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Il Covid blocca la dea bendata. Gli italiani hanno speso il 33% in meno per tentare la fortuna

Il gioco pubblico ha versato nelle casse dello Stato oltre 7 miliardi di euro

“Anche nell’anno della pandemia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha assicurato un gettito erariale di oltre 60 miliardi”. A dichiararlo è il Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, presentando il “Libro Blu 2020”, che illustra i risultati operativi conseguiti e le azioni messe in campo negli ambiti di competenza dell’ADM.

Nel 2020 l’Agenzia ha complessivamente riscosso e versato nelle casse dello Stato 62,4 miliardi di euro. Solamente dal prelievo sui giochi lo Stato ha incassato 7,24 miliardi di euro, a titolo di prelievo erariale, utile erariale ed imposta unica. La raccolta complessiva del settore – in un anno caratterizzato da mesi di chiusura forzata, resasi necessaria per fronteggiare l’emergenza pandemica – è stata pari a 88,38 miliardi di euro. Il gioco online ha rappresentato il 55,7% di questa raccolta, mentre la rete fisica – che è stata chiusa nei due lockdown (tra marzo e giugno, e tra ottobre e dicembre 2020 ndr) – ha totalizzato 39,15 miliardi di euro (44,3%).

Nel 2020 – evidenzia ADM – tutti i valori del settore giochi hanno registrato una forte diminuzione rispetto al 2019, causata soprattutto dalla situazione di emergenza sanitaria da Covid-19: -20,05 per cento per la Raccolta, -17,24 per le Vincite, -33,23 per cento per la Spesa e -36,27 per cento per l’Erario. Dei 7,2 miliardi di euro incassati dallo Stato, il 35% deriva dalle AWP, il 9,59% dalle VLT – al 31 dicembre 2020 in Italia si contavano 261.186 Awp e 55.968 VLT, oltre a 96.115 apparecchi senza vincita in denaro – il 25,6% dalle Lotterie, il 12,7% dal Lotto, il 4,9% dai giochi numeri a totalizzatore nazionale e il 22% da Altri giochi (voce comprendente scommesse sportive, bingo, Totocalcio-Il9-Totogol, scommesse virtuali, Casinò games, poker cash e a torneo, betting exchange).

La riduzione della Raccolta del gioco fisico (ad es. derivante AWP e VLT) nel 2020 è stata del 47,20 per cento, ed è stata dovuta principalmente alla chiusura dei punti gioco sul territorio durante l’emergenza sanitaria. Conseguentemente, la Raccolta del gioco a distanza è aumentata del 35,25 per cento rispetto al 2019, con un incremento di oltre il 30 per cento del numero dei conti di gioco aperti durante l’anno. Tuttavia, il netto spostamento dei volumi di gioco dal canale fisico a quello telematico, non è riuscito a controbilanciare la contrazione della raccolta in valore assoluto, determinando una forte riduzione del gettito erariale.

L’attività di ADM lo scorso anno è stata finalizzata anche all’individuazione di tutte le forme di irregolarità nell’ambito dell’offerta di gioco autorizzato e allo svolgimento di un’efficace azione di contrasto al gioco illegale attraverso l’effettuazione di verifiche capillari sul territorio e l’irrogazione di sanzioni. Nel 2020 sono stati controllati 10.458 esercizi e sono stati inibiti 297 siti web privi delle autorizzazioni previste.

“Quando, il 31 Gennaio 2020, sono stato nominato Direttore Generale dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (ADM) sapevo di iniziare una sfida importante per il Paese; non potevo immaginare il ruolo nevralgico che l’Agenzia avrebbe rivestito per la tutela della salute, la sicurezza dei cittadini e il contrasto ai gravi reati in materia di traffico di merci e di valuta derivati dell’emergenza pandemica. In questi mesi ho avuto modo di apprezzare la grande professionalità, le specificità, il senso dello Stato e il rispetto delle Istituzioni dei funzionari e dei dirigenti dell’Agenzia”, ha affermato Marcello Minenna, Direttore Generale ADM.

“Un costante controllo delle frontiere terrestri, portuali e aeroportuali, anche in collaborazione con Istituzioni sovranazionali come l’OLAF, hanno consentito di garantire adeguati approvvigionamenti al Paese e soprattutto la salvaguardia da prodotti contraffatti e pericolosi per la salute. Colleghe e Colleghi che con professionalità svolgono attività di grande complessità – funzionalmente riconducibili a quindici ministeri – a cui l’ordinamento, non a caso, riconosce le qualifiche di Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Tributaria e che, tra gli altri, contemplano ingegneri, giuristi, economisti, analisti quantitativi, informatici, chimici e interpreti. Insieme di professionalità che rendono l’Agenzia un unicum nell’ambito degli apparati dello Stato”.

“ADM, anche in un anno particolare come quello della pandemia, ha assicurato la raccolta di oltre 60 miliardi di euro di gettito erariale nei settori di competenza riassunti nell’acronimo ADM, le cui lettere definiscono anche il payoff dell’Agenzia.

La A di “Accise”, riguarda energie elettriche e gas naturale, oli minerali, tabacchi e alcole sui quali l’Agenzia esercita attività regolatorie, di controllo e vigilanza capillare sui soggetti delle rispettive filiere.

La D di “Dogane”, rispecchia il ruolo esclusivo dell’Agenzia come autorità doganale, previsto dall’ordinamento comunitario e nazionale, di riscuotere i dazi, l’IVA e tutti i diritti di confine. Ruolo complesso che da un lato implica la necessità di individuare tutte le procedure più efficienti per facilitare il commercio internazionale lecito e, dall’altro, ha il fine di prevenire gli illeciti, anche penali, su merci e valuta, contrastando la criminalità organizzata. Ogni anno vengono sequestrate tonnellate di merci tra rifiuti, stupefacenti, farmaci contraffatti, giocattoli e tessuti pericolosi.

Infine, la M di “Monopoli”, che vede l’Agenzia svolgere un’importante funzione di regolamentazione, vigilanza e controllo sulle filiere dei tabacchi e dei prodotti assimilati e accessori, tra cui i liquidi da inalazione, della distribuzione degli oli minerali e dei giochi. In tale ultimo ambito, il comitato CoPReGI, che ho l’onore di presiedere, con la partecipazione di tutte le Forza di Polizia, coordina l’organizzazione delle attività di enforcement sul territorio”.

L’evento, che ha visto la partecipazione di oltre 140 personalità istituzionali, è stato caratterizzato dal saluto istituzionale del Presidente della Camera, Roberto Fico, e dalla tavola rotonda, moderata da Fabio Fazio, a cui hanno partecipato i ministri Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio, Lorenzo Guerini e Roberto Speranza. Il tema del confronto è stato il ruolo di ADM nelle interazioni con i dicasteri di competenza ma non sono mancati i riferimenti alla situazione internazionale, in particolare sull’Afghanistan, con il ministro Di Maio, e i recenti provvedimenti normativi sull’estensione del green pass e sulla necessità della terza dose di vaccino anti Covid, cui ha fatto riferimento il ministro Roberto Speranza. Dalla ministra Lamorgese sono venuti importanti richiami alla collaborazione tra ADM e le forze di Polizia. Sul ruolo dell’Agenzia durante la crisi pandemica è intervenuto invece il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

In particolare, in tema di gioco, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha affermato: “Quello dei giochi e delle scommesse è un settore di grande rilevanza ed Adm ha il compito di contrastare crescenti situazioni di irregolarità. Oggi abbiamo un quadro normativo complesso e frammentato. Governo e Parlamento devono dare vita a riforma organica del comparto”.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, invece, ha affrontato la questione dei vaccini: “Come governo siamo convinti che il vaccino sia fondamentale. L’esecutivo non ha paura di estendere il green pass e l’obbligo vaccinale che ricordo è consentito dalla nostra Costituzione all’articolo 32”.

“Il Green pass è uno strumento fondamentale per mettere in sicurezza il Paese” ha aggiunto il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese. E sul gioco, il ministro degli interni ha sottolineato: “I giovani possono cadere nella ludopatia giocando su internet senza controllo. Serve porre un argine ai reati online connessi al gioco”.

Alla presentazione del Libro Blu 2020 ha partecipato anche il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, che si è espresso sugli effetti del Decreto Dignità, che ha vietato le sponsorizzazioni degli operatori di gioco. “Senza la sponsorizzazione delle scommesse, dal punto di vista degli introiti, il settore sta molto soffrendo”, ha dichiarato ad Agimeg. “Dal primo giorno ho sempre sostenuto che è una partita che si sta giocando ad armi impari, oggettivamente perdiamo elementi di competitività. E’ anche una cosa senza senso impedire di avere pubblicità tabellare o sulla maglia quando accendete la televisione e le squadre italiane giocano contro le altre che invece le hanno, il messaggio arriva comunque e si penalizzano solamente le squadre italiane. E’ una di quelle cose figlie di un concetto di demagogia che ha penalizzato lo sport e non solo il calcio, molti campionati e molte squadre. Mi auguro si possa sistemare questa cosa al più presto. Il ministro Di Maio lo sa perfettamente, ma non credo sia più di sua competenza. Di Maio è un uomo di sport, credo non possa che condividere, ritengo sia un problema di Parlamento”.

“Laddove il gioco legale viene chiuso, è evidente che riaprono tutti i canali del gioco illegale”, ha invece sottolineato ad Agimeg da Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia.

“Il ruolo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è fondamentale per la tutela del settore del gioco lecito” ha invece detto il moderatore dell’incontro e giornalista RAI, Fabio Fazio.

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Scommesse sportive, ad agosto l’online “salva” il mercato

La rete fisica perde invece quasi il 40 per cento

Il bilancio di agosto delle scommesse sportive si chiude con una spesa di circa 115 milioni di euro. Si tratta di un dato in calo del 7,8% rispetto ai 124,7 milioni di euro spesi ad agosto dello scorso anno, ma più o meno in linea con i 119,6 spesi nel 2019 (-3,8%).

E mentre il segmento dell’online ha di fatto “retto” il settore, quello della rete fisica ha subito un forte calo. Le scommesse online hanno registrato infatti una spesa, ad agosto, di 81,4 milioni di euro (+17,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno), mentre il mercato dei punti fisici ha chiuso con una spesa di 33,6 milioni di euro, in calo del 39,5% rispetto ad un anno fa.

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Green Pass: sanzioni in sala giochi in provincia di Udine

Continuano i controlli delle forze dell’ordine nelle attività dove è obbligatorio accedere con la certificazione

I controlli in una sala giochi di Gemona del Friuli, in provincia di Udine, da parte dei Carabinieri, hanno portato alla scoperta di un cliente sprovvisto di Green Pass. Da ulteriori controlli è emerso che la certificazione non era stata richiesta all’entrata della sala. E’ scattata quindi una multa di 400 euro sia per il cliente sia per il titolare della sala, per violazione amministrativa.

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Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: sequestrati distributori di carburante in diverse regioni italiane

In Campania, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Toscana in corso ulteriori accertamenti

ADM, dopo un’attenta analisi dei rischi condotta dall’Ufficio Controlli Accise, energie e alcoli, ha posto in essere, per tramite del Gruppo Operazioni della Direzione Generale, una vasta operazione di verifica sui distributori stradali ed autostradali, in tutto il territorio dello Stato. Al momento sono in corso ulteriori accertamenti a carico dei gestori, già deferiti all’Autorità Giudiziaria, di diversi impianti che si trovano nelle regioni della Campania, del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e della Toscana. I reati ascritti sono connessi alla violazione del divieto di commercializzazione di gasolio non conforme alle specifiche qualitative di cui al D.Lgs. 66/2005 e s.i.m e alla norma UNI EN 590:2017 Sono contestate le violazioni di cui all’art. 515 del codice penale “frode in commercio”.

Le operazioni – guidate da Stefano Saracchi responsabile del Gruppo Operazioni e Roberto Galdi per l’ufficio controlli Accise – si sono svolte tramite la misurazione del livello di carburante presente nei serbatoi dei distributori ed attraverso il prelievo di campioni in contraddittorio con i gestori. Le relative analisi, effettuate dai laboratori chimici mobili di ADM, hanno confermato la non conformità del gasolio alle previste specifiche commerciali.
I funzionari ADM, in qualità di agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria e tributaria hanno proceduto, di volta in volta, alla verbalizzazione delle contestazioni ad al sequestro di diverse decine di migliaia di litri di gasolio, tramite apposizione di specifici sigilli sui serbatoi di stoccaggio e sulle pompe di erogazione.

L’operazione scaturisce da una direttiva interna finalizzata all’esecuzione di controlli operativi sui depositi commerciali di carburanti che, nel corso del corrente anno, hanno emesso e-DAS (documenti elettronici di accompagnamento di prodotti assoggettati ad accisa) per quantitativi di benzina e di gasolio incongruenti con quelli ricevuti.
Tale fattispecie, ove confermata dagli approfondimenti istruttori, comporta l’emissione, da parte del deposito, di documenti falsi a copertura di prodotti energetici sottratti all’accertamento ed utilizzati per carburazione. Questi prodotti sono, con ogni probabilità, i cosiddetti “designer fuels”, vale a dire miscele di idrocarburi, non conformi alle previste specifiche qualitative commerciali, fabbricate per essere impiegate come succedanei dei carburanti a norma, previa irregolare introduzione e immissione in consumo.

Il Direttore Generale dell’Agenzia, Marcello Minenna, dichiara: “I controlli in questione sono tutti eseguiti a tutela dei consumatori e sono serventi a garantire il rispetto delle regole in una filiera complessa come quella dello stoccaggio e la commercializzazione dei carburanti. L’attività costituisce la diretta applicazione delle norme antifrode recentemente introdotte nel settore ed è stata attuata sul territorio grazie alla programmazione di interventi mirati del Gruppo CP-Operazioni inserito nelle strutture della Direzione Generale. Le attività ispettive e di verifica sono tutt’ora in corso e continueranno anche nelle prossime settimane”.

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Luglio 2021, scommesse e casinò in crescita, poker online in calo

Il betting in agenzia è cresciuto di oltre il 20 per cento rispetto a giugno scorso

Crescono le scommesse sportive in agenzia ed i casinò games, mentre il poker, sia a torneo sia cash, sono in calo. E’ questa la situazione del mercato a luglio.

La spesa nelle scommesse sportive in agenzia è stata di 34,4 milioni di euro ed ha registrato un incremento del +21,5% rispetto a giugno scorso, quando la spesa era stata di 28,3 milioni. La crescita è dovuta all’effetto combinato degli Europei di calcio e delle Olimpiadi di Tokyo, oltre al fatto che a luglio la rete fisica di raccolta era completamente operativa.

Sono stati circa 129 i milioni di euro spesi a luglio la spesa nei giochi da casinò online, un dato in crescita del 39% rispetto ai 92,6 milioni dello stesso periodo del 2020.

In caso il poker online. La spesa del poker cash è stata di 4,53 milioni di euro, in calo del 7,7% (a luglio 2020 era stata di 4,91 milioni), mentre il calo del poker a torneo si ferma a -2,4%, passando dai 6,24 milioni di euro spesi a luglio 2020 ai 6,1 del mese appena terminato. 

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Green Pass e giochi: ecco quanti giocatori possono entrare nelle sale

Certificazione verde obbligatoria per entrare in sale giochi, scommesse e bingo

Una discussione che tiene banco tra gli operatori del gioco pubblico è di quanto calerà la raccolta delle loro attività con l’introduzione dell’obbligatorietà del Green Pass per avere accesso alle sale. Attraverso un’elaborazione di dati, Agimeg ha stimato la percentuale dei giocatori che potrebbero avere accesso alle sale giochi, sale scommesse e sale bingo.

I dati sono stati ottenuti dividendo la popolazione nelle fasce di età che caratterizzano i singoli giochi. Ad oggi in Italia, considerando la popolazione che ha completato il ciclo vaccinale e contando anche chi è in attesa della seconda dose e che è stato già colpito dal Covid, è totalmente o parzialmente protetto il 65,9% delle persone. Considerando solo gli over 12, la percentuale del parzialmente protetti è del 73,1%, con il 62,9% completamente vaccinato. Ovviamente, nell’elaborazione di Agimeg, sono stati presi in considerazione i dati della popolazione e delle vaccinazioni riguardanti persone maggiorenni.

SCOMMESSE: attraverso l’elaborazione dei dati suddetti, risulta che il 66,7% dei possibili utenti delle sale abbia a disposizione il Green Pass. Per aver accesso alle sale, ricordiamo c’è bisogno di aver ricevuto almeno una dose di vaccino, di aver effettuato un tampone o di aver avuto il Covid. Ovviamente i relativi Green Pass avranno validità differenti.

SLOT: in questo caso la percentuale sale leggermente rispetto alle scommesse. Dall’incrocio dei dati sulle vaccinazioni con la popolazione potenzialmente interessata a questo tipo di gioco, potrebbe entrare nelle sale il 71,1% degli ipotetici clienti.

BINGO: i dati del bingo corrispondono perfettamente con quanto dichiarato dal presidente di Federbingo Italo Marcotti, che si aspetta un calo, per questo tipo di attività di circa il 20%. Dall’incrocio dei dati risulta infatti che i possibili utenti del bingo autorizzati ad entrare sarebbero il 79,7%.

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Regione Lazio, il Consiglio approva la Legge di Stabilità

All’interno anche un importante intervento sul settore del gioco pubblico

Con 31 voti favorevoli e 15 contrari, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge “Disposizione collegate alla Legge di Stabilità regionale 2021 e modificazioni di leggi regionali”. All’interno, c’è anche un articolo riguardante il settore del gioco che prevede una proroga di 12 mesi per i titolari di sale per il gioco e le scommesse per adeguarsi agli obblighi previsti dalla L.R. 5/2013 sulla prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico. In pratica viene rimandato di un anno il distanziometro, che prevede la distanza minima di 500 metri da tenere dalle aree sensibili.

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Bassetti (Osp. San Martino di Genova): “Il Green Pass è una necessità. L’Italia non si può più permettere chiusure”

Anche le attività come le sale giochi devono puntare su protocolli e certificato verde

Vaccino si, vaccino no, green pass, variante Delta: l’informazione sull’emergenza sanitaria spesso ci travolge con dichiarazioni e dati in contraddizione tra di loro. Ma tra coloro che hanno sempre cercato di fare chiarezza sulla delicata questione dell’emergenza sanitaria e di spiegare in maniera diretta e comprensibile a tutti quali sarebbero i comportamenti migliori da adottare, potendo vantare un curriculum professionale di altissimo livello, c’è certamente il Professor Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Il Professor Bassetti, ospite di diverse trasmissioni televisive importanti come uno dei massimi esperti italiani in tema di malattie infettive, ha rilasciato una interessantissima ed esclusiva  intervista al direttore di Agimeg Fabio Felici, nella quale si è parlato dello stato dell’arte e dell’evoluzione che avrà l’emergenza sanitaria ma anche delle problematiche legate al settore del gioco pubblico.

Professore lei da tempo si batte per una informazione corretta sulla questione Covid e proprio grazie ad i suoi interventi ha permesso a moltissimi italiani di affrontare l’emergenza nel modo corretto. La prima domanda che voglio farle e proprio relativa al’informazione. Un certo tipo di vaccino ok per un fascia di età, poi la fascia si cambia, il mix di vaccini prima è sconsigliato poi promosso, ecc Accanto a tutto questo si aggiungono titoli ed articoli che enfatizzano più i rari casi di effetti nocivi della vaccinazione che quelli positivi. Non crede che tutto questo abbia contribuito a far nascere paure ed incertezze che hanno portato milioni di italiani a non vaccinarsi o quantomeno ad avere dei dubbi?

“Sicuramente l’informazione non ha funzionato e la responsabilità mi pare sia un po’ di tutti. In primis probabilmente gli enti regolatori, sicuramente Aifa ma anche il Cts, lo stesso Ministero. Hanno fatto un po’ di confusione almeno nella prima fase. Sul vaccino Astrazeneca, prima ai 50, poi ai 60, poi di nuovo ai 50, poi ai maschi, poi alle femmine, cambi di rotta che non hanno certamente aiutato. Ci si è messa poi anche l’informazione ed il web e alcuni giornali che per acchiappare qualche like o per vendere qualche copia hanno messo in prima pagina spesso gli eventi negativi del vaccino senza mai mettere quelli in qualche modo positivi. E quindi ecco scoppiare casi come i decessi in Sicilia, che poi si è scoperto essere anche non legati al vaccino ma che al quale è stata data un’enfasi forse esagerata.

E tutto questo fa sì che oggi in Italia ci sia una pattuglia di italiani, anche molto ampia, che non dico siano no vax, ma è “ni vax” o forse “free vax” che sono scettici sul vaccino. Anche perché ascoltano la disinformazione che purtroppo viene fatta a mio parere da molti politici, da alcuni giornalisti, da alcuni colleghi medici che io non definisco neanche tali e da alcuni ciarlatani che vanno raccontando le storie più disparate.

Il fatto che il vaccino sia sperimentale, che ti può cambiare il patrimonio del Dna, fino alle stupidaggini che se metti il cellulare dove fai il vaccino sulla spalla ti rimane attaccato. Queste cose fanno il paio con quelle che dicevano che il virus viaggiava sul 4G e sul 5G o che il Coronavirus si curava con gli estratti di erbe o con le vitamine. La cosa che mi dispiace è che questi che hanno detto le stupidaggini più grosse sul Coronavirus sono gli stessi che le dicono anche per i vaccini.

Quello che dico ai cittadini è, fate attenzione da dove arrivano le informazioni perché oggi fare una comunicazione sbagliata sui vaccini vuol dire perdere un’opportunità. Perché oggi chi non si vaccina perde un’opportunità. E’ libero di farlo perché ognuno è libero di decidere sul proprio destino però sappiano che oggi non vaccinarsi e pensare che i vaccini siano la quintessenza del male o che abbiano non si sa quali effetti collaterali vuol dire mettere la propria vita a repentaglio, perché è evidente che a settembre-ottobre ci sarà una ripresa dei contagi ed evidentemente poi ci sarà anche una ripresa della circolazione del virus. Speriamo che le persone più fragili siano coperte. Ci saranno certamente meno ospedalizzazioni e ricoveri però, seppur minori sono i rischi di contrarre delle forme gravi, qualche problema ci sarà lo stesso. Allora io dico sempre, se posso evitare di sperimentare se la cintura di sicurezza funziona, evitando di andare contro un muro, sinceramente lo faccio e quel muro lo evito. E oggi per evitare di prendere quel muro, bisogna vaccinarsi”.

Le aziende che offrono gioco pubblico in Italia sono state chiuse, tra i due lockdown, per circa 350 giorni in meno di un anno e mezzo. Sono state le prime attività ad essere chiuse e le ultime ad essere riaperte. Tutto questo nonostante non si sia registrato un focolaio di Covid in nessuna sala Italia, tutto questo nonostante i protocolli rigidissimi a cui sono sottoposte. Adesso, con la nuova variante, già si parla di possibili nuove chiusure. Le volevo chiedere proprio questo, secondo lei la chiusura delle aziende di questo settore, come probabilmente per altre attività assimilabili, è davvero necessaria per il contenimento del virus o si potrà lavorare anche con il virus in circolazione?

“Dobbiamo imparare a convivere con il virus. Credo che il messaggio che deve arrivare sia convivenza, che vuol dire non rimanere terrificati e allarmati da una ripresa dei contagi che c’è in questi giorni e che probabilmente ci sarà nelle prossime settimane, ma è evidente che quella dei giochi è una delle attività che dovrebbe essere in qualche modo legata al Green Pass. Hai il Green Pass, sei vaccinato, con la doppia dose ovviamente o hai fatto il Covid e hai gli anticorpi oppure hai un tampone negativo fresco, allora questa attività la puoi fare. Credo che il Green Pass sia oggi lo strumento attraverso il quale le attività di questo tipo non debbano più richiudere. Poi naturalmente ci saranno i protocolli per evitare che la gente si metta una sopra l’altra o che ce ne siano troppe all’interno di queste sale, ma credo che con il Green Pass si possa ragionevolmente lavorare per non chiudere più”.

Un tema molto caldo in queste ore è quello del Green Pass. Qual è la sua opinione sulla possibile introduzione del Green Pass per molte attività, comprese quelle di gioco pubblico? Può essere uno strumento per evitare, in caso di peggioramento dei dati, nuove chiusure delle attività?

“Credo che del Green Pass ci sia la necessità, non l’opportunità. Perché il nostro paese non si può più permettere chiusure, non si può più permettere di decidere che per tre mesi al ristorante non si va più, così come allo stadio e altre attività come quella del gioco. Questo non è più possibile perché ormai il principio che dobbiamo avere è quello della convivenza. E la convivenza con il virus è fatta ovviamente di vaccinazione, di prevenzione e di Green Pass. Il Green Pass, paradossalmente, tutela di più il non vaccinato rispetto al vaccinato perché quest’ultimo fa una serie di attività che potrebbero essere a rischio, ma il fatto di essere vaccinato in qualche modo lo mette in protezione. Anche se ci dovesse essere un contagio che viaggia da un vaccinato ad un altro, tutto sommato non sarebbe così grave perché nel vaccinato i sintomi gravi e quindi i ricoveri non ci saranno. Come dicevo il Green Pass finisce di tutelare maggiormente proprio chi non è vaccinato, non consentendogli evidentemente di andare in strutture dove si può contagiare. Credo quindi che il Green Pass sia veramente la risposta per tornare a fare tutto quello che facevamo prima e soprattutto è la risposta per non chiudere più e quindi non trovarsi ad ottobre con un terzo lockdown”.

Professore per concludere volevo farle la classica domanda da un milione di dollari. Usciremo mai da questo incubo o nuove varianti e nuove virus cambieranno per sempre il nostro modo di vivere?

“Io credo che ne siamo già usciti, nel senso che stiamo parlando oggi di un aumento significativo dei contagi ma se guardiamo l’Inghilterra che ha riaperto tutto il 19 luglio, nonostante ci fossero oltre 30mila contagi al giorno con un grande impatto della variante Delta, questo è successo perché la gente è vaccinata. Noi ne stiamo quindi già uscendo, l’importante è che la gente si convinca che il modo per convivere nel futuro in un mondo in cui il virus è presente, è quello di viverci da vaccinati. Se non ci rendiamo conto di questo, vuol dire che vogliamo continuare a vivere con i bollettini, le chiusure e con gli ospedali che esplodono. Io personalmente di bollettini, chiusure ed allarmismi ne voglio fare volentieri a meno ed il modo per farne a meno è quello di vaccinarsi”.

Quando si parla di informazione bisogna sempre fare attenzione da chi ci arriva. Se a parlare dell’emergenza sanitaria è un luminare ed grande professionista come il Professor Matteo Bassetti, informazione e verità sono certamente dei sinonimi.

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Spagna, nei 2021 volta il gioco online

Mercato in crescita nel primo trimestre di quest’anno

Il gioco online in Spagna è cresciuto del 10,2% nel primo trimestre del 2021 rispetto ai primi tre mesi di un anno fa, superando i 240 milioni di euro di ricavi. La fetta più consistente spetta alle scommesse (110,3 milioni, quasi il 46% del totale, anche se il dato è in leggera flessione rispetto al primo trimestre del 2020), seguite dai casinò online (99,5 milioni, il 41,4%) e dal poker (24,9 milioni, 10,4%, circa). Il bingo chiude a 3,6 milioni (1,5%) e i concorsi si attestano a 1,7 milioni (0,7%).

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Rapporto Luiss-Ipsos: ‘Il gioco in Italia tra legalità e illegalità’

Il gioco pubblico tutelato è in grado di assicurare un miglioramento netto del benessere sociale

Il 67,7% della popolazione italiana maggiorenne, circa 31,3 milioni di persone, nel 2020 ha effettuato almeno una giocata. Tuttavia, anche a causa della pandemia che ha imposto la chiusura della rete fisica, si stimano circa 4,4 milioni di giocatori illegali, che rappresentano un universo complesso, all’interno del quale ricadono individui con diverse attitudini e inclinazioni, ma con caratteristiche sociodemografiche più definite. Sono, infatti, prevalentemente uomini (71%) mediamente più giovani del totale dei giocatori e risiedono di più nel Sud e Isole. E’ quanto è emerso nel corso della presentazione del Primo Rapporto di ricerca – Luiss Business School e Ipsos ‘Il gioco in Italia tra legalità e illegalità’.

A differenza di quanto si possa erroneamente pensare, il giocatore illegale non è un soggetto ai margini della società – evidenzia il Report – bensì è una persona integrata nel tessuto sociale che ha un’occupazione (72%) ed un tenore sopra la media (14%). Il giudizio sul gioco illegale denota una certa indulgenza da parte di molti giocatori: solo 2 italiani su 3 ritengono che si possano avere problemi con la legge, percentuale che scende a 1 su 2 tra i giocatori illegali. Ma la tolleranza rispetto ai comportamenti illegali sembra essere in contrasto col percepito generale del gioco illegale, che è considerato un problema serio dall’86% degli italiani e persino dal 69% dei giocatori illegali.

Dal rapporto emerge che negli ultimi 12 mesi, dei 31,3 milioni di individui (di età compresa tra 18 e 80 anni ndr) che hanno effettuato una giocata, il 41,7% (19,3 milioni di giocatori) lo ha fatto esclusivamente off-line, dunque in un punto fisico, mentre il 3,2% esclusivamente online, circa 1,5 milioni di persone. Il 22,8% (10,5 milioni) ha invece alternato il canale fisico con quello via internet. I giocatori illegali (4,4 milioni, il 9,5% del totale dei giocatori italiani) che hanno praticato il gioco in modalità off-line sono circa il 64,5% (3,2 milioni) contro il 26% di chi gioca su siti illegali (1,7 milioni).

Tra le curiosità si evidenzia come, a differenza del giocatore ‘tipo’, quello illegale è più colto, legge più libri, visita più mostre e musei, fa parte di associazioni culturali, compie donazioni. Inoltre, sfatando un luogo comune, il Report rende noto che il giocatore illegale non gioca per vincere denaro (come invece fa il giocare tipo), ma per svago ed intrattenimento. Ma quale è la percezione del gioco illegale nel nostro Paese? La percezione è diffusa, ma si ritiene sia bassa la probabilità di essere scoperti. Inoltre, chi pratica il gioco illegale riconosce maggiormente l’impatto negativo sulle entrate erariali, che potrebbero in parte essere devolute a scopi sociali e benefici, ma ne sottostima le conseguenze criminali. Il Logo di ADM, presente sui siti legali su cui poter giocare in sicurezza, è una bussola per i giocatori via internet legali, ma non per chi punta online in modo illegale, per i quali, secondo lo studio, è minore la conoscenza del logo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Il Report ricorda come negli ultimi anni vi è stata una crescita progressiva di un sentiment anti-gambling/gaming, frutto di una percezione negativa di parte dell’opinione pubblica. Tale posizione, rafforzata talvolta da vicende di cronaca giudiziaria, ha determinato una graduale presa di distanza da parte della politica, nonostante l’oggettiva rilevanza del comparto in termini di gettito fiscale e di contributo al PIL nazionale. Questa presa di distanza non tiene conto dei numerosi benefici del gambling/gaming – quali, ad esempio, la crescita dei profitti delle imprese, l’aumento degli investimenti del settore, l’incremento del benessere dei consumatori – e non considera le esternalità positive del settore, in termini di contributo al reddito nazionale, all’occupazione ed alle entrate fiscali, così come in termini di vantaggio della regolamentazione e del controllo delle attività del settore.

Da un punto di vista economico, evidenzia il Report, si devono distinguere gli effetti diretti dei giochi in denaro da quelli indiretti. Gli effetti diretti riguardano il valore aggiunto, i livelli occupazionali, gli investimenti, la spesa dei consumatori, il gettito derivante dalle accise e dalle imposte del settore, nonché i benefici per i consumatori. Gli effetti indiretti, invece, si riferiscono all’indotto e quindi al reddito, ai posti di lavoro ed al gettito fiscale inerenti alla filiera delle attività produttive associate al settore del gioco. Il gioco può produrre spillover, influenzando così direttamente o indirettamente i prezzi di mercato, la domanda e l’offerta di beni e servizi. Quando i prezzi non vengono direttamente influenzati dalle scelte degli agenti, si generano le “esternalità”, che determinano inefficienze di carattere allocativo; queste possono essere corrette grazie alla regolamentazione.

Gli effetti sociali del gioco d’azzardo riguardano le condizioni di lavoro, la salute e il benessere. Esiste un gioco in denaro positivo e uno problematico. Il gioco in denaro positivo è tenuto facilmente sotto controllo dalle autorità; in questo caso il giocatore non ha un legame di dipendenza dal gioco. Nel gioco in denaro problematico, il giocatore è dipendente dal gioco. La proporzione di giocatori che mostrano segni di comportamento problematico è molto bassa. Inoltre, come mostrato da una abbondante letteratura medica, il gioco problematico nella forma patologica si associa molto frequentemente alla dipendenza da altre sostanze o/e ad altre patologie.

Nel 2020, evidenzia il Report, la spesa complessiva nel nostro Paese ha mostrato una flessione del 34% circa rispetto al 2019, passando da 19,4 a 12,8 miliardi di euro. A questo calo si è accompagnato nello stesso anno un decremento, ancora più vistoso, del gettito erariale, da 11,4 miliardi a 6,7 miliardi di euro. Nel 2020 il gettito erariale da gioco ha inoltre registrato la più bassa contribuzione (3,4 miliardi) alle entrate tributarie dal 2006, sia in termini assoluti sia relativamente alle altre tipologie di entrate. La pandemia ha influito sulla composizione e sull’importanza relativa del canale fisico e di quello online. La componente telematica del gioco ha storicamente rappresentato una piccola percentuale della spesa totale (il 9.53% nel 2019), ma nel 2020 ha raggiunto il 20.64% della spesa totale.

Nelle conclusioni del dettagliatissimo report sul gioco in Italia, la Luiss Business School sottolinea che “il gioco pubblico tutelato, rispettoso della legalità, attraverso il quale il giocatore possa divertirsi mantenendo con esso un rapporto equilibrato, è in grado di assicurare un miglioramento netto del benessere sociale. Per questo motivo non dovrebbe essere penalizzato, perché risponde ad una legittima domanda di divertimento da parte di una quota rilevante della popolazione. Rimane tuttavia centrale l’esigenza di una solida regolamentazione del settore dei giochi, in grado di combattere il gioco illegale e ridurne i relativi costi economici e sociali, senza penalizzare le attività lecite. A tal fine, l’espansione delle opportunità legali di gioco può condurre ad una diminuzione sostanziale del gioco illegale. Il contrasto alle attività di gioco illegali deve quindi basarsi su una strategia multivariate, in grado di abbinare strumenti repressivi, telematici, informativi e culturali, anche per favorire la riduzione del gioco illegale inconsapevole”.