2021), che ha portato alla chiusura di alcune attività (apparecchi, bingo, scommesse in sale), ma anche a modifiche regolamentari come distanziometri, limitazioni orarie, inasprimenti fiscali per gli apparecchi e tassazione sulle vincite. Di contro, tra il 2019 e il 2024, la raccolta nel gioco a distanza è più che raddoppiata (+153,6%), trainata dai “casino games” e dalle scommesse sportive, con la sua quota sul totale delle somme raccolte che è passata dal 33% al 56%.

Gli apparecchi da intrattenimento

Il segmento degli apparecchi da gioco AWP e VLT rimane centrale nel settore:

  • Nel 2024 ha generato 32,6 miliardi di euro di raccolta.
  • Con una spesa effettiva di 8,2 miliardi di euro.
  • E un gettito fiscale di 5,3 miliardi di euro, pari al 57% del totale retail.

Nonostante la loro centralità, la raccolta degli apparecchi è diminuita del 30,1% rispetto al 2019, a causa anche delle restrizioni locali e della crescente concorrenza del gioco online, che nello stesso periodo ha visto una crescita del +153,6%.

Sfide e quadro normativo

Il modello italiano, basato su un sistema concessorio che combina controllo pubblico e gestione privata, è stato a lungo considerato tra i più avanzati d’Europa. Tuttavia, oggi il comparto è minacciato da una crescente pressione normativa e da una forte frammentazione territoriale.

  • Frammentazione Normativa: Distanziometri, limiti orari e sanzioni variano notevolmente tra le regioni, creando disparità operative per gli esercenti e confusione per i giocatori.
  • Conoscenza delle Regole: Solo il 16% dei giocatori italiani dichiara di conoscere esattamente le regole della propria regione. La maggioranza, il 55%, auspica regole uniformi su tutto il territorio nazionale.
  • Decreto di Riordino: Si attende con urgenza l’adozione del Decreto di riordino del gioco fisico per implementare strumenti come la formazione su tutto il territorio nazionale.

Focus sul gioco responsabile: tecnologia e formazione

Il gioco responsabile non è solo una questione di rispetto delle normative, ma un valore fondante per le aziende del settore, come Novomatic. L’obiettivo è garantire che il momento ludico rimanga tale, tutelando il consumatore.

La formazione è considerata la leva maggiore per rendere il gioco sempre più consapevole e responsabile. È uno dei pilastri dell’articolo 15 della Delega Fiscale. L’addetto di sala è fondamentale, avendo un rapporto diretto con il consumatore. L’obiettivo è che la formazione venga svolta in maniera analoga su tutto il territorio.

Novomatic Italia pone l’attenzione sulle persone, destinatarie della propria strategia di gioco responsabile, credendo che solo un lavoro sinergico di professionisti e ricerca possa mettere in campo strumenti efficaci.

Le attività si sviluppano su due direttrici principali:

  1. Prevenzione: Attraverso la formazione dei responsabili in Italia (circa 4.500 persone). Questo framework viene trasmesso a tutti i Paesi in cui opera il Gruppo. La formazione è svolta in presenza, con momenti di gioco di ruolo e sviluppo di situazioni reali in cui i gestori potrebbero trovarsi.
  2. Comunicazione: Credendo nella responsabilità nella filiera, si ritiene fondamentale che il cliente sia informato sui prodotti e su come vengono offerti.

La tecnologia è uno degli strumenti chiave per sviluppare queste iniziative. Novomatic ha già pronto un “prodotto sostenibile” in attesa del riordino del gioco fisico.

L’innovazione tecnologica di Novomatic: il cabinet AWP con AI

Novomatic Italia ha sviluppato un innovativo cabinet AWP grazie a una tecnologia avanzata e all’Intelligenza Artificiale. Questo sistema segna un importante passo avanti nella tutela del giocatore e introduce novità in termini di tecnologia e responsabilità:

  • Riconoscimento dell’età del giocatore.
  • Implementazione di limiti personalizzati di spesa.
  • Un algoritmo che rileva comportamenti anomali o ricorrenti.
  • In questi casi, il sistema fornisce messaggi gentili al giocatore e avvisa il gestore della sala.
  • Una soluzione all’interno dell’app dedicata al gioco responsabile consente di monitorare il tempo e il denaro speso.
Markus Buechele (CEO Novomatic Italia)

Markus Buechele (CEO Novomatic Italia): “Prevenzione e sostenibilità, le chiavi per un gioco responsabile. Serve cooperazione tra istituzioni e operatori”

«Da tempo il nostro settore si interroga su come essere più efficace nella prevenzione delle dipendenze da gioco» – ha dichiarato Markus Buechele, ceo Novomatic Italia. «Novomatic crede profondamente che eventi come questi siano importanti per lo scambio di idee e la condivisione di esperienze, al fine di costruire soluzioni efficaci e durature. Nei panel di oggi interverranno esperti che operano costantemente nel campo della prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo».

«Nelle ultime settimane abbiamo atteso il riordino del gioco fisico, che sembrava imminente, ma Novomatic già da anni lavora a un prodotto sostenibile, che presenteremo oggi», ha concluso Buechele.

Mario Lollobrigida (Direttore Giochi ADM)

Mario Lollobrigida (Direttore Giochi ADM): “Tecnologia e formazione devono andare di pari passo per rendere il gioco sempre più sicuro e consapevole”

“Il settore degli apparecchi da intrattenimento è quello che consente il maggiore utilizzo delle tecnologie sviluppate dai concessionari. Questi sono sicuramente strumenti validi per intercettare i minori, anche se in molti casi gli apparecchi sono gestiti da sale dedicate”, ha detto Mario Lollobrigida, direttore Giochi di ADM.

“Tuttavia, sono rimasti fuori tutti gli altri settori e secondo me la leva maggiore per rendere il gioco sempre più consapevole e responsabile è la formazione. Questa è infatti uno dei pilastri dell’articolo 15 della Delega Fiscale. L’addetto di sala è fondamentale perché è colui che ha il rapporto diretto con il consumatore. Su questo tema ci stiamo lavorando molto ed è uno degli elementi adottati da diverse Regioni. Ora però il sistema prevede che la formazione venga svolta in maniera analoga su tutto il territorio e speriamo che il Decreto di riordino del gioco fisico venga adottato al più presto per implementare anche questo strumento”.

Mara Di Lecce (Dir. Comunicazione e Marketing Novomatic Italia)

Mara Di Lecce (Dir. Comunicazione e Marketing Novomatic Italia): “L’attenzione alle persone è al centro della nostra strategia”

“L’attenzione alle persone è centrale per noi, perché sono i destinatari della nostra strategia di gioco responsabile. Solo attraverso un lavoro sinergico di professionisti e di ricerca si possono mettere in campo strumenti efficaci per il gioco responsabile”. E’ quanto ha dichiarato Mara Di Lecce, direttore Comunicazione e Marketing di Novomatic Italia.

“Le attività messe in campo si sviluppano su due direttrici: la prevenzione e la comunicazione. La prima viene fatta attraverso la formazione dei nostri responsabili in Italia, ovvero 4.500 persone. Questo framework viene trasmesso a tutti i Paesi in cui opera il Gruppo. La formazione viene fatta in presenza, anche con momenti di gioco di ruolo e lo sviluppo di situazioni reali in cui i gestori si potrebbero trovare.
La seconda direttrice è la comunicazione. Crediamo che un cliente informato sui prodotti e sulle modalità con cui vengono offerti sia fondamentale, poiché crediamo nella responsabilità della filiera.
Non è tutto: uno degli strumenti con cui sviluppiamo queste iniziative è la tecnologia”.

Jessica Cozzi (Dir. Videolotteries Novomatic Italia)

Jessica Cozzi (Dir. Videolotteries Novomatic Italia): “Con AI e tecnologia avanzata, un nuovo cabinet AWP per tutelare il giocatore e promuovere il gioco responsabile”

Jessica Cozzi, Direttore Videolotteries di Novomatic Italia, ha illustrato i dettagli di un’innovazione tecnologica al servizio del gioco responsabile: “Grazie ad una tecnologia avanzata e all’intelligenza artificiale, abbiamo sviluppato un cabinet AWP innovativo in grado di riconoscere l’età del giocatore, comportamenti a rischio ed intervenire con messaggi di aiuto all’utente e avvisi al personale di sala”.

“Il gioco responsabile non è solo un rispetto delle normative, ma per Novomatic è un valore fondante. Siamo perfettamente consapevoli che il gioco comporta sfide importanti, in una società sempre più attenta al benessere delle persone”.

“Novomatic si sente responsabile affinché il momento ludico resti tale. Questo è uno strumento che, secondo noi, rappresenta una leva importante nella tutela del consumatore. Il nostro approccio non nasce per rispondere a un obbligo normativo, ma si basa su analisi condotte da tempo. Da questo background è nato il nuovo cabinet AWP, che rappresenta un passo in avanti nella tutela del giocatore e introduce novità in termini di tecnologia e responsabilità, come il riconoscimento dell’età, l’implementazione di limiti personalizzati di spesa, e un algoritmo in grado di rilevare comportamenti anomali o ricorrenti”.

“In questi casi il sistema invia messaggi gentili al giocatore e avvisa il gestore della sala. Infine, una soluzione integrata nell’app dedicata al gioco responsabile consente di monitorare tempo e denaro spesi. Tutti questi elementi non sono frutto del caso, ma il risultato di anni di ricerca e investimento”.

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Gioco online: nasce Syngame, frutto dell’accordo tra Microgame e Betpassion

La società ha partecipato al bando ADM per le nuove concessioni di gioco online

Microgame, service provider leader nel settore del gioco online con il suo brand Puntoscommesse, e Playmatika, con il suo brand Betpassion, danno ufficialmente vita a Syngame S.p.A. È stata costituita la nuova società, frutto dell’alleanza tra i due provider, che ha già presentato la propria candidatura per il nuovo bando ADM per le concessioni del Gioco a Distanza.

Syngame nasce come un progetto aperto e cooperativo, ideato per diventare un punto di riferimento italiano nel settore del gaming online. Daniele Lombardo, proprietario Playmatika e Consigliere di Amministrazione di Syngame, ha dichiarato: “Quello che inizialmente sembrava un punto di arrivo, oggi diventa un nuovo inizio. Syngame nasce dalla volontà di coniugare l’esperienza di Betpassion con la solidità tecnologica di Microgame, aprendo nuove prospettive di sviluppo anche per altri operatori”.

Marco Castaldo

“Syngame è la risposta industriale a un contesto che richiede innovazione e visione” – ha aggiunto Marco Castaldo, CEO di Microgame e Presidente di Syngame – “Il nostro obiettivo è anticipare il cambiamento del modello multicanale italiano e offrire, con Syngame, un progetto scalabile, tecnologicamente avanzato e sostenibile. Una combinazione rara tra know-how commerciale e capacità di sviluppo in house”.

Syngame nasce così con l’obiettivo di fare sistema, valorizzando la complementarità dei due fondatori ed offrendo una piattaforma ideale per l’aggregazione di altri operatori. Con una visione chiara: creare un polo italiano, indipendente e competitivo, per il nuovo scenario del gioco legale online.

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Sergio D’Angelo è il nuovo presidente di Sapar: “Ci attendono nuove sfide”

D’Angelo era già vicepresidente vicario e presiede la delegazione Campania. Succede a Domenico Distante

Sergio D’Angelo è il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Sapar, l’associazione più longeva del settore che rappresenta 5.000 piccole e medie imprese nel comparto del gioco pubblico, fondata nel 1962. Oggi, 28 maggio, a seguito delle elezioni svoltesi a Rimini durante il consiglio direttivo, è stato eletto Presidente Nazionale dell’Associazione.

D’Angelo ha già ricoperto diverse cariche all’interno dell’ente tra cui vicepresidente vicario della Sapar nella scorsa legislatura. Attualmente è presidente della Delegazione Campania e membro dell’Osservatorio Regionale del disturbo di gioco D’azzardo della Campania, con lo scopo di prevenire gli aspetti problematici della ludopatia.

Succede a Domenico Distante che era in carica dal 2018. L’esperienza e l’impegno maturato negli anni dal nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Sapar sono aspetti di grande importanza. “Ringrazio innanzitutto il presidente e la vicepresidenza che mi ha preceduto per il lavoro svolto, oggi ci aspettano nuove sfide. Tra queste ci sono il riordino del settore a salvaguardia del gestore e il rilancio del settore dell’intrattenimento degli apparecchi senza vincita in denaro adeguando gli stessi agli anni moderni in linea con le altre nazioni” ha commentato D’Angelo.

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Le cabine fototessera non sono un problema: perché rimuoverle è una scelta miope e antiurbana

Cabine fototessera, tra funzione sociale e memoria collettiva: Roma ripensa il suo spazio pubblico

Sono una presenza silenziosa, ma oggi tornano al centro del dibattito romano: sono le cabine fototessera. Il Municipio I ha approvato all’unanimità una mozione che ne propone la riduzione e il riposizionamento in alcune zone della città, giudicandole ormai inutilizzate o fonte di degrado.

Nel mirino, in particolare, ci sono alcune postazioni tra via Volturno, piazza dell’Indipendenza, piazza Vittorio e viale Manzoni. Secondo il documento, queste cabine sarebbero diventate “ricettacolo di rifiuti oggetti vari, luogo di spaccio e di espletamento dei bisogni corporei”. Da qui, l’invito rivolto all’amministrazione comunale a intervenire per ripulire e “ridimensionare” la presenza di queste strutture nello spazio urbano.

Ma davvero queste strutture sono solo un relitto urbano da rimuovere? Non la pensa così Michele Carucci, responsabile marketing e comunicazione del Gruppo Dedem, l’azienda che da oltre sessant’anni installa e gestisce le cabine in tutta Italia ed in diversi paesi del mondo: “Eliminarle significa privare la città non solo di un servizio, ma di un presidio umano. Una cabina non è un ostacolo. È prossimità, memoria, funzione”.

E ancora: “Pensare che rappresenti un problema è distogliere lo sguardo dal vero decadimento”. La prima cabina italiana venne installata proprio a Roma, nella Galleria Colonna, nel 1962. Da allora, generazioni di italiani vi hanno stampato foto per documenti, ricordi di amicizie e amori, riti di passaggio adolescenziali. Oggi, anche nell’era digitale, restano utili per certificazioni ufficiali e servizi pubblici.

Ma non è solo questione di utilità. Urbanisti come Jane Jacobs o Jan Gehl ci ricordano che le città si vivono nei piccoli scambi: nei luoghi dove ci si ferma, ci si incontra, ci si riconosce. Le cabine fototessera, in quest’ottica, non sono elementi d’arredo urbano: sono “piccole infrastrutture” di umanità, come le definisce lo stesso Carucci. E possono persino evolvere. Un esempio concreto arriva da Torpignattara, dove Dedem ha promosso un intervento di riqualificazione attorno a una vecchia cabina. Invece di essere rimossa, è stata recuperata insieme al quartiere, trasformandosi in punto di riferimento e relazione.

Un altro progetto più recente riguarda le Pink Box: tante cabine, da Milano a Palermo, sono già state riconvertite in stazioni di emergenza contro la violenza di genere. Con la semplice pressione di un pulsante, si può attivare un collegamento diretto e riservato con il numero 1522, operativo 24 ore su 24 in tutte le lingue. Nel dibattito romano il rischio è guardare alla superficie, ignorando il valore potenziale di strutture che, con interventi mirati, possono tornare a essere spazi vivi, inclusivi, vicini ai bisogni reali della città. Ecco perché liquidare le cabine fototessera come arredi inutili è una visione miope. Il diritto alla città, come ricorda Saskia Sassen, non si misura con le grandi opere, ma si gioca nei dettagli. E tra questi, anche il gesto semplice di entrare in una cabina e scattare una foto ha un estremo valore. Anche, e forse soprattutto, nel 2025.

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Stati Generali ADM, Alesse: “A buon punto la riforma del gioco fisico. Presto confronto con la Conferenza Stato-Regioni”

Al via gli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I primi numeri del 2024: entrate per 11,6 miliardi, 721 siti illegali bloccati e 3.319 sanzioni

Si sono aperti oggi, mercoledì 21 maggio, a Roma gli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), un evento di due giorni che si concluderà domani, giovedì 22 maggio. L’edizione di quest’anno, come sottolineato dal Direttore Generale di ADM, Roberto Alesse, mira a “offrire importanti spunti di riflessione sullo stato dell’arte”.

Durante la sessione d’apertura, il Direttore Alesse ha presentato i risultati raggiunti dall’Agenzia, evidenziando il suo ruolo cruciale non solo per la salvaguardia dell’economia nazionale, ma anche per la sua importanza in vari ambiti di interesse europeo ed extraeuropeo.

Per quanto riguarda il settore dei giochi, il Viceministro Leo ha spiegato che “è stato attivato un decreto sul gioco online”, un comparto che è “cresciuto molto dopo il COVID”. La gara per il gioco online è in corso, con la possibilità di presentare la domanda “entro la fine di questo mese”, e ci si attende “circa 350 milioni di entrate” da questa gara.

Il tema centrale e molto atteso dagli operatori è il riordino del gioco fisico. Roberto Alesse, direttore generale ADM, ha affermato che la materia dei giochi pubblici è già stata riformata per il settore online e che ora “ci manca di portare a termine l’altro settore che è quello della rete fisica”. Ha aggiunto: “stiamo costruendo, e siamo a buon punto, un testo tecnico normativo che dovrà essere portato all’attenzione nelle prossime settimane della conferenza Stato Regioni”. Su questo punto, Alesse si è detto “molto fiducioso” che “l’intero comparto il gioco pubblico che è un settore nevralgico sarà riformato così come si attendeva da molti anni”.

Il Viceministro Leo ha ribadito che per il riordino del gioco fisico “stiamo avendo delle interlocuzioni importanti con la Conferenza Unificata”. Il tema più delicato è quello di “avere norme unificate su tutto il territorio nazionale, come ad esempio le distanze e limiti orari”. Leo ha evidenziato che il riordino “non è un tema che riguarderà solo il Ministero dell’Economia e ADM, ma deve necessariamente avere un’interlocuzione con la Conferenza Unificata, con le realtà comunali”.

Per quanto riguarda le tempistiche, Leo ha specificato che “i decreti legislativi di attuazione della riforma, per effetto di un disegno di legge che abbiamo presentato, che sta facendo il suo iter parlamentare, verranno spostati al 31 dicembre del 2025“. Ha espresso la convinzione che “in questo intervallo temporale penso che riusciremo a portare a termine questa riforma“.

Il Viceministro ha anche sottolineato che “la gara del Lotto è stata un successo, con un’asta che ha portato la concessione al valore di oltre 2 miliardi di euro”.

Durante il suo intervento agli Stati Generali, il Direttore Alesse ha anche illustrato i dati relativi al settore del gioco pubblico. Nel 2024, le entrate per lo Stato derivanti da questo settore sono state di 11,6 miliardi di euro, lo stesso valore registrato nel 2023. Alesse ha definito il settore “rilevante” e ha sottolineato la necessità di garantire contemporaneamente “la tutela della salute pubblica e la stabilità del gettito erariale”. Anche il Viceministro Leo ha menzionato la “tutela dei consumatori, con particolare riguardo alle persone vulnerabili ed i minori” come un parametro importante.

L’attività di vigilanza nel settore del gioco è stata un altro punto chiave. Nel 2024, l’imposta accertata ammonta a 72,5 milioni. Sono state irrogate 3.319 sanzioni e controllati 19.210 esercizi. Un dato in crescita riguarda i siti web inibiti, che nel 2024 sono stati 721, in aumento rispetto ai 490 del 2023. Alesse ha attribuito l’incremento delle inibizioni alla “sinergia con le forze dell’ordine” che ha avuto un ruolo determinante per “controllare i flussi di denaro e contrastare il gioco illegale”, concetto ribadito anche da Leo.

Il Direttore Alesse ha descritto ADM come un’agenzia “molto attiva e protagonista nello scenario europeo anche internazionale” nel 2024. Ha definito le dogane un “pezzo di geopolitica” e un “settore radicale trasformazione tecnologica”, dove “è arrivata l’intelligenza artificiale”. È necessario garantire la sicurezza del commercio internazionale, anche considerando che “l’Europa vuole un’unica legislazione con un’unica autorità doganale”. Le dogane sono anche uno strumento “per facilitare gli scambi commerciali” e quindi “al servizio dell’economia”.

Per garantire controlli sempre più “rigorosi e incisivi“, l’agenzia si sta dotando di “strumenti tecnologici nuovi”. Alesse ha menzionato la “complessa materia dell’antifrode che è gestita da un’importante direzione centrale che si sta dando da fare e che sta aumentando in controlli a garanzia di tutti quanti i cittadini del mondo”.

Alesse ha enfatizzato che i successi ottenuti dall’Agenzia sono il frutto del lavoro di oltre 12.000 dipendenti, sottolineando che il “capitale umano svolge un lavoro essenziale”. L’Agenzia ha il compito di integrare le professionalità esistenti con l’acquisizione di nuovi esperti, come quelli nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale. Per questa “forza lavoro così rilevante necessitava di una struttura gestionale adeguata”, finalità per la quale è stata presentata una riforma dell’Agenzia.

Anche il Viceministro Leo ha elogiato il Direttore Alesse “per il lavoro svolto quest’anno”, affermando che l’appoggio di ADM è “fondamentale sotto tutti i punti di vista” per la riforma fiscale in corso. Leo ha concluso esprimendo gratitudine per la partecipazione agli Stati Generali e la convinzione che gli interventi “offriranno importanti contributi e spunti anche per l’azione di Governo”.

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I-Com: “Cresce il gioco pubblico ma servono regole certe”. Focus su online, rete fisica e fiscalità

Poso (ADM): “Serve ora una cornice chiara per il gioco fisico”

Il comparto del gioco pubblico si conferma uno dei pilastri economici del Paese, capace di generare numeri imponenti. A dimostrarlo è il nuovo rapporto pubblicato da I-Com – Istituto per la Competitività: nel 2023 la raccolta totale ha oltrepassato i 150 miliardi di euro, rappresentando circa il 7% del PIL italiano. Le previsioni per il 2025 sono ancora più ambiziose: si stima una raccolta di 180 miliardi, con una crescita del +2% nel primo trimestre rispetto al 2024, spinta soprattutto dal boom dell’online, cresciuto del 10%.

Pur con il digitale in espansione, il gioco fisico resta un asse portante del settore: nel 2023 ha generato 67,9 miliardi, pari al 45% della raccolta complessiva. Tuttavia, i primi mesi del 2025 evidenziano una lieve flessione del comparto rispetto all’anno precedente.

Destano particolare attenzione i dati sulle AWP (apparecchi da intrattenimento): nel 2024, per la prima volta, il numero degli esercizi è sceso sotto le 50.000 unità, segnando un crollo del 63% rispetto al 2010. A pesare sono stati la pandemia, le nuove restrizioni normative e la crescente pressione competitiva dell’online.

Il settore ha comunque garantito 11,6 miliardi di euro in entrate erariali nel 2024, provenienti per il 54% da AWP e VLT, e per il 32% da lotterie e giochi numerici. Il 2025 conferma il trend positivo, con 1,5 miliardi già incassati nei primi due mesi dell’anno.

Dal punto di vista legislativo, con il DL 41/2024, il Governo ha avviato il primo riordino del gioco online, introducendo norme su cybersicurezza, un contributo una tantum di 7 milioni per le concessioni e un prelievo del 3% sui ricavi netti. Ma resta in sospeso la questione più delicata: il riordino della rete fisica, che riguarda temi sensibili come le distanze minime, il numero massimo di punti vendita e la compartecipazione al gettito da parte degli enti locali.

Seminario I-Com: a Roma il punto sul riordino del gioco

Si è tenuto a Roma, presso la sede di I-Com, il seminario “Aggiornamento sullo stato del riordino del gioco in denaro in Italia”, organizzato con il supporto di IGT. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, operatori e stakeholder per un confronto sul futuro del comparto, in particolare sul riordino normativo del gioco fisico.

Tra gli interventi di rilievo, quello di Elisabetta Poso, Dirigente dell’Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha ripercorso il percorso istituzionale seguito dopo l’approvazione della Legge Delega.

“L’Agenzia ha supportato il MEF per arrivare ad una regolamentazione del gioco fisico, dopo il primo passo compiuto con il decreto legislativo sul gioco online – ha dichiarato Poso – Da allora è stato avviato un confronto tecnico con tutte le istituzioni coinvolte, finalizzato a individuare misure di protezione dei giocatori, soprattutto i più vulnerabili”.

Poso ha precisato che i lavori hanno cercato di sintetizzare le proposte territoriali “rispettando il vincolo dell’invarianza di gettito” e che il testo attuale, frutto di un anno di interlocuzioni, “contiene soluzioni più tecniche e mirate, rispetto ai soli limiti orari o ai distanziometri, e punta anche a valorizzare l’interazione tra operatori e giocatori attraverso la formazione, elemento fondamentale per riconoscere i soggetti patologici”.

Durante il seminario, è intervenuto anche Thomas Osborn, Direttore dell’area Salute di I-Com, sottolineando come il settore del gioco pubblico sia “in continua crescita”, con una raccolta che dal 2023 supera stabilmente i 150 miliardi di euro l’anno.  “È un settore in salute – ha dichiarato Osborn – con il gioco fisico che rappresenta di nuovo circa il 45% della raccolta totale. Tuttavia, permane un senso di incertezza, anche a causa della mancanza di un quadro normativo univoco. Le Regioni sono intervenute con misure proprie, in attesa di un riordino nazionale. È fondamentale garantire condizioni di accesso chiare e sicure per operatori e consumatori.”

Il senatore Russo (FdI) ha rimarcato la necessità di superare i pregiudizi: “Il gioco legale è una realtà diffusa e parte della quotidianità di milioni di italiani. Regolarlo bene significa tutelarlo. Serve una riforma organica per superare la giungla normativa attuale e prevenire la diffusione dell’illegalità”.

Gennaro Schettino, presidente di AGIC,  ha sottolineato l’urgenza del riordino del settore: “Non si può vivere di proroghe, il riordino è una necessità”. Schettino ha inoltre richiamato l’attenzione sul deterioramento della rete fisica: “La spesa reale nel gioco, tra il 2018 e il 2024, è in calo sia in valore nominale che rispetto al Pil, anche al netto dell’inflazione. La crescita dell’online non compensa questo trend”. Il presidente ha concluso rimarcando che “la rete territoriale rappresenta un presidio di legalità: la delega fiscale è un’opportunità importante da non sprecare”.

Anche Zamparelli, presidente STS, ha lanciato un grido d’allarme: “In oltre 1.100 comuni non esistono più punti gioco legali. È in atto una desertificazione che spinge i cittadini verso il web, spesso fuori controllo”. Durissima la sua critica al decreto Dignità sulla pubblicità: “Abbiamo silenziato i concessionari legali, ma non gli influencer che promuovono l’azzardo illegale. Serve un unico decisore e una normativa nazionale chiara”.

Secondo il senatore De Bertoldi, la cattiva politica del passato ha danneggiato il settore: “Demagogia e restrizioni hanno favorito il gioco illegale e aumentato le ludopatie. Serve un cambio di rotta con regole semplici, meno Preu e maggiore competitività per il legale”.

Isabella Rusciano (AS.Tro) ha rilevato il paradosso attuale: “Si parla molto di riordino ma senza coinvolgere chi rappresenta il comparto retail. I segnali sono positivi – formazione, certificazioni, tutela dei fragili – ma mancano interlocuzioni concrete”.

Domenico Distante (SAPAR) ha sottolineato l’insostenibilità della frammentazione normativa: “Ogni giorno cambiano regole su orari, distanze e luoghi sensibili. Impossibile lavorare in questo caos. Serve chiarezza e rispetto reciproco tra enti e operatori”.

Stefano Da Empoli (I-Com) ha invece richiamato la necessità di “mettere un punto definitivo al riordino” e di intervenire “non solo a livello normativo, ma anche fiscale e territoriale. Il gioco legale è un tema economico e sociale che va trattato con responsabilità”.

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Gara gioco del Lotto: a IGT la nuova concessione per i prossimi 9 anni

IGT si è aggiudicata la gara con un’offerta da 2,23 miliardi e piani di espansione digitale

IGT continuerà a gestire il gioco del Lotto ed i concorsi collegati come il 10eLotto anche per i prossimi 9 anni. Secondo quanto appreso da Agimeg, l’offerta economica di IGT è stata di 2.230 milioni, contro i 2.208 offerti dal gruppo Flutter.

Lottoitalia S.r.l., una società controllata da IGT e partecipata anche da Allwyn, Arianna 2001 e Novomatic Italia manterrà la concessione fino a novembre del 2034. L’aggiudicazione formale da parte di ADM è attesa entro 35 giorni dalla relativa proposta.

Nella gara pubblica, IGT ha prevalso sull’offerta concorrente presentata dal gruppo Flutter. L’offerta economica presentata da IGT è stata di 2.230 milioni di euro, mentre quella di Flutter si è attestata a 2.208 milioni, con una differenza minima dello 0,7%. IGT ha ottenuto anche una valutazione tecnica superiore, con un punteggio di 40 contro il 38,9 del gruppo Flutter.

Marco Sala, presidente esecutivo del Consiglio di amministrazione di IGT, ha dichiarato che “La concessione del Lotto è uno dei più importanti contratti di lotterie al mondo“. Ha aggiunto che IGT, “anche attraverso le diverse società del gruppo che l’hanno preceduta, ha gestito con successo il Lotto per oltre 30 anni attraverso una innovazione costante e l’introduzione di tecnologia all’avanguardia”. Sala ha espresso grande soddisfazione per l’aggiudicazione, affermando di essere “onorato ed entusiasta di poter continuare a collaborare con ADM per altri nove anni”.

Vince Sadusky, CEO di IGT, ha commentato che l’offerta economica di 2.230 milioni di euro “rappresenta un investimento che riflette il valore attribuito alla nuova concessione”. Sadusky si è detto fiducioso che “l’investimento migliorerà il potenziale di crescita dei nostri ricavi e dei profitti”. Ha inoltre sottolineato che l’azienda ha in programma un “importate programma di innovazioni, con nuovi lanci previsti per l’inizio della nuova concessione”, che “sosterrà la crescita della raccolta del Lotto”. IGT intende anche “far crescere significativamente il segmento delle lotterie digitali, iLottery, e sfruttare questo sviluppo per espandersi nell’intero segmento del gioco digitale B2C in Italia: iCasino, sports betting e altri giochi digitali”.

L’offerta economica di 2.230 milioni di euro sarà corrisposta in tre rate, da versare in un arco temporale compreso tra il momento dell’aggiudicazione e aprile 2026. Al momento, IGT prevede che le prime due rate, pari a 500 milioni di euro e 300 milioni di euro, saranno versate nel 2025, mentre il saldo sarà effettuato nel 2026.

La durata novennale della concessione garantisce l’attività fino a novembre 2034. L’aggio previsto per il concessionario è pari al sei percento della raccolta, al quale si aggiunge un ulteriore otto percento per l’attività B2C di raccolta del gioco a distanza (online). IGT mantiene il controllo sull’attività del concessionario Lottoitalia, mentre il socio Allwyn partecipa, proporzionalmente alla propria quota, ai costi della concessione e ai relativi investimenti.

Il gioco del Lotto e i concorsi collegati come il 10eLotto continuano a rappresentare una delle principali voci del comparto del gioco pubblico in Italia. Secondo i dati aggiornati al 2024, la raccolta complessiva ha superato la soglia degli 8 miliardi di euro. Il valore della nuova concessione, in termini prospettici per l’intera durata del contratto, è stimato in oltre 4,3 miliardi di euro.

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“Il sistema Italia per la sicurezza del gioco pubblico”: all’Università di Salerno confronto tra esperti su riordino, online e impatto normativo

Si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno il convegno “Il sistema Italia per la sicurezza del gioco pubblico: dalla prevenzione al controllo, dalla tutela dell’utente a quella degli operatori”. La tavola rotonda, dal titolo «Riordino gioco fisico e online: il nuovo mercato tra politica e sviluppi socio-economici», è stata moderata dal direttore di Agimeg, Fabio Felici, ed è stata organizzata dall’Osservatorio Internazionale sul Gioco. Tra i relatori: Salvatore Vullo, CEO di Kogem; Stefano Sbordoni, avvocato esperto del settore gaming; Emilio Zamparelli, presidente di STS.

Salvatore Vullo: “Il nuovo bando online? Costi e complessità fuori scala”

Fondatore e CEO di Kogem, Salvatore Vullo ha sottolineato come il comparto dell’online stia attraversando un momento delicato: “L’online non sta vivendo un buon periodo. Siamo di fronte a un cambiamento epocale, che non so se poi darà buoni risultati. E’ stato pubblicato il bando dell’online: la scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il prossimo 30 maggio. Ciò che ha destabilizzato il settore è stato un aumento importante del costo delle concessioni online, che sono passate da 250.000 euro a 7 milioni di euro. C’è chi giustifica questo incremento con l’aumento esponenziale dei dati della raccolta, ma io sono sempre stato contrario a questa cifra. È sicuramente un bando più caro, ma avrei ritenuto più corretto un importo di 2-3 milioni di euro”. 

“Si tratta di un bando molto complesso rispetto a quelli precedenti, anche per quanto riguarda i requisiti richiesti ai concessionari. Un bando che implica la presenza di diverse figure professionali al suo interno. Non è facile da gestire da parte di un singolo concessionario, se non da parte dei grandi colossi. Inoltre, questo bando sta prolungando in maniera significativa le tempistiche per ottenere tutta la documentazione richiesta”, ha aggiunto.

“Ieri c’è stata l’udienza per la sospensiva al TAR. Tutti si attendevano un provvedimento cautelare che però non è arrivato. Questo ha generato ulteriori criticità tra i concessionari. Il TAR ha deciso di non adottare misure cautelari; si entrerà dunque nel merito, e probabilmente si arriverà fino al Consiglio di Stato. In termini di tempi, questo significa che una decisione definitiva potrebbe arrivare solo a ridosso della scadenza del 30 maggio”, ha sottolineato.

“La scelta compiuta ha portato a una riduzione drastica del numero di concessionari. Le stime dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli parlano di 50 concessionari. Tuttavia, andrebbe fatta una distinzione tra le società che partecipano e il numero effettivo di concessioni. Non si arriverà a 50: sono in corso fusioni tra concessionari e vi è la volontà, da parte dei piccoli operatori, di unirsi e procedere con un’unica concessione. Le problematiche emerse, però, sono molteplici. Non si parla solo di fusioni, ma anche di criticità legate alla migrazione dei conti di gioco, allo spostamento dei saldi, e quindi anche a questioni di natura bancaria. È tutto molto complesso”, ha detto.

“La richiesta dei 7 milioni di euro viene dal nostro Governo con l’intento di fare cassa attraverso il gioco, come spesso accade. Parliamo di un potenziale incasso di 350 milioni di euro, ossia 7 milioni per 50 concessioni. Ma questo importo non sarà facilmente raggiungibile. Temo che in futuro possa verificarsi un danno di natura erariale, con una diminuzione della raccolta, poiché concentrata su un numero inferiore di concessionari. Il timore concreto è quello di una sorta di emorragia verso il gioco illegale. Perché un valore così alto delle concessioni, pari a 7 milioni di euro, per un concessionario significa dover raggiungere il famoso break-even. Il problema rischia di diventare ingestibile in relazione alle quote, ai costi che dovranno sostenere i giocatori, ai servizi offerti. Dall’altra parte, il gioco illegale propone quote migliori ed è più competitivo proprio perché elude le regole. Un’ulteriore preoccupazione riguarda le limitazioni introdotte per una specifica fascia d’età — quella tra i 18 e i 24 anni — che, secondo quanto riportato dagli stessi concessionari, incide per il 33-40% del mercato. Inoltre, i PVR non potranno più caricare più di 100 euro in contanti a settimana”, ha sottolineato.

“Credevo si votasse a 18 anni in Italia, invece è a 25, giusto? No, è a 18. Però, per giocare, devi avere 25 anni. Si tratta di un’altra di quelle situazioni surreali che forse solo nel nostro Paese possono verificarsi. Sono molto scettico sulla riuscita di un bando di questo tipo”, ha affermato Vullo.

“Secondo me, il mercato ideale sarebbe quello nel quale è nato il gioco online: toglierei il Decreto Dignità. Nel 2018 fu indetto un bando per nuove concessioni della durata di quattro anni, così da allinearle a quelle già esistenti. Vi sono poi state una serie di proroghe. Contestualmente, con l’arrivo del Movimento 5 Stelle, fu inserito l’articolo 9 nel Decreto Dignità che vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa ai giochi o alle scommesse con vincita in denaro, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata su qualunque mezzo: manifestazioni sportive, culturali o artistiche, trasmissioni televisive o radiofoniche, stampa quotidiana e periodica, pubblicazioni in genere, affissioni, canali informatici, digitali e telematici, inclusi i social media. Da qui cosa è successo? Un’esplosione massiva dei PVR. Prima erano CTD, poi sono diventati punti di commercializzazione (PDC), infine PVR – punti vendita e ricarica. In questi punti era consentito effettuare ricariche e registrazioni. I PVR sono diventati per i nuovi concessionari che hanno partecipato al bando l’unico canale possibile per far conoscere il proprio brand”, ha aggiunto.

“Il PVR, inoltre, rispetto al canale retail, non è soggetto al distanziometro. Di conseguenza, il numero dei PVR ha continuato a crescere fino a raggiungere la cifra di circa 30.000 dichiarati. Il quadro normativo, molte volte, dovrebbe essere modificato, gestito in maniera diversa, e dovrebbe chiarire tutta una serie di aspetti, soprattutto in un settore come quello online, che cambia in maniera così rapida. Questi PVR continuano a operare. Solo alla fine del 2024 si è deciso di istituire un registro, ma è ancora tutto bloccato”, ha precisato.

Il Decreto Dignità deve essere abolito. Bisogna mettere il settore nella condizione di poter far conoscere i brand, i siti che sono realmente legali e che offrono una determinata proposta, aumentando al contempo le sanzioni. L’eliminazione del Decreto Dignità porterebbe automaticamente a una diminuzione del numero dei PVR, lasciando emergere la reale natura del gioco online”, ha sottolineato.

Infine, affrontando il tema del gioco patologico e della ludopatia, Vullo ha concluso: “La situazione non è chiara neanche per gli stessi psicologi. La gestione non è ancora definita da tutti i punti di vista, neppure per quanto riguarda i controlli effettuati. Il dubbio non può generare una sanzione: chi controlla deve avere certezza se un’attività è legale o illegale. Per il comparto online, auspico l’eliminazione del Decreto Dignità, PVR che funzionino correttamente, e la possibilità per tutti gli attori della filiera del gioco di sapere con chiarezza cosa significhino controlli, gioco, scommessa, tutela del giocatore e patologie del giocatore”.

Stefano Sbordoni: “Norme eccessive, segnale di un sistema senza equilibrio”

Avvocato con lunga esperienza nel settore del gaming, Stefano Sbordoni ha analizzato l’iper-produzione normativa che caratterizza il comparto del gioco in Italia.

“Il sistema normativo è quello più complesso perché tramite lo strumento della norma, sia essa primaria – le leggi -, sia essa secondaria – i regolamenti -, si può ottenere o meno un certo scopo che dovrebbe essere di beneficio della comunità e dei cittadini”. 

“In alcuni casi, per motivi politici di equilibrio o meno, non è sempre stato così. Certe norme producono effetti che non vanno a beneficio dei cittadini. In questo settore è successo, tanto che la produzione normativa, sia di primo che di secondo livello, è esorbitante. Non è un bel segnale se c’è una produzione normativa esorbitante: significa che non si è riusciti a trovare la quadra. Io non so in quanti altri settori – di cui non mi occupo – esista un eccesso di produzione normativa paragonabile a quello che si riscontra nel settore del gioco in Italia. Personalmente, con il MEF e con l’Avvocatura dello Stato, abbiamo costituito un osservatorio in grado di individuare – tramite i picchi di contenzioso – le problematiche derivanti da certe norme”, ha aggiunto.

“Se l’Avvocatura dello Stato si ritrova a dover affrontare centinaia o migliaia di cause, tutte con lo stesso oggetto, risalendo alla normativa che ha generato quei ricorsi e analizzandola, è possibile capire se il problema sia stato causato dalla norma stessa o se, al contrario, non sia stato risolto a causa dell’inadeguatezza della norma. Questo tipo di attività, probabilmente, nel nostro settore non è stata condotta con la necessaria sistematicità. Eppure esistono strumenti utili. Quando una norma viene approvata attraverso il suo iter formativo, essa è sottoposta a due tipi di vaglio, che richiedono una relazione valutativa: si tratta di una valutazione d’impatto – o comunque simile – in cui gli organi preposti analizzano la norma proprio come noi ci proponevamo di fare attraverso l’osservatorio”, ha proseguito Sbordoni.

“La problematica delle istituzioni è che spesso si procede attraverso schemi e procedure standardizzate. In tal modo, la sostanza finisce per essere assorbita dalla procedura. Se io mi formalizzo sulle regole 1, 2 e 3, ma perdo di vista lo scopo per cui mi sono state date quelle stesse regole da applicare, non c’è via d’uscita. E questo è accaduto. Il problema principale è proprio questo eccesso normativo, che nel nostro settore è diventato incontrollabile. Ogni anno, nella legge di bilancio – ovvero la legge finanziaria – troviamo un numero spropositato di articoli dedicati al gioco, che vanno a modificare o alterare quelli approvati l’anno precedente. Anche questo può essere un segnale. Tuttavia, mantenendo una prospettiva positiva, va precisato che entra in gioco un altro principio: la norma deve adeguarsi alla velocità del nostro settore, sia online che fisico, che è altamente tecnologico.

Questo è un aspetto fondamentale da considerare. Tuttavia, il mestiere del legislatore dovrebbe consistere nel fornire un quadro chiaro e stabile, all’interno del quale possano trovare posto le diverse evoluzioni e soluzioni”, ha sottolineato Sbordoni.

Sbordoni ha infine concluso sul tema dell’illegalità e della criminalità: “L’illegalità e la criminalità, purtroppo, costituiscono una massa incomprimibile. Non esiste una società a criminalità zero. Tutti noi vorremmo tendere allo zero, ma sappiamo che non è possibile. Dobbiamo, dunque, impegnarci per ridurre il fenomeno il più possibile, attraverso un numero crescente di punti identificati in modo organico sul territorio. In questo modo si riducono gli spazi che possono essere occupati dalla criminalità.

Esistono due tipi di illegalità. La prima è quella generata dall’errore normativo, che porta alla creazione di migliaia di contenziosi e che, automaticamente, alimenta anche forme di illegalità. La seconda è la criminalità vera e propria, che agisce su un piano più pericoloso, mirando a ottenere guadagni illeciti ovunque possibile. La criminalità, oltre al denaro, ambisce al controllo del territorio. Tutta questa situazione nasce da una serie di fattori: per esempio, l’operatore che, non potendo sostenere i costi o le condizioni per ottenere una licenza, opera comunque, ma nell’illegalità. L’organizzazione criminale, allora, si assicura quei soldi provenienti dall’operatore illegale. Per ostacolare questi due livelli di illegalità, è necessario limitare in modo organico gli spazi che l’illegale può occupare sul territorio“.

Emilio Zamparelli: “Il gioco fisico penalizzato da regolamenti locali fantasiosi”

Presidente di STS, Emilio Zamparelli ha infine tracciato un quadro dettagliato dell’evoluzione del gioco pubblico in Italia negli ultimi dieci anni, evidenziando gli effetti delle normative territoriali.

“Negli ultimi dieci anni – ha dichiarato Zamparelli – il settore è stato interessato, innanzitutto da un cambiamento in qualche modo di mercato, perché accanto alle reti tradizionali di raccolta del gioco in questo paese e quindi le ricevitorie, le tabaccherie, i bar, le agenzie, si è sviluppato un tipo di raccolta diversa, ovvero quella del gioco online. Questo già ha rappresentato un cambiamento impattante sul mercato, ma il gioco fisico ha avuto un problema maggiore, molto più complesso, che è dipeso dalla politica. Cos’è successo? Gli enti locali negli ultimi dieci anni hanno legiferato con provvedimenti sulle distanze minime dai luoghi sensibili e limiti orari. Queste normative erano dettate più dalla voglia di fare qualcosa, piuttosto che avere un’effettiva efficacia, poiché provvedimenti che includano distanze minime da un determinato luogo, nel mondo attuale dove anche il gioco si è spostato sul digitale, non hanno più senso. In queste situazioni, al giocatore è impedito il gioco in un luogo fisico, ma può tranquillamente giocare da qualsiasi posto con il suo telefonino”.

“Abbiamo assistito, nel tempo, all’emanazione di normative locali estremamente fantasiose. In alcuni casi, si è arrivati a stabilire orari fortemente limitativi: ad esempio, la possibilità di giocare solo dalle 20:00 alle 8:00 del mattino. Ma qual era l’obiettivo di tali misure? Difendere il giocatore problematico? In realtà, una persona con questo tipo di problematica non si lascia scoraggiare da vincoli orari e, anzi, in quella fascia oraria potrebbe addirittura avere più tempo a disposizione per giocare, rispetto al giocatore sociale, ovvero colui che gioca per divertimento e per tentare la fortuna. È evidente, quindi, che i legislatori locali abbiano cercato di tutelare il giocatore problematico con provvedimenti inefficaci e anacronistici. Le normative emanate da Comuni e Regioni sono risultate fantasiose anche nella definizione dei cosiddetti “luoghi sensibili”: scuole, cimiteri, palestre, chiese… c’era davvero di tutto. Poi, come se non bastasse, si è scatenata una vera e propria competizione tra enti locali, ciascuno intento a fissare limiti sempre più stringenti. È così che ci siamo ritrovati con regolamenti come quello del Comune di Ventimiglia, dove è possibile giocare soltanto di notte, poiché durante il giorno gli apparecchi devono rimanere spenti.

Questo è ciò che il settore ha vissuto negli ultimi anni. Si è trattato di una situazione profondamente ingiusta, specie considerando che noi operiamo nel pieno rispetto della legalità. Rappresentiamo la parte legale in un contesto in cui l’illegalità è ancora largamente diffusa — e, paradossalmente, si parla pochissimo di quest’ultima. Il risultato? I riflettori si sono spostati sul mercato legale, lasciando campo libero all’illegalità, che nel frattempo ha potuto prosperare. Il mondo del gioco illegale non è più quello di una volta, quando si trovavano persone agli angoli delle strade a raccogliere le giocate. Oggi anche questo mercato si è evoluto, sfruttando nuovi strumenti tecnologici. L’illegalità continua a esistere, ma negli ultimi anni non se ne è discusso affatto: l’attenzione si è concentrata solo sulla parte legale, bersagliata da normative sempre più restrittive.

Attualmente siamo in attesa di un riordino che dovrebbe, finalmente, ristabilire regole chiare e certe per chi opera nel settore. Parliamo di società che svolgono attività legali e che tutelano il giocatore, poiché la tutela effettiva può essere garantita solo attraverso la rete legale. Al contrario, l’illegalità si rivolge direttamente al giocatore problematico e patologico. È importante ricordare, però, che la stragrande maggioranza dei giocatori è composta da persone sociali, che giocano esclusivamente per divertimento. I giocatori patologici rappresentano una netta minoranza, la cui problematica esiste, sì, ma probabilmente si accompagna ad altre difficoltà personali.

Una curiosità di natura storica: gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da queste normative restrittive, ma era già successo in passato? Ebbene sì. Risaliamo al 1947, agli albori della raccolta ufficiale del gioco in Italia. Il Totocalcio fu il primo concorso a vedere la luce nel nostro Paese, e proprio il 5 maggio scorso abbiamo celebrato i 90 anni dalla sua nascita. Era un gioco che si compilava spesso in famiglia. Già allora, alcuni enti locali, notando l’incremento della raccolta, tentarono di intervenire per motivi economici. Ad esempio, molte prefetture proposero di inserire un costo addizionale sulla schedina: a Messina, l’1% da destinare agli ospedali; a Napoli, un contributo per aiutare i disoccupati. Tuttavia, queste iniziative estemporanee vennero prontamente bloccate, permettendo così 50 anni di serenità e di divertimento, senza vincoli.

Immaginare il futuro è complesso e difficile. Tuttavia, possiamo almeno auspicare come vorremmo che fosse il mercato del domani. Al legislatore spetta una sfida di grande rilievo: regolamentare un mercato che ha subito una profonda evoluzione. Oggi il giocatore è diventato omnicanale, ovvero gioca sia attraverso il proprio dispositivo mobile sia tramite i punti fisici tradizionali. Di conseguenza, il legislatore deve necessariamente tener conto di questa realtà. Misure come i limiti orari o le distanze minime non sono più efficaci e, finalmente, è giunto il momento di consegnarle al passato.

A mio avviso, si dovrebbe ripartire senza vincoli di distanza o di orario, perché la tutela del giocatore passa dalla rete — sia digitale che fisica. La rete fisica, in particolare, è costituita da operatori che raccolgono il gioco, e che devono essere adeguatamente formati, attenti, e rispettosi delle norme. Se disponiamo di una rete attenta, preparata e responsabile, capace di gestire correttamente il giocatore problematico e di indirizzarlo nei canali appropriati, allora possiamo affermare di avere realmente tutelato il giocatore. È da troppo tempo che si parla sempre degli stessi temi, ma oggi abbiamo finalmente un’occasione per compiere dei passi decisivi.

Inoltre, la rete legale deve essere capillare sul territorio. Questo è un elemento fondamentale: nel momento in cui lasciamo spazi liberi, essi vengono immediatamente occupati dalla criminalità, che nel gioco continua a fare affari d’oro. Quelle risorse vengono sottratte al mercato legale e impiegate contro di noi, contro la collettività. Il consumatore che desidera giocare una schedina deve poterlo fare in piena libertà, con autonomia, in un punto vicino casa. Giocare pochi euro, come fa la grande maggioranza, non provoca gravi danni agli individui, ma garantisce un’entrata erariale di 12 miliardi di euro annui. Eppure, nessuno ne parla. Nessuno sottolinea che, eliminando il mercato illegale, lo Stato potrebbe incassare ancora di più.

Non si può continuare a regolamentare questo settore in funzione degli interessi divergenti di Stato, Regioni e enti locali. Occorre delineare chiaramente i poteri, e per quanto riguarda il gioco, è giusto che sia lo Stato a decidere e a normare. Gli enti locali temono di essere esautorati da un eventuale riordino, ma non è così. A loro spetta un compito ancora più importante: far sì che le normative vengano rispettate sul territorio, e sanzionare chi non osserva le regole. Oggi sembra che il settore non sia sotto il controllo di nessuno, ma questo è falso. Esiste l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, un ente pubblico che effettua decine di migliaia di controlli ogni anno. Purtroppo, nel nostro Paese, nessuno sembra accorgersi che la maggior parte dei punti di gioco opera nel pieno rispetto delle regole, a causa di un’opinione pubblica molto contraria al settore.

L’illegalità può essere sconfitta con il rispetto delle regole e con controlli efficaci. Come tabaccai, abbiamo vissuto anche l’esperienza del contrabbando: è stata un’esperienza dura, durissima. In alcune zone del napoletano, il tabaccaio si trovava il contrabbandiere accanto alla porta. Il cliente, prima di entrare nel punto legale, incontrava il contrabbandiere. Eppure, quel tabaccaio ha resistito. Ha dovuto resistere. Ha atteso che qualcuno si attivasse per allontanare il contrabbandiere. Per questo il punto legale è fondamentale, e ancor più fondamentale è che le regole vengano fatte rispettare. Nel gioco fisico, individuare l’illegale è sicuramente più semplice rispetto all’online. Nel gioco digitale, potremmo ritrovarci a giocare su siti con sede all’altro capo del mondo. L’illegale, invece, è radicato sul territorio: per questo motivo serve la massima attenzione da parte degli organi competenti. Con il contrabbando, la missione è stata in gran parte compiuta, anche se ancora oggi esistono forme di illegalità nel settore del tabacco. Accanto al contrabbandiere, oggi troviamo anche la contraffazione: una nuova forma di minaccia. Tuttavia, quel fenomeno è stato combattuto grazie a controlli efficaci e alla repressione.

I tabaccai devono necessariamente esporre l’insegna con lo stemma della Repubblica Italiana, perché la persona dietro al banco ha un contratto con lo Stato, che lo vincola al rispetto delle norme. È un operatore dello Stato. L’illegalità va combattuta, e anche nel settore del gioco è fondamentale farlo. Per riuscirci, la capillarità della rete è essenziale: l’illegale prende forma dove esiste un mercato e, soprattutto, uno spazio lasciato libero.

Negli anni Ottanta — ha concluso Zamparelli — il gioco del Lotto era gestito da pochissime ricevitorie. Il mercato era in larga parte in mano all’illegalità. Perché? Perché c’era spazio libero. Quei botteghini statali aprivano solo alcune ore al mattino, erano chiusi nei fine settimana, non pagavano a pronta cassa, al contrario dell’illegale. Ma nel 1987 la raccolta del gioco del Lotto fu affidata ai tabaccai, una rete capillare sul territorio: quello fu un colpo durissimo per l’illegalità. Talmente duro che gli operatori illegali arrivarono a pensare di aumentare le vincite, non potendo più competere sul servizio, che era ormai garantito da una categoria professionale formata appositamente: i rivenditori di generi di monopolio. La lezione è chiara: la chiave per contrastare l’illegalità è una rete di raccolta capillare e diffusa sul territorio. Questo è il primo presidio per combattere l’illegalità, che, ancora oggi, è ben presente nel nostro Paese”.